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Addio a Paolo Morando, con i suoi dipinti ha raccontato Siracusa

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Si è spento a 86 anni l’artista che ha legato la propria ricerca a Siracusa e a Ortigia. Il sindaco Italia: “La città perde oggi un altro protagonista della vita artistica e culturale”. 

Si è spento oggi a Siracusa Paolo Morando, pittore e artista contemporaneo, tra quelli che più a lungo e più profondamente hanno intrecciato la propria ricerca con l’identità della città. Aveva 86 anni e ne avrebbe compiuti 87 il prossimo 8 novembre. Per decenni ha fatto del rapporto con Siracusa, e in particolare con Ortigia, non solo uno dei temi della propria produzione ma quasi una condizione esistenziale della sua arte.

Morando apparteneva a una generazione di artisti per i quali lo studio non era soltanto il luogo dove dipingere. Il suo, in Ortigia, era una fucina di idee e di attività e allo stesso tempo una casa accogliente e un luogo di confronto, frequentato da artisti, intellettuali, appassionati e persone semplici. Un’immagine che restituisce la dimensione umana di un uomo immerso nella vita culturale della città.

Il filo più evidente della sua ricerca è il mito, inteso non come repertorio di immagini del passato da riprodurre ma come materia viva da reinterpretare. Dal 2001 si era dedicato a cicli pittorici ispirati ai miti classici e alle radici ancestrali di Siracusa, attraverso i quattro elementi: acqua, aria, terra e fuoco. A questo lavoro appartengono le decorazioni del salone di rappresentanza di Palazzo Vermexio, affidategli dall’amministrazione comunale per completare l’apparato pittorico dell’ambiente: sulla parete sud il mito delle fanciulle Callipigie, realizzato nel 2004 e dominato dal rosso del fuoco, e sulla parete nord il mito della Sibilla, in cui prevale l’azzurro dell’aria.

Il percorso espositivo di Morando attraversa cinque decenni. Già nel 1973 la monografia “Paolo Morando – Il mio segno il mio colore”, pubblicata a Siracusa da L’Immagine, ne documentava la ricerca. Seguirono, tra le altre, la grande mostra allestita nelle sale della cripta del Collegio insieme a Fabio Amato e, nel 2015, “Colonne d’Ercole” alla Galleria civica d’arte contemporanea Montevergini, sempre con Amato, il cui catalogo partiva dal significato simbolico del confine del mondo conosciuto. Nel gennaio dello stesso anno la Galleria Roma Artecontemporanea di Siracusa aveva ospitato “Atalanta Fugiens”, una mostra di opere di piccolo formato.

Forte è anche il rapporto con la dimensione religiosa e con la tradizione siracusana. Nel 2016, per le celebrazioni del Patrocinio di Santa Lucia, la Diocesi ospitò la mostra “Divina luce, iconografia contemporanea per la martire Lucia”, con opere di Morando e Amato. Morando presentò un grande “Martirio di Santa Lucia”, definito all’epoca un’immagine molto più contemporanea rispetto alla iconografia tradizionale della santa, e realizzò una piccola opera dedicata ai simboli del martirio, donata alla Deputazione della Cappella di Santa Lucia.

Più di recente, nell’ottobre 2024, Palazzo Montalto ha accolto “Colapesce – La metamorfosi”, dedicata alla figura mitologica di Colapesce e pensata come omaggio a Morando e alla sua lunga capacità di raccontare attraverso la pittura il mito e l’essenza di Ortigia. L’esposizione, patrocinata dalla Regione Siciliana, dall’Assemblea regionale siciliana e dal Comune di Siracusa, comprendeva opere pittoriche come “Metamorfosi”, olio su tela di 60 per 80 centimetri, e installazioni realizzate con Fabio Gullo.

Morando ha cercato per tutta la vita di restituire alla pittura una città che non è mai soltanto pietra, monumento o paesaggio, ma è fatta di racconti, stratificazioni, leggende, simboli e persone, e nella quale il passato continua a parlare al presente. Con la sua scomparsa Siracusa perde non soltanto un pittore ma una presenza che per decenni ha contribuito a raccontare la città attraverso lo sguardo dell’artista.

Il cordoglio del sindaco Francesco Italia

“A pochi giorni dalla scomparsa di Gaetano Tranchino, Siracusa perde oggi un altro protagonista della vita artistica e culturale. Paolo Morando, autore, tra le tantissime opere, dei pannelli che abbelliscono il nostro salone di rappresentanza, è stato un grande talento che ha tenuto ferma la barra delle sua ricerca espressiva tra magnificenza classica e modernità. Ci ricorderemo di lui anche per il grande cuore e la generosità che alimentava con una profonda fede religiosa”.

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