L'INIZIATIVA

Antiracket, a Floridia l’assemblea regionale della FAI: “Denunciare fa la differenza”

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All’evento hanno partecipato le autorità civili e militari, oltre ad associazioni e imprenditori: presente anche la famiglia Borderi

Sensibilizzare il territorio per fornire ulteriore protezione e sostegno agli imprenditori nel mirino delle associazioni a delinquere. Stamane, a Floridia, le associazioni antiracket della Sicilia iscritte alla federazione FAI hanno fatto il punto con le autorità civili e militari della provincia di Siracusa.

In una provincia scossa da attentati intimidatori, bombe e minacce, nel corso dell’evento è stata ribadita l’importanza di denunciare, da parte dei titolari di aziende, che deve fare per forza di cose il paio con il controllo del territorio e le attività di intelligence delle forze dell’ordine. Nell’aula consiliare hanno preso posto i vertici della FAI e gli imprenditori che si sono ribellati al pizzo: in platea anche Andrea Borderi con la figlia Nazarena e il genero Gaetano, vittime di due attentati intimidatori nelle ultime settimane. L’assemblea fa seguito alla manifestazione di venerdì scorso a Siracusa che ha visto l’assenza della società civile nel corteo che da piazza Euripide ha raggiunto la Prefettura. E proprio dal coinvolgimento delle comunità dipenderanno i prossimi risultati.

 

“La FAI nazionale vuole investire tanto su Siracusa – ha sottolineato il coordinatore regionale Paolo Terranova -. Insieme a istituzioni e società civile vogliamo fare il passo decisivo che porti alle denunce per sconfiggere il fenomeno del racket. Su questo chiedo uno sforzo anche ai sindaci, e sono molto fiducioso: noi ci saremo sempre per gli imprenditori, perché siamo una grande famiglia e lavoriamo per uno scopo unico che è la lotta al racket e all’usura.

 

A occupare gli scranni in aula sono stati anche i sindaci del territorio – oltre a Marco Carianni c’erano anche il parlamentare regionale Tiziano Spada (sindaco di Solarino), il presidente dell’Anci regionale Paolo Amenta (primo cittadino di Canicattini Bagni), Francesco Italia (sindaco di Siracusa), il presidente del Libero Consorzio di Siracusa (nonché sindaco di Ferla) Michelangelo Giansiracusa e Giuseppe Stefio (sindaco di Carlentini) – e i rappresentanti delle forze dell’ordine. Roberto Pellicone, questore di Siracusa, ha sottolineato il rapporto con la società civile come punto di snodo fondamentale per avere la meglio sulle cellule delinquenziali. Dello stesso avviso è stata Maria Grazia Nicolò, commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura, e il prefetto siracusano Chiara Armenia.

IL PREFETTO: “ENTRIAMO NELLE SCUOLE”

Nel suo intervento, il capo della Prefettura aretusea ha fornito un’apertura importante sul coinvolgimento delle scuole del territorio. “Noi stiamo dalla parte della legalità – ha detto Armenia -. Quando si dice “si” o “ni” si fornisce la possibilità alle associazioni a delinquere di avere campo libero. I controlli sono una parte importante, ma la denuncia lo è di più e fa la differenza. Dobbiamo iniziare a essere una società empatica, gli uni con gli altri. Bisogna entrare nelle scuole, e mi metto da subito a disposizione: spieghiamo ai giovani e spieghiamo loro cosa vuol dire denunciare. I gruppi che gestiscono l’usura hanno paura dei forti. Se la società civile sarà forte loro arretreranno”.

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