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Istituto Rizza, la speranza del mantenimento riparte da un tavolo di confronto

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L’aula magna dell’Istituto Rizza di Siracusa non era certamente di tipo “bunker” ma il clima del confronto di oggi, in certi momenti, ha ricordato – con le dovute differenze e ovvi ridimensionamenti – quello di un “maxi-processo”, sul banco degli imputati il Libero Consorzio di Siracusa

Il dirigente Pasquale Aloscari aveva invitato per questa mattina praticamente chiunque, da S.E. il Prefetto in giù, obiettivo provare a fermare non il dimensionamento della sua scuola, deciso in maniera irreversibile dalla Regione, bensì il trasferimento nella sede dell’Insolera, abbandonando lo storico Palazzo degli Studi (che diventerebbe così tutto quanto Liceo Corbino). Ad accettare, oltre ai vertici del Libero Consorzio, i deputati regionali Tiziano Spada e Carlo Gilistro, il Sindaco Francesco Italia, i consiglieri provinciali Cosimo Burti e Salvo Cannata, il Presidente del Consiglio Comunale di Siracusa Alessandro Di Mauro insieme a numerosi consiglieri. Presenti inoltre numerosi esponenti della scuola e della società civile.

Ringraziamenti e contestazioni

Il Presidente Giansiracusa ha ringraziato per questo nuovo appuntamento di confronto, “l’ottavo” – puntualizza – spiegando la ratio della decisione assunta. “La scelta ha anche motivazioni economiche – ha detto – ma non soltanto economiche.” Per Giansiracusa l’obiettivo è infatti procedere ad una razionalizzazione generale delle spese scolastiche dell’ente, con la visione generale di tutti gli istituti della provincia e non soltanto il Rizza. In ballo diverse variabili, come i numeri effettivi degli iscritti e gli episodi dei cosiddetti “Condomini“, ovvero più scuole presenti in uno stesso istituto. “Un compito non facile, per il quale abbiamo lavorato, insieme agli uffici e al delegato per l’edilizia scolastica Salvo Cannata, oltre cinque mesi.”

Alcuni momenti di contestazione hanno contribuito a rendere “frizzante” l’aria, il primo su un’uscita poco felice proprio del Presidente, che si è però prontamente scusato, a proposito del legame forte tra la scuola e il quartiere della Borgata, e poi dopo l’intervento del Sindaco di Siracusa, arrivato “per ascoltare piuttosto che parlare”, rifiutando gentilmente il posto al tavolo dei relatori per sedersi in platea. Al Sindaco, il cui intervento ha elogiato la Politica che, per una volta, decide di scegliere e non tirarsi indietro, senza condizionamenti e per il bene comune, è stato al contrario contestato un approccio di tipo prettamente politico alla vicenda, ignorando il significato profondo che l’istituzione Rizza ha rappresentato per la città.

Le alternative al trasferimento e la proposta finale di un tavolo di confronto

Anche gli interventi di studenti e docenti hanno avuto l’obiettivo di provare a far capire l’importanza della scuola al di là dei freddi numeri, un approccio che, insieme alle osservazioni del Consigliere Burti, autore di un accesso agli atti e di un’interrogazione e fautore proprio di un confronto simile ma prima dell’adozione dell’atto finale, ma in generale anche di tutti gli altri presenti, potrebbero aver convinto Michelangelo Giansiracusa a lasciare aperta una porta alle trattative, convocando entro poche settimane un tavolo di confronto per vedere se esistono i presupposti, complicati ma forse non impossibili, per salvare la “capra” della razionalizzazione scolastica e il “cavolo” dell’autonomia del Rizza.

Questo perché le proposte lanciate dall’Istituto Rizza, fino ad oggi, sono state giudicate inadatte dal Libero Consorzio, o perché finalizzate al mantenimento dello Status Quo, o perché, come nel caso del trasferimento ipotizzato dell’Insolera nel Palazzo degli Studi, tecnicamente irrealizzabili.

La proposta del tavolo di confronto è stata ben accettata dal Preside e potrebbe diventare sufficiente quanto meno a rinviare le previste manifestazioni di protesta studentesche, grazie anche ad un intervento dell’On. Spada che si è rivolto agli studenti proprio per proporre questa soluzione.

Il clima resta comunque di grande attesa ed incertezza, così come spesso accade quando a scontrarsi sono i sentimenti di appartenenza storica e le vuote casse di un ente rimasto abbandonato per oltre 12 anni.

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