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Recovery plan, la parola Siracusa non esiste

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Ho ricevuto qualche giorno fa da fonte confidenziale l’ultima bozza del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Il fatidico Recovery plan di cui si discute animatamente da anni. La copia riservata. Ma non ho avuto il tempo di spulciarla, così ho fatto il bravo, aspettando che il Consiglio dei Ministri l’approvasse, martedì sera. Il documento adesso è pubblico, se lo cercate sul web lo potete scaricare in Pdf. E visto che è un Pdf, ho ricercato al suo interno la parola Siracusa con lo strumento della lente d’ingrandimento. Ebbene, in tutto il documento di ben 172 pagine, nessun accenno a Siracusa. Non c’è una sola sezione, una pagina, un rigo in cui potete leggere una accanto all’altro le otto lettere che compongono la parola S I R A C U S A. Parlo ovviamente dei capitoli dedicati agli investimenti dedicati allo sviluppo delle infrastrutture: strade, porti, ferrovie, men che meno aeroporti, ovviamente.

copertina piano resilienza siracusapress

Le strade ferrate si fermano a Catania

Parlando di ferrovie, è come se la stazione di Siracusa si trovasse a Malta.

“Sono previsti investimenti di velocizzazione e incremento delle capacità di 6 ulteriori tratte – si legge nella sezione alta velocità -: Roma-Pescara, Orte-Falconara, Palermo-Catania-Messina, Liguria-Alpi, Taranto-Metaponto-Potenza-Battipaglia e Verona-Brennero (opere di adduzione)”. E sottrazione, se parliamo di Siracusa.

Nessun accenno alla città di Archimede neppure sui progetti di miglioramento meno faraonici: “Si prevedono specifici investimenti di upgrading, elettrificazione e resilienza al sud (tra le linee specificatamente interessate si possono citare Ionica Sibari-Catanzaro Lido-Reggio Calabria, Venafro – Campobasso – Termoli, Nodo di Catania, Raddoppio Decimomannu – Villamassargia, Collegamento ferroviario aeroporto di Olbia, e altre). E non vi tragga in inganno la parola “altre”…perchè non riguarda ovviamente Siracusa.

treni siracusapress
sviluppo ferrovia recovery siracusapress

c'è persino Augusta, ma Siracusa niente

Nel lungo paragrafo in cui si prende in esame nel suo insieme il sistema ferroviario italiano per descrivere complessivamente gli interventi di sviluppo infrastrutturale “relativo alla costruzione di nuove linee ferroviarie o a potenziamenti importanti dell’esistente”, suddiviso per quadranti geografici, ecco il risultato che potete anche vedere rappresentato nell’illustrazione accanto (o sopra, se siete con lo smartphone).

“Ad un diverso livello di maturità ci sono gli ingenti investimenti relativi all’itinerario Napoli-Bari (circa 6 miliardi) e a quello Messina-Catania-Palermo (circa 8 miliardi). Inoltre, con le nuove risorse del Fondo Sviluppo e Coesione 2021-2027 si interverrà in maniera puntuale su linee per lo sviluppo del trasporto (rete in concessione alle Regioni, jonica, rete sarda e siciliana, nodi di Catania e Palermo, rete molisana, dorsale adriatica), i collegamenti con gli aeroporti (Trapani Birgi e Olbia), i collegamenti con porti e terminali
(Augusta e Bari Lamasinata)”.

C’è persino Augusta, ma Siracusa niente. Probabilmente è un problema che dovrà risolversi la Tunisia.

E il trasporto marittimo? Dai su, Siracusa è città turistica, metà dei viaggiatori di tutto il mondo e di crocieristi avventurosi...Sti Cazzi!

Leggete di seguito questa sfilza di bei propositi sul trasporto via mare: “Gli interventi su porti e intermodalità per le linee di comunicazione nazionali riguardano lo sviluppo dei porti del Sud anche a fini turistici. Occorre valorizzare i Porti del Sud anche attraverso efficaci collegamenti con le linee ferroviarie veloci e stimolando le filiere logistiche territoriali con particolare riferimento alla intermodalità delle merci in una dimensione green che consenta la riduzione delle emissioni climalteranti”.
Cavolo, Siracusa non può mancare! E invece.. Ecco come si sviluppa il piano di investimenti.

Linee di intervento in coerenza con la pianificazione strategica Italia Veloce:

  • Ultimo miglio ferroviario e stradale (Porti di Venezia, Ancona, Civitavecchia, Napoli, Salerno);
  • Resilienza Infrastrutture a cambiamenti climatici (Porti di Palermo, Salerno, Manfredonia, Catania e Venezia);
  • Accessibilità Marittima (Porti di Vado Ligure, Civitavecchia,Taranto, Marina di Carrara, Napoli, Salerno e Brindisi);
  • Aumento Capacità Portuale (Porti di Ravenna, Cagliari, La Spezia, Napoli, Trapani e Venezia);
  • Efficientamento energetico e ambientale: porti dello Stretto di Messina.
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