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Inflazione, Sicilia nella trappola dei prezzi, record per Siracusa

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I dati Istat elaborati dall’Unione Nazionale Consumatori rivelano un’Isola a due velocità: nel siracusano l’inflazione vola al 4%

La morsa del caro vita non allenta la presa sul Mezzogiorno e, in particolare, sulla Sicilia. L’Isola si conferma come una delle regioni italiane dove l’aumento dei prezzi incide con maggiore violenza sui bilanci quotidiani. I dati territoriali sull’inflazione diffusi dall’Istat e analizzati dall’Unione Nazionale Consumatori (Unc) mostrano un quadro preoccupante: la Sicilia si piazza al 7° posto della classifica nazionale delle regioni più care, registrando un’inflazione annua del 3,4% (ben oltre la media italiana, ferma al 3,0%).

Per una famiglia media siciliana, questa percentuale si traduce in una vera e propria tassa occulta: un aggravio di spesa stimato in 761 euro all’anno.

Siracusa è un caso nazionale: inflazione record al 4%

Il vero e proprio “allarme rosso” della regione si concentra a Siracusa, che si posiziona tristemente ai vertici del caro vita in Italia:

  • Il record: Il capoluogo aretuseo registra un’inflazione del 4,0%, la seconda più alta dell’intero territorio nazionale, a pari merito con Ferrara e Reggio Calabria (battuta solo da Olbia-Tempio al 4,3%).

  • La mazzata sulle famiglie: Questo incremento costa a una famiglia siracusana una spesa aggiuntiva media di 924 euro all’anno (11° posto nazionale per rincaro complessivo).

Se analizziamo l’andamento dei prezzi sul territorio in modalità discorsiva, emerge chiaramente come il fenomeno colpisca le varie aree dell’Isola con intensità differenti:

  • Palermo e Catania marciano di pari passo e si collocano subito dietro la maglia nera Siracusa. Entrambi i capoluoghi occupano la 28ª posizione della graduatoria nazionale, registrando un tasso di inflazione del 3,5% (mezzo punto sopra la media del Paese) e traducendosi in una stangata identica da 827 euro annui a nucleo familiare.

  • Messina riesce a contenere leggermente i rincari, posizionandosi al 40° posto in Italia. Qui le famiglie devono fare i conti con un’inflazione del 3,3%, che comporta un esborso extra medio di 762 euro all’anno.

  • Trapani rappresenta l’autentica eccezione virtuosa della regione, inserendosi saldamente tra le dieci province italiane meno colpite dal caro vita. Al 75° posto della classifica nazionale, la città trapanese vanta un’inflazione contenuta al 2,4% e una spesa aggiuntiva annua limitata a 554 euro, confermandosi come il territorio più protetto dell’Isola.

Il dato siciliano assume contorni ancor più duri se confrontato con le aree economicamente più forti del Paese. Se è vero che le regioni con la spesa aggiuntiva più alta in assoluto sono il Trentino-Alto Adige (+917 euro) e il Lazio (+902 euro), la Sicilia mostra dinamiche inflattive più accelerate rispetto al Nord.

L’inflazione siciliana (3,4%) supera infatti quella di colossi industriali del settentrione come il Piemonte (2,9%), l’Emilia-Romagna (2,7%) e la Lombardia (2,6%). Quest’ultima, pur registrando lo stesso identico aggravio di 761 euro della Sicilia, viaggia su un tasso d’inflazione molto più basso grazie a un costo della vita di partenza differente.

L’analisi dell’Unc: L’aumento generalizzato dei prezzi al consumo in Sicilia colpisce in modo asimmetrico una popolazione che, storicamente, deve fare i conti con livelli salariali e pensionistici mediamente inferiori rispetto al resto d’Italia. Con l’eccezione del “caso isolato” di Trapani, il potere d’acquisto dei cittadini siciliani continua a subire una svalutazione reale che rischia di contrarre ulteriormente i consumi interni.

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