PD, M5S e Controcorrente parlano di “gigantesca questione morale” legata al caso Armao
Nino Minardo e Renato Schifani sono al centro di una crisi interna a Forza Italia in Sicilia. Minardo, commissario regionale del partito, ha chiesto una “proposta politica completamente nuova” e un “cambiamento netto”; Schifani, presidente della Regione Siciliana, ha risposto che sta valutando le decisioni da prendere e che le comunicherà a breve.
Il 5 ottobre Minardo ha riunito a Palermo i segretari provinciali e i rappresentanti delle grandi città di Forza Italia. Nel confronto, tenuto a porte chiuse, ha sostenuto che per la Sicilia sia necessaria una proposta politica nuova, accompagnata da un cambio di passo.
Il messaggio è stato interpretato come una critica alla possibile ricandidatura di Schifani e alla gestione della fase politica regionale. Minardo ha chiarito che, a suo dire, la richiesta di cambiamento non sarebbe solo personale, ma emergerebbe dal confronto interno al partito dopo mesi di ascolto.
La tensione si è aggravata anche per il nuovo caso giudiziario che riguarda Gaetano Armao, ex vicepresidente della Regione e consigliere giuridico di Schifani. La Procura ha chiesto il suo arresto per corruzione; Armao si è dimesso dall’incarico di consigliere giuridico. È importante distinguere il piano giudiziario da quello politico: la richiesta della Procura non equivale a una condanna.
Schifani ha inizialmente smentito le voci di dimissioni, ma il 6 ottobre ha diffuso una nota più prudente: “Prendo atto delle dichiarazioni dell’onorevole Minardo. In queste ore sto valutando, con senso di responsabilità, le decisioni da assumere, che comunicherò a breve”.
Questa formula ha aperto diversi scenari: chiarimento interno, rimpasto o ridefinizione della maggioranza, rinuncia alla ricandidatura, oppure, secondo indiscrezioni non confermate, dimissioni. Al momento non risultano decisioni ufficiali già annunciate.
Le opposizioni all’Ars hanno reagito chiedendo le dimissioni di Renato Schifani e annunciando una manifestazione unitaria a Palermo. La crisi aperta da Nino Minardo dentro Forza Italia viene letta dal centrosinistra come la conferma della perdita di credibilità politica della Giunta regionale.
Pd Sicilia, Movimento 5 Stelle, Controcorrente e altre forze di centrosinistra hanno convocato un presidio per martedì 13 ottobre, alle 14:00, davanti a Palazzo d’Orléans, in piazza Indipendenza a Palermo. La parola d’ordine è esplicita: “Schifani dimettiti”. Al presidio hanno aderito, oltre a Pd e M5S, Controcorrente, Sinistra Italiana, Europa Verde, Italia Viva, +Europa, +Uno, Progetto Civico Italia, Psi, Sinistra Futura, Per, Spazio Civico e Possibile.
Le opposizioni collegano la crisi di governo alle inchieste che interessano esponenti e ambienti della maggioranza, incluso il caso dell’ex vicepresidente regionale Gaetano Armao. Pd, M5S e Controcorrente parlano di una “gigantesca questione morale” e ritengono che i problemi giudiziari non riguardino un singolo caso isolato, ma l’intera coalizione di governo.
In particolare, è stata definita la corruzione come un problema “endemico” della Regione e come tratto caratterizzante degli anni di governo guidati da Schifani. Queste sono posizioni politiche dell’opposizione e non equivalgono a responsabilità penali accertate, che spettano alla magistratura.
Sul caso Armao, la Commissione regionale Antimafia, presieduta da Antonello Cracolici, ha aperto un fascicolo e ha programmato una prima audizione con Schifani. L’opposizione preme perché il presidente della Regione riferisca in modo dettagliato sulle vicende e sulle ricadute dell’inchiesta sull’azione amministrativa.
Per le opposizioni, la presa di posizione di Minardo, commissario regionale di Forza Italia, dimostrerebbe che la difficoltà di Schifani non è più solo esterna, ma è ormai riconosciuta dentro la sua stessa maggioranza. L’obiettivo politico dichiarato è quindi trasformare la crisi interna al centrodestra in una richiesta di discontinuità alla guida della Regione.
Articolo in aggiornamento.





