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SPORT E DISABILITÀ

Calcio paralimpico a Siracusa, riparte la stagione di Inclusione in Movimento

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Dal 3 ottobre tre squadre dell’Asd Inclusione in Movimento Siracusa scenderanno in campo a Catania nel campionato di calcio paralimpico della Figc, all’interno di un progetto che unisce sport, autonomia e percorso riabilitativo con la Fondazione Sant’Angela Merici

Riparte la stagione agonistica dell’Asd Inclusione in Movimento Siracusa Aps, realtà siracusana che porta avanti un progetto di calcio paralimpico rivolto a ragazzi con disabilità. Dal 3 ottobre tre squadre dell’associazione presieduta da Gaetano Migliore prenderanno parte al Campionato divisione calcio paralimpico e sperimentale organizzato dalla Figc, che si disputerà a Catania, al centro sportivo Leo soccer. Le formazioni iscritte saranno tre: una di secondo livello e due di terzo livello.

Gli allenamenti si svolgono ogni settimana, il martedì e il giovedì, dalle 15 alle 17.30, sotto la guida tecnica di Piero Maltese e Christian Betto. Al lavoro sul campo si affianca quello del presidente Gaetano Migliore, pedagogista clinico, che segue gli aspetti educativi e comportamentali del gruppo con l’obiettivo di valorizzare le potenzialità di ciascun ragazzo e sviluppare autonomia e responsabilità. “Una mentalità vincente non significa soltanto vincere una partita – spiega Migliore – . Significa imparare a non arrendersi, affrontare una difficoltà e trovare la forza per rialzarsi”.

Tra gli atleti figurano Francesco De Carolis, Alessandro Rizza, Biagio De Simone e Antonio Galeota, della Fondazione Sant’Angela Merici di Siracusa, insieme a Christian Sesta, Sebastiano Martello, Viviana Melilli, Sebastiano Vaccarisi, Gianluca Mauro, Pietro Spataro, Francesco Muscatello, Simone Manganaro, Pietro Cicero, Umberto Bianca, Gianluca Pediglieri, Sebastiano Casu, Francesco Gibilterra, Aiman Paci, Antonio Scaglione, Umberto Ficara, Alessandro Salonia, Alessandro Monachini, Angelo Bianca, Umberto Marin, Claudio De Gaetano, Calogero Moscato, Paolo Salamone e Giuseppe Alderisi.

L’attività agonistica si inserisce in un progetto più ampio, sviluppato in collaborazione con la Fondazione Sant’Angela Merici, realtà sanitaria e riabilitativa presieduta da Don Alfio Li Noce, nella quale opera un’équipe composta da diverse professionalità. Il riferimento metodologico è l’approccio multidimensionale dell’International classification of functioning, disability and health (Icf) dell’Organizzazione mondiale della sanità, che mette in relazione condizioni di salute, funzioni corporee, attività, partecipazione e fattori ambientali. Il percorso individuale segue una sequenza strutturata in cinque fasi: valutazione, definizione degli obiettivi, adattamento dell’attività, partecipazione e rivalutazione.

Attorno a ciascun ragazzo – fanno sapere da Inclusione in movimento – ruota una rete di professionisti diversi, tra cui medico, fisiatra, fisioterapista, logopedista, psicologo, psicomotricista, educatore professionale, pedagogista clinico, medico dello sport, allenatore e la famiglia. L’obiettivo, come sottolinea Migliore, non è sovrapporre le competenze, ma “creare una continuità tra gli interventi, affinché gli obiettivi sanitari, riabilitativi, educativi e sportivi possano essere messi in relazione”. L’attività calcistica adattata offre così stimoli nell’area motoria, in quella funzionale, in quella sportiva e in quella psicosociale.

A guidare l’associazione è lo stesso Gaetano Migliore, che ricopre anche il ruolo di responsabile del Comitato paralimpico Aics di Siracusa, associazione a cui la società è affiliata. Una visione dello sport paralimpico che il presidente definisce “non soltanto come attività agonistica, ma anche come strumento di partecipazione sociale, sviluppo delle autonomie e promozione del benessere della persona con disabilità”. E aggiunge: “Quando li vediamo sorridere durante un allenamento, quando si abbracciano dopo un gol, quando si incoraggiano a vicenda, comprendiamo che il risultato più importante non è scritto sul tabellone, ma è negli occhi dei ragazzi”.

Il progetto punta così a costruire una rete tra associazionismo sportivo, sistema sanitario, professionisti, famiglie e territorio, in cui il campo da calcio diventa uno spazio di sperimentazione, confronto e crescita progressiva dell’autonomia di ciascun ragazzo, in vista dell’avvio della nuova stagione.

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