In Sicilia, ogni anno, muoiono circa 870 uomini e 730 donne per il tumore del colon-retto

condividi news

Un dato che fa paura, specialmente se associato alla bassissima partecipazione della popolazione agli screening che è ben al di sotto del 20%.

Nei Paesi occidentali il cancro del colon-retto rappresenta il secondo tumore maligno per incidenza nella donna e il terzo nell’uomo. In Italia si stima che questo tumore colpisca circa 23.000 donne e 30.000 uomini ogni anno, rappresentando la seconda causa di morte oncologica sia per gli uomini che nelle donne. Negli ultimi anni si è assistito a un aumento delle diagnosi di tumori del colon retto, ma anche a una diminuzione della mortalità, attribuibile principalmente ai programmi di screening, alla diagnosi precoce e al miglioramento delle terapie.

Autorevoli esperti della sanità, proprio per trovare una soluzione, si sono riuniti ieri, 27 gennaio 2023, all’Ordine dei medici di Palermo per confrontarsi nel corso del convegno “Update Screening Carcinoma colorettale in Sicilia – Dalle ombre all’esigenza di un Network regionale integrato“.

“Gli screening sono lo specchio fedele di come va la sanità del Paese e, di conseguenza, della Regione. I cittadini, quindi, nel vedere le criticità non si sottopongono alle campagne di prevenzione“. A dichiararlo è Luigi Galvano, segretario regionale della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale Sicilia il quale evidenzia che “anche il Dm 77 parla di screening in modo molto superficiale e quindi il Governo e lo Stato dovrebbero porre più attenzione. Per coinvolgere maggiormente i cittadini bisogna sensibilizzare con gli strumenti che usano nella loro quotidianità. In ambito sanitario, invece, fare un grande salto con una effettiva transizione digitale”.

Se i cittadini partecipassero alle campagne di screening “l’impatto sarebbe una deflessione della curva di mortalità che stenta a scendere perché i programmi, anche se promossi, non entrano nella mente delle persone come azione pubblica di sanità“, aggiunge Mario Valenza dell’Uo Centro gestionale screening Asp Palermo.

Per sopperire alle criticità, durante il convegno, è emerso che il medico di medicina generale e l’endoscopista con le nuove tecnologie sono fondamentali.

“Il medico di medicina generale, nella sua posizione, di rapporto di fiducia che ha con i suoi assistiti, deve guidare in prima linea i pazienti alle campagne di prevenzione rassicurandoli e seguire attentamente le fasi dello screening, della diagnosi precoce e della terapia”, sottolinea Francesco Magliozzo, presidente provinciale della Società italiana di Medicina generale.

Roberto Di Mitri, primario di Gastroenterologia con Endoscopia Digestiva dell’Arnas Civico di Palermo, ha ribadito l’importanza dell’“aumentare l’offerta endoscopica in Sicilia poiché condurrebbe ad effetti positivi per la popolazione e ridurrebbe i costi a carico dei pazienti e del Sistema sanitario. Purtroppo, però, non tutti hanno macchinari di ultima generazione che consentono un notevole potenziamento dell’immagine, migliorando lo studio sia della superficie della mucosa e delle sue lesioni che di profondità, valutando la trama vascolare sottomucosa e le sue eventuali anomalie che possono evolvere in tumore”.

“Il coinvolgimento degli endoscopisti nella rete di screening è essenziale, ed è determinante. Il vero problema è coinvolgere le persone a sottoporsi ad un esame sgradevole, ma che deve trovare la sua più ferma convinzione proprio che hanno queste strumentazioni diagnostiche nell’evitare morti praticamente certe”, ha concluso Salvatore Requirez, dirigente generale del Dasoe della Regione Siciliana.

Altri Articoli

invia segnalazioni