Massimo Venturiello, regista e protagonista de “La creatura del desiderio” che andrà in scena al Teatro Massimo i prossimi 8, 9 e 10 maggio, ci racconta del suo sodalizio artistico con Andrea Camilleri
Oltre a essere regista teatrale, lei è anche attore e doppiatore; ha prestato la sua voce a star internazionali come Bruce Willis, Liam Neeson, Richard Gere, “animando” anche gli audiolibri di Camilleri. Come mai la scelta dello scrittore agrigentino cadde su di lei, viste le sue origini campane?
“Conobbi Camilleri quando frequentavo l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica ‘Silvio D’Amico’ a Roma; fu il mio docente al master di regia. A distanza di pochi anni dal compimento del ciclo di studi, mi contattò per alcune performance artistiche e, trascorso molto tempo, mi cercò per dare voce alle pagine de ‘La rete di protezione’, il venticinquesimo romanzo della fortunata serie di Montalbano. Io stesso gli chiesi come mai si fosse rivolto a me, visto che sono nato in provincia di Salerno, e mi rispose: ‘Se io scegliessi un siculo doc, il mio linguaggio finirebbe per confondersi con il dialetto siciliano comune’”.
Cosa ne pensa dei giochi di accostamento svilenti fatti da alcuni critici nei confronti di Camilleri, perché non reggerebbe il confronto con Leonardo Sciascia?
“Credo che siano fuori luogo. Non si può mitizzare o demonizzare alcuno. Ogni scrittore, giallista o meno, ha la sua cifra stilistica, il suo timbro narrativo che lo rendono riconoscibile attraverso le sue opere”.
Il suo precedente monologo “La prima indagine di Montalbano” era in quel pastiche linguistico che contraddistingueva Camilleri. Secondo lei lo spettatore ha trovato delle difficoltà nella decodifica del testo trasmesso oralmente?
“Non credo. Il linguaggio di Camilleri, essendo teatrale e musicale, risulta comprensibile ai più”.
Parliamo adesso de “La creatura del desiderio” che, pubblicato nel 2013 dalla casa editrice Skira e scritto da Camilleri in italiano standard, ripercorre la storia dell’ossessione amorosa tra il pittore austriaco Oskar Kokoschka e la compositrice e scrittrice Alma Mahler. La creazione di una bambola con le fattezze di Alma è sintomo di una follia creativa?
“Credo sia sintomo di una gelosia esasperante e di un maschilismo autoritario che nella vita sfociano spesso nei femminicidi”.
La bambola potrebbe far riflettere sulla natura illusoria del teatro?
“Il teatro è finto, ma non falso: è un luogo dove per fingere si deve essere al massimo veri”.






