Fabio Granata: “Dispersa un’infrastruttura finanziata con fondi europei. Oggi nessun monitoraggio integrato operativo”
Un’infrastruttura realizzata, finanziata e funzionante, oggi non più operativa. È la denuncia lanciata da Fabio Granata, presidente dell’associazione Articolo 9, che punta il dito contro la chiusura della Carta del Rischio del Patrimonio Culturale Siciliano.
Mentre a livello nazionale viene rafforzato il sistema di prevenzione attraverso l’Istituto Centrale per la gestione dei rischi del patrimonio culturale, la Sicilia — sostiene Granata — non dispone oggi di alcun sistema regionale operativo di monitoraggio integrato del rischio per il proprio patrimonio culturale.
La Carta del Rischio fu realizzata tra il 2001 e il 2008 dal Centro Regionale per la Progettazione e il Restauro, con un finanziamento di 4 milioni di euro di fondi europei e il coordinamento dell’architetto Guido Meli.
Secondo i dati forniti, il sistema aveva:
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censito oltre 10.000 beni culturali;
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redatto 2.500 schede di vulnerabilità;
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analizzato migliaia di edifici sotto il profilo sismico;
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creato un Sistema Informativo Territoriale georeferenziato;
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sviluppato algoritmi per il calcolo del rischio individuale e territoriale;
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reso disponibile una piattaforma WebGIS consultabile in tempo reale.
Uno strumento che permetteva, in caso di terremoto o frana, di individuare immediatamente i beni coinvolti e stabilire le priorità di intervento.
In una regione ad alta sismicità, con un’estesa esposizione al rischio idrogeologico e uno dei patrimoni culturali più vasti d’Europa, la Carta del Rischio rappresentava — secondo Granata — una vera e propria “cartella clinica” dei monumenti siciliani.
Dal 2010 in avanti, ricostruisce Granata, il Sistema Informativo Territoriale sarebbe stato chiuso, il portale oscurato, il personale tecnico disperso e il progetto di aggiornamento non rifinanziato.
Il 31 maggio 2022, durante la XVII Legislatura dell’Assemblea Regionale Siciliana, un’interrogazione parlamentare (seduta n. 341) ha denunciato formalmente la chiusura della Carta del Rischio e la perdita dell’infrastruttura realizzata con fondi europei.
A quell’atto ispettivo, sostiene Granata, non sarebbe seguito alcun ripristino operativo né un piano strutturato alternativo.
“Oggi la Sicilia affronta emergenze sismiche e idrogeologiche senza uno strumento integrato di prevenzione. Questo non è un problema tecnico. È una scelta politica”, afferma Granata.
Secondo il presidente di Articolo 9, la mancata riattivazione del sistema rappresenterebbe una rinuncia alla programmazione, con la conseguente dispersione di competenze e investimenti pubblici.
“Il patrimonio culturale è identità, economia, turismo, memoria. La prevenzione non è un lusso: è responsabilità istituzionale”, sottolinea.






