L’accademia sartoriale nata in un bene confiscato alla mafia protagonista dell’evento a Siracusa. L’ideatrice Concetta Carbone: «Ogni abito racconta una storia legata alla cultura della nostra città, coniugando originalità e ricercatezza»
Un intreccio indissolubile tra alta moda, recupero delle antiche tradizioni artigianali e percorsi di profonda rinascita umana. Tra i protagonisti assoluti della cerimonia di inaugurazione del nuovo Sbarcadero di Siracusa c’era anche l’Accademia sartoriale Le Tele di Aracne. Il brand di moda etica ha partecipato all’evento istituzionale con un’esclusiva exhibition dei dieci abiti più rappresentativi creati appositamente per la stagione estiva 2026.
Pizzi raffinati e merletti preziosi sono tornati a rivivere su tessuti di pregio, ricalcando simbolicamente la stessa parabola di rinascita dell’Accademia, una realtà sociale nata e cresciuta all’interno di un bene confiscato alla mafia nel cuore dello storico quartiere della Borgata.
L’anteprima della collezione estiva è andata in scena sul waterfront cittadino pochi minuti prima del concerto del musicista Ernesto Marciante e dell’atteso spettacolo teatrale “Oltre Atene – Donne di guerra” firmato dal regista Giuliano Peparini.
Gli allievi del laboratorio sartoriale, coordinati dalle docenti, lavoravano incessantemente ai modelli della collezione fin dallo scorso mese di marzo. I capi presentati al pubblico si distinguono per l’assoluta originalità delle materie prime utilizzate.
Tra i modelli di punta della sfilata spiccano:
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Il kimono d’antan: un raffinato kimono da sera interamente ricavato da una preziosa coperta in seta risalente alla fine dell’Ottocento;
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L’abito corredo: un originale vestito femminile confezionato partendo da un’antica tovaglia da tavola appartenente al corredo della nonna, impreziosito da un grande e vistoso ricamo sulla schiena;
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Gli accessori della terra: borse da passeggio nate dalla trasformazione del tipico “panaro” (il cesto da lavoro siciliano) con inserti all’uncinetto, che hanno dato vita alle linee “Papiro”, “Mandorlo in Fiore”, “Limone di Siracusa” e “Macchia Mediterranea”;
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I gioielli: creazioni in chiacchierino, l’antica arte del ricamo nodale recuperata e rivisitata con stili contemporanei.
Ogni singola creazione mostrata allo Sbarcadero è il frutto del minuzioso e lungo lavoro manuale degli allievi dell’Accademia: donne con un passato di violenza e detenuti che stanno affrontando un percorso di reinserimento. Per loro, vedere i propri modelli sfilare davanti alla città rappresenta il primo vero traguardo di un cammino di formazione professionale e crescita personale.
«Ogni abito creato racconta una storia legata alla cultura della nostra città e rappresenta perfettamente la vera essenza della nostra Accademia: dare nuova vita a vecchi tessuti – ha spiegato l’ideatrice del progetto, Concetta Carbone –. Un mondo di bellezza e riscatto, per celebrare insieme l’identità di Siracusa e del quartiere Borgata».
Dietro le quinte della sfilata, le sarte delle Le Tele di Aracne hanno curato gli ultimi dettagli direttamente sulle modelle fino a pochi istanti prima dell’uscita, lavorando in sinergia con truccatrici e parrucchiere.
Ogni punto cucito a mano ha così esaltato le stoffe per narrare una concreta alternativa di inclusione sociale. E oggi, nei laboratori di via Bainsizza, la bellissima storia dell’Accademia continua.





