Cittadini, associazioni ambientaliste e operatori economici hanno sfilato domenica da piazza Roma al Bosco Santa Maria per sollecitare il Parco a quasi vent’anni dalla legge del 2007 e dopo la sentenza di giugno scorso
Più di 400 persone hanno partecipato, domenica 11 ottobre, a Buccheri alla manifestazione “In cammino per il Parco nazionale degli Iblei”, organizzata per chiedere l’istituzione dell’area protetta e, con essa, la tutela e la valorizzazione del territorio. L’iniziativa è stata promossa da Ente Fauna Siciliana, Legambiente Sicilia, Lipu, Club Alpino Italiano, Wwf organizzazioni siciliane, Federparchi, Associazione Acquanuvena, Slow food Siracusa e Italia Nostra Sicilia.
La scelta di Buccheri, tra i Borghi più belli d’Italia e sede di Monte Lauro, ha un significato preciso per gli organizzatori: indicare in un territorio ricco di biodiversità la base di un modello di sviluppo che metta insieme tutela del patrimonio naturale, valorizzazione delle attività locali e fruizione sostenibile. In piazza Roma si sono susseguiti gli interventi, prima della visita guidata al Bosco Santa Maria. Ha aperto i lavori la vicesindaca Giusy Zappulla con i saluti istituzionali.
Corrado Bianca, segretario regionale di Ente Fauna Siciliana, ha ripercorso il lavoro svolto negli anni dalle associazioni e il ricorso al Tar, presentato dopo quasi vent’anni dall’approvazione della legge nazionale 222 del 29 novembre 2007. “È un Parco a cui lavoriamo da quarant’anni, con studi, ricerche e convegni, perché vogliamo salvaguardare tutto ciò che riguarda gli Iblei: patrimonio, cultura, artigianalità e agricoltura”, ha dichiarato Bianca. “È arrivato il momento che, dopo una legge del 2007 e una sentenza del giugno 2026, il Parco venga istituito. Non è il momento dei se e dei ma: vanno rispettate le leggi e applicate le sentenze”.
Sul fronte della vigilanza, Ente Fauna Siciliana ha ricordato che un Parco significa anche la presenza dei carabinieri forestali, utili a controllare il territorio e a contrastare i reati ambientali, a cominciare dal bracconaggio. Un tema ripreso da Pietro Ciulla, presidente del Wwf Sicilia, che ha parlato di continue violazioni della legalità e di un massacro di animali selvatici già minacciati da incendi e desertificazione. “Vediamo nel Parco un elemento unificante di protezione della fauna selvatica”, ha detto Ciulla. “Il Wwf è sempre stato a favore dei Parchi e lo sarà anche ora”.
Tommaso Castronovo, per Legambiente Sicilia, ha citato i numeri nazionali, 724 aree protette e 24 parchi nazionali, e ha sostenuto che questi territori non solo fermano il degrado della biodiversità ma contrastano anche lo spopolamento, grazie a un’economia fondata su prodotti agricoli qualificati e certificati. Da qui l’invito a mobilitarsi per raggiungere l’obiettivo del 30 per cento di aree protette entro il 2030.
Il legame tra aree protette ed economia è stato al centro dell’intervento di Giuseppe Liggio, presidente del Club Alpino Italiano Sicilia, che ha chiesto di immaginare l’isola senza lo Zingaro, Vendicari o Cavagrande, oggi mete di turismo internazionale. “Dove i parchi funzionano si è visto che l’economia ne beneficia”, ha osservato, aggiungendo che anche l’Etna potrebbe diventare Parco nazionale.
Per Nella Tranchina, presidente di Italia Nostra, il primo vantaggio sarà la conservazione del paesaggio ibleo, fatto di ambienti naturali, campagne, uliveti, muri a secco, masserie e antichi percorsi. Secondo Tranchina il Parco potrà difendere quel paesaggio dalla presenza indiscriminata di discariche e di impianti fotovoltaici ed eolici in zone non adatte.
Saro Cuda di Acquanuvena e Carmelo Maiorca di Slow food Siracusa hanno sottolineato il peso dell’economia e dei prodotti di eccellenza, con un progetto già sperimentato e che non blocchi le attività produttive. “Nel 2005 non era strano sostenere l’istituzione del Parco”, ha ricordato Maiorca. “Volevamo mettere in risalto la biodiversità di quest’area: i prodotti, ma anche le coltivazioni, il paesaggio, la storia e il lavoro dell’uomo. E quando diciamo che bisogna uscire dal modello agroindustriale e dall’uso scriteriato di pesticidi, non parliamo solo del modello dei Parchi ma in generale”.
A rivendicare la continuità dell’impegno è stato Paolo Tuttoilmondo, per Legambiente. “Noi siamo sempre stati dalla stessa parte, al contrario di chi si erge a difensore di chissà quali interessi ed economie”, ha affermato. “Dov’erano queste persone quando negli anni Settanta bisognava difendere Vendicari, quando eravamo davanti alle ruspe a San Marco o quando abbiamo difeso la Pillirina? Oggi, grazie alle nostre battaglie, tante aree della Sicilia sono state sottratte alla marginalità e possono continuare a vivere”.
La giornata si è chiusa con un corteo nel Bosco Santa Maria, tra pini e cipressi, accompagnato dal coro ripetuto “Vogliamo il Parco degli Iblei!”.






