Sebastiano Lo Monaco, ambasciatore della cultura classica e pirandelliana

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Alle interpretazioni classiche e pirandelliane soprattutto deve la sua grande fama. La cultura classica di Siracusa – dove è nato – e la vicina Agrigento di Pirandello hanno segnato la carriera di quello che viene considerato – non a torto – uno dei più grandi interpreti dei testi greci e dello scrittore di Girgenti.

Applauditissimo a teatro, Sebastiano Lo Monaco, originario di Floridia per la precisione, nella sua carriera lunga 43 anni conta incursioni – di successo anche quelle – nel grande e nel piccolo schermo. E’ stato diretto da Pupi Avati in “Festa di laurea” e da Roberto Faenza nei “Viceré”, solo per citarne alcuni. In televisione ha fatto parte del cast della “Piovra” e dell’Onore e il rispetto. E, ancora, “La giostra degli scambi”, dove recita anche l’attore floridiano, è stato l’episodio più seguito di Montalbano. “Certo non che sia merito mio – tiene a precisare Sebastiano Lo Monaco – ma quell’episodio fu girato tra Scicli, Ragusa ed Agrigento. Che quindi, ancora una volta, torna nella mia carriera”.

Proprio come le pietre sacre e antiche del Teatro greco di Siracusa. Che l’hanno più volte visto dapprima piccolo, piccolissimo spettatore e poi intenso protagonista delle stagioni di spettacoli classici. “Edipo re di Sofocle – ricorda Sebastiano Lo Monaco – Eracle di Euripide, Filottete di Sofocle. E, ancora, ho interpretato Agamennone nell’Ifigenia in Aulide di Euripide e Teseo nell’Edipo a Colono di Sofocle”. Quanta strada da quei primi, timidi passi sui palcoscenici delle parrocchie di Floridia. E lui, Sebastiano Lo Monaco, non ha dubbi: “L’ispirazione e la spinta del teatro nasce dalla formazione culturale ricevuta da Siracusa. Dagli studi al liceo classico Gargallo. “Dove tradurre dal greco e dal latino – racconta l’attore – poteva sembrare faticoso. Fin quando non vedevi quello studio diventare vita vera in primavera al Teatro greco. E quella materia, quella lingua apparentemente arida e noiosa trasformarsi in umanità vera e dolorante su quelle pietre. Ciò che sono è insomma imbevuto della mia terra. Delle illuminazioni che la mia Isola mi ha donato”.

Poi Roma. L’Accademia d’arte drammatica Silvio D’Amico. E Agrigento che torna ancora. “Per alcuni anni – Sebastiano Lo Monaco va indietro nel tempo – ebbi infatti tra i docenti Andrea Camilleri con il quale rimase un’amicizia quasi paterna. Affettuosa. Generosa”. Tanto che dopo la morte di Guicciardini il maestro accettò l’incarico di direttore artistico della compagna Sicilia Teatro di cui Sebastiano Lo Monaco è attore di riferimento. Un ruolo che Camilleri ha mantenuto fino al giorno della sua scomparsa. “Quindi lo studio – ancora Sebastiano Lo Monaco – e la frequentazione dei grandi maestri, Mauro Bolognini, Mario Missiroli, Roberto Guicciardini, Giorgio Strehler, Pupi Avati, Yannis Kokkos, Giuseppe Patroni Griffi, Susan Sontag, Carlos Saura, Federico Tiezzi, Otomar Krejča. Il lavoro con grandi artisti come Salvo Randone, Alida Valli, Paola Borboni, Adriana Asti, Annamaria Guarneri, Michele Placido, Elisabetta Pozzi, Ugo Tognazzi, Mariangela Melato”. La stima dell’ex presidente del Senato e magistrato Piero Grasso, che ha dato in esclusiva a Sebastiano Lo Monaco la possibilità di interpretare in teatro i suoi testi e la sua storia umana e professionale. Una straordinaria opportunità tradotta in due grandi spettacoli, “Per non morire di mafia e “Dopo il silenzio”.

Ma è rimasto saldo quel legame con la Sicilia “dove amo ritornare – precisa Sebastiano Lo Monaco – per ragioni sia affettive sia professionali”. La scorsa estate è infatti stato protagonista indiscusso alla Valle dei Templi di Agrigento. Dove è riuscito a far riversare un pubblico numerosissimo – sia all’alba sia al tramonto – per i suoi due spettacolo, “Iliade” e “Io e Pirandello” scritto dallo stesso Lo Monaco e con la regia di Salvo Bitonti.

Quasi a sintesi di questo duplice amore, per Siracusa e per Agrigento, per i testi classici e quelli di Pirandello, Sebastiano Lo Monaco ha ricevuto un importante premio, che raffigura il Tempio dei Dioscuri d’oro, come ambasciatore in Italia e nel mondo della cultura classica e del teatro pirandelliano. Con una cerimonia di consegna si è tenuta proprio durante il periodo della sua direzione artistica del teatro Pirandello di Agrigento.

E adesso? “Sono rientrato poche settimane fa da Napoli – rivela Sebastiano Lo Monaco – dove ho fatto tappa per le riprese del film diretto da Michele Placido, “L’ombra di Caravaggio”, in cui ho interpretato un cameo. Per il resto… beh, una volta avremmo detto “faremo”. Adesso ci tocca dire “dovremmo fare” l’Amleto di Shakespeare, con la regia di Alessio Pizzech, nelle più importanti città italiane. Verona, Padova, Firenze, Genova, Milano, solo per fare qualche esempio. L’emergenza Covid ha bloccato tutto. Ma mi piacerebbe ricordare che i teatri, come i cinema, cuori pulsanti dell’umanità, sono i luoghi forse più sicuri in questo momento. Che il teatro è una storia che dura da circa 3 mila anni. Che non si è mai fermato. Nemmeno durante le guerre. E che – conclude Sebastiano Lo Monaco – come diceva Garcia Lorca, una città senza teatro è una città senz’anima”.

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