L’Amministrazione ragusana lancia un bando per il Terzo Settore. L’operatore: “Finalmente capiamo dove far cassa: basta definire “volontari” coloro che in realtà sono dei veri e propri lavoratori”
Il futuro di uno dei beni monumentali più importanti del ragusano si tinge di aspre polemiche. A rompere il silenzio sulla gestione del Castello di Donnafugata è il consorzio Civita-Logos, che con una dura nota stampa punta il dito contro le recenti scelte dell’Amministrazione comunale.
Il contesto è noto: dopo l’interruzione unilaterale del percorso di Partenariato Speciale Pubblico Privato (che riguardava il Castello e Palazzo Zacco) e le notizie di un’indagine in corso da parte della Procura della Repubblica, il Comune ha deciso di cambiare rotta. Con una Delibera di Giunta (2 febbraio 2026) e una successiva Determina dirigenziale (10 febbraio), l’Ente ha pubblicato una manifestazione di interesse rivolta agli Enti del Terzo Settore per la co-progettazione e la gestione delle attività culturali del polo museale.
Ciò che ha fatto scattare la forte denuncia di Civita-Logos non è solo il cambio di metodo, ma la sostanza economica e lavorativa del nuovo bando, che affiderebbe servizi cruciali (biglietteria, accoglienza e vigilanza) a personale non contrattualizzato.
I numeri messi a confronto dall’azienda delineano due visioni opposte:
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Il piano del Comune (Terzo Settore): impiego di volontari (12 in alta stagione, 6 in bassa stagione) a fronte di un budget messo a disposizione dall’Ente di 93.000 euro all’anno (279.000 euro nel triennio).
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Il piano bocciato (Civita-Logos): assunzione a tempo indeterminato di almeno 24 addetti, con un monte stipendi, rapportato al primo triennio, di oltre 1.500.000 euro.
«Il Comune non intende creare occasioni di lavoro stabile e duraturo per i tanti giovani del territorio che hanno seguito percorsi formativi specifici – si legge nella nota –. Finalmente capiamo dove far cassa: basta definire “volontari” coloro che in realtà sono dei veri e propri lavoratori».
A supporto della tesi del “lavoro mascherato”, Civita-Logos cita testualmente le rigide prescrizioni contenute nell’art. 6 dell’Allegato A (“Progetto Preliminare”) del bando comunale. Ai volontari, la cui idoneità dovrà essere vagliata tramite Curriculum Vitae, vengono infatti richiesti requisiti e comportamenti stringenti, tipici di un inquadramento professionale:
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Divieto assoluto di distrarsi con il cellulare (suoneria bassa);
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Divieto di consumare cibi, bevande o spuntini durante il servizio in sala;
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Divieto di fumare (incluse sigarette elettroniche, pipe e sigari);
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Discrezione e attenzione alla distanza di sicurezza del pubblico dalle opere (non meno di mezzo metro);
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Competenze specifiche: si richiede «buona cultura personale e adeguate conoscenze di base» per le attività laboratoriali, e «adeguata conoscenza della lingua italiana ed inglese» per chi si occuperà delle visite di approfondimento.
La conclusione della nota solleva un interrogativo retorico ma pesante: «Si tratta di volontari o di personale dipendente? Noi non abbiamo dubbi leggendo il bando, abbiamo solo una certezza. Civita è un’impresa seria e a questi mezzi non fa ricorso». L’azienda assicura infine che continuerà a vigilare costantemente sulla sorte del prezioso bene culturale ragusano.





