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Talete-Siracusapress

Dialogo costruttivo sul futuro di Ortigia, lo dobbiamo a Talete

Le idee su come rilanciare il centro storico non mancano, partendo proprio da ciò che decideremo di fare dell’ecomostro

di Emiliano Colomasi

Prosegue senza sosta la polemica sulla riqualificazione del parcheggio Talete di Siracusa, l’ecomostro di cemento armato costruito su uno dei punti più suggestivi dell’isola di Ortigia e al centro di un contenzioso con la Regione Siciliana.

Dopo mesi di discussioni l’opinione pubblica si è spaccata a metà: da un lato quelli che chiedono a gran voce l’abbattimento dell’ecomostro a qualsiasi costo (è nato perfino un comitato); dall’altro i favorevoli alla “riqualificazione” prospettata dal Comune. Nel mezzo qualche indeciso e tutto il peso di una struttura poco funzionale, emblema del disservizio, archetipo del pressappochismo e una terrazza sul mare tra le più sporche del mondo, un tappeto di escrementi animali e umani, bottiglie rotte, e rimasugli di batterie di fuochi d’artificio esplosi per festeggiare un diciottesimo, una scarcerazione inaspettata, una partita di droga piazzata in città.

Ma questa vicenda non è solo una disputa tra sensibilità diverse e pareri opposti, no, qui c’è in gioco il futuro di Ortigia, il suo rapporto con il mare, ciò che Siracusa è stata e quello che può diventare in termini di riappropriazione degli spazi. In quest’ottica – nonostante si parlasse di un intervento che avrebbe trasformato il Talete in un monumento del XXI secolo – il restyling promosso dall’amministrazione comunale e progettato da Stagnitta, appare davvero poca cosa, un palliativo, un filo trucco, un po’ di polvere negli occhi. Un intervento che per quanto possa essere considerato gradevole, difficilmente risolverà qualcosa e con molta probabilità verrà abbandonato, dilaniato dal vento e vilipeso dai vandali come ogni altro elemento che nel corso degli anni è stato posto su quella maledetta terrazza.

Quando si parla di parcheggio Talete, si tende a concentrare l’attenzione solo sulla sua oggettiva bruttezza e mai sulla scarsa funzionalità dell’opera. Un parcheggio, per quanto orrendo, dovrebbe svolgere al meglio la sua funzione principale, ovvero quella di permettere agli utenti di parcheggiare l’auto in tutta comodità. Bene, questo al Talete non accade. Tra allagamenti, casse automatiche in tilt e sbarre che non si alzano e intrappolano famiglie teutoniche e francesi al suo interno

Vi siete resi conto che a causa della distanza tra pilastri calcolata male, sono segnati tre posti macchina e ce ne entrano invece solo due perché non si é tenuto conto del raggio di curvatura delle automobili? Il problema vero é che manca la funzionalità e ci sono troppi errori di progettazione. Una copertura nata per due piani di parcheggio che in realtà é solo uno e ostacola il parcheggio stesso.

Ma quindi, se all’unanimità si è stabilito che si tratta di una delle opere pubbliche più brutte del mondo, se non svolge bene nemmeno la sua funzione di parcheggio, ma perché dovremmo tenerci una tale infrastruttura? Non sarebbe il caso di affrontare il problema in maniera sostanziale, scegliendo soluzioni coraggiose, magari attraverso un concorso internazionale che ripensi quel tratto di costa, la fruizione del centro storico e lo sviluppo della città?

Perché, a parlare in continuazione di Land Art, Street Art e acciaio Corten, alla fine non è che si va da nessuna parte.  Certo, piazzata sul collo c’è la Spada di Damocle del risarcimento chiesto dalla Regione e non si tratta di un aspetto che può essere sottovalutato. Un lungo e contorto contenzioso legale con la Regione siciliana che ha chiesto indietro quel finanziamento di venti miliardi concesso trent’anni fa. Il ragionamento è semplice: quei soldi sarebbero dovuti servire per costruire una via di fuga e un parcheggio scambiatore. Il parcheggio è stato realizzato, la via di fuga no, quindi, siccome manca un pezzo importante del progetto, la Regione – come darle torto – ha chiesto la restituzione del finanziamento. Non serve essere una cima nel far di conto per capire che se il Comune di Siracusa dovesse restituire dieci milioni di euro o soltanto una parte di questi, andrebbe immediatamente in default e buonanotte ai suonatori.

Lo sa bene l’Amministrazione, che non può certamente rischiare che la città venga trascinata nel baratro del dissesto finanziario anche se da più parti si parla di una disponibilità da parte di Palermo a chiudere il contenzioso attraverso un accordo di qualche tipo, inoltre si potrebbe, come suggerisce l’architetto Vera Greco: “cogliere al volo, rallegrandosene, la straordinaria occasione dei fondi del Recovery Fund, delle strategie green e della transizione ecologica, che rappresentano un momento irripetibile che non si verificherà più così facilmente”.

Insomma, le idee non mancano e il momento sembra quello propizio per aprire un dialogo costruttivo con la cittadinanza. In molti auspicano un intervento del Sindaco che fughi i dubbi, smantelli le barricate e coinvolga di più la città. E poi, lo dobbiamo a Talete stesso, il primo filosofo della storia occidentale, quello che l’archè era l’acqua, non certo il cemento armato. “Non abbellire la tua immagine; sia bello invece il tuo agire” diceva passeggiando per la sua Mileto, inconsapevole dell’ecomostro che gli avrebbero intitolato qualche migliaio di anni dopo a Siracusa.

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