Inizia oggi il cammino quaresimale. Nel suo messaggio alla Diocesi, Mons. Francesco Lomanto riprende le parole di Papa Leone XIV invitando i fedeli a vivere con “sobrietà, giustizia e pietà”
Un invito potente a ripulire non solo lo spirito, ma anche le parole che usiamo ogni giorno. In occasione del Mercoledì delle Ceneri, che segna l’inizio del tempo santo della Quaresima, l’Arcivescovo di Siracusa, Mons. Francesco Lomanto, ha diffuso il suo messaggio pastorale rivolto a tutta la comunità ecclesiale.
Al centro della riflessione per la Quaresima 2026 c’è un richiamo forte a tre pilastri della vita cristiana: vivere «con sobrietà, con giustizia e con pietà», nell’attesa della Pasqua.
Mons. Lomanto, facendo proprio il primo messaggio per la Quaresima di Papa Leone XIV, pone l’accento su una forma di digiuno estremamente attuale: quella dalle parole. L’Arcivescovo invita i fedeli a una «forma di astensione molto concreta e spesso poco apprezzata, cioè quella dalle parole che percuotono e feriscono il nostro prossimo».
È un appello a «disarmare il linguaggio», rinunciando alle parole taglienti, al giudizio immediato e alle calunnie. Un esercizio di gentilezza che deve permeare ogni ambito della vita quotidiana:
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In famiglia e tra gli amici;
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Nei luoghi di lavoro;
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Nei social media e nei mezzi di comunicazione;
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Nei dibattiti politici.
Solo così, sottolinea il messaggio, «tante parole di odio lasceranno il posto a parole di speranza e di pace».
Il percorso di conversione tracciato dall’Arcivescovo si snoda attraverso tre avverbi latini – sobrie, iuste et pie – che scandiscono le pratiche del digiuno, della preghiera e della carità.
1. Vivere con Sobrietà (Il Digiuno)
La pratica del digiuno non è solo fisica, ma spirituale. Serve a liberarci «dal nostro egoismo, dagli istinti di sensualità e dalla brama di potenza», che sono ostacoli alla santità e alla convivenza civile. La mortificazione dei sensi permette di recuperare l’armonia dell’amore.
2. Vivere con Giustizia (La Preghiera)
La preghiera è definita come l’atto di giustizia più grande, che ci apre alla santità. Attraverso la lode, riconosciamo la grandezza di Dio e ci liberiamo dall’orgoglio. «Rinunciando a ciò che è effimero – spiega Mons. Lomanto – possiamo aprirci completamente a Dio».
3. Vivere con Pietà (La Carità)
Non c’è Quaresima senza attenzione agli altri. L’Arcivescovo esorta ad allenare lo spirito a compiere gesti concreti di carità, specialmente nei riguardi degli ultimi, dei poveri e dei bisognosi. La conversione deve toccare lo stile delle relazioni e la capacità di ascoltare il «grido dei poveri e della terra».
Mons. Lomanto affida infine la comunità diocesana al Cuore Immacolato di Maria, ricordando come le Lacrime della Madonna abbiano mostrato la compassione di Dio. «La Madonna delle Lacrime ci sostenga nel cammino […] affinché possiamo offrire semi di pace, di speranza e di giustizia per l’avvenire della nostra umanità»







