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Quando l’ordinario diventa straordinario

di Emiliano Colomasi

Quando l’ordinario diventa straordinario, quando la riparazione di una buca diventa la notizia più importante della giornata, qualche domanda, forse, dovremmo cominciare a porcela. Ci pensavo oggi mentre, scendendo da viale Teracati, vedevo gli automobilisti continuare a spostarsi verso destra e schivare una recinzione che non c’era più. Era la forza dell’abitudine o forse la paura di precipitare nel vuoto. Alla fine non ha molta importanza, perché quello che conta è che dopo 5 mesi, la buca, il crepaccio, lo smottamento che si era venuto a creare all’indomani di quel fatidico temporale tipo Hill Valley di Ritorno al Futuro, in quell’intersezione nevralgica tra viale Teracati, via Romagnoli e via Costanza Bruno a Siracusa, finalmente non c’è più, è stata riparata una volta per tutte.

Certo, cinque mesi sono tanti, anzi sono troppi. In 5 mesi in altre città scavano e costruiscono una fermata della metropolitana, in 12 alcune tirano su un ponte, qui invece dobbiamo accontentarci di una buca che comunque, vista la situazione della rete viaria, non ci sputerei sopra.

Anche perché, in tutto questo tempo, si era sempre detto che la riparazione di quella buca non sarebbe stata un’operazione semplice, che lì sotto passavano condotte di tutti i tipi, che si sarebbero dovuti utilizzare macchinari particolari, gli infrarossi e tutta una tecnologia all’avanguardia e un know how che qui da noi scarseggiava e invece, in una mattinata, puf, fatto, un gioco da ragazzi.

Dal Comune hanno tenuto a precisare che il ritardo accumulato è stato dovuto ad una serie di sfortunati eventi, una cosa che avviene ogni duecento anni tipo Cometa di Halley, ovvero “il passaggio del servizio manutenzione stradale dall’ufficio tecnico al settore mobilità e trasporti a cui si è aggiunto pure l’affidamento del nuovo appalto e come se non bastasse, il passaggio di una condotta idrica, avrebbe richiesto un sopralluogo di Siam e addirittura l’interessamento di più uffici”. Insomma, una serie di sfighe che mancava solo il terremoto, l’inondazione e le cavallette.  Ma poi, ma quanti uffici possono essere stati coinvolti per la riparazione di questa buca? 3, 21, 64? Ce lo dicano, che magari qualcuno superstizioso se li gioca pure questi numeri e vince una somma sfacciata.

Comunque, a me questa cosa degli uffici mi ha fatto tornare con la memoria ai tempi di scuola, a quando la professoressa mi consegnava dei fogli e mi diceva: “scendi in segreteria e fatti fare delle fotocopie” ed io non aspettavo altro, perché uscire dalla classe e andare in giro per la scuola durante le lezioni è una delle attività più belle e formative che possano capitare ad uno studente e poi perché già sapevo che una volta arrivato in segreteria qualcuno mi avrebbe risposto: “Purtroppo oggi niente fotocopie, manca il tecnico”, ed a nulla valevano le spiegazioni o i tentativi di convincimento: “si mette il foglio, si chiude e si schiaccia quel bottone verde.” Niente, nisba, senza tecnico niente fotocopie. Ecco, mi sono immaginato una cosa del genere. Ma come nello Yin e nello Yang, bene e male si fondono e diventano un tutt’uno.

La buona notizia è che quello che stiamo vivendo oggi lo leggeranno i nostri nipoti nei libri di storia, ed io voglio crederci con tutto me stesso, perché adesso, finalmente, pare che ci sia un nuovo metodo in città: stop agli interventi effimeri, stop ai “ripizzi” e allo spreco di denaro, sì agli interventi più efficaci ed ai costi controllati.

La cattiva notizia è che i pensionati di Neapolis si sono indignati. Si erano organizzati per assistere alla manutenzione, avevano messo su un giro di scommesse clandestine sulla durata dei lavori e invece il cantiere è durato il tempo di un caffè.  La vegetazione spontanea che era cresciuta come in “Io sono leggenda”, sull’asfalto recintato è stata estirpata e con lei quel cartello commovente che diceva: “Vergogna, da novembre 2020” che l’Amministrazione dovrebbe fare scalpellare su una targa di marmo da affiggere accanto alla tomba di Archimede, come monito per il futuro, affinché nessuno dimentichi.

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