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Gravi ritardi nelle visite specialistiche, un solo medico e due infermieri in turno per quasi 600 ospiti. E poi tanto spreco di cibo
[/vc_column_text][vc_column_text]Gravi ritardi nelle visite mediche specialistiche, carenza di personale sanitario e tanto spreco di cibo da parte del servizio di mensa. Queste le più evidenti criticità riscontrate dal Garante dei detenuti del comune di Siracusa nell’ultima ispezione effettuata nel penitenziario di Cavadonna.
Nel resoconto firmato da Giovanni Villari si legge che il personale sanitario durante il giorno è composto da un solo medico di turno e mediamente due infermieri per una popolazione carceraria di 580 individui circa.
“Appare subito evidente quindi la problematica carenza di personale – scrive il Garante – che si riflette immediatamente sulle esigenze di supporto medico sanitario ad una popolazione di detenuti a cui va rivolta quotidianamente attenzione per le molteplici e variegate necessità assistenziali e infermieristiche. Il problema è palese e si spera che l’Asp possa provvedere ad assegnare nuovo personale in aggiunta a quello che a tutt’oggi, con alacre impegno contribuisce al funzionamento dell’area sanitaria e al proseguimento del difficile e sensibile compito affidatogli”.
I medici di turno, comunque, così come il Garante e i detenuti, non riescono a spiegare il perché degli “irragionevoli ritardi nell’erogazione di visite e interventi specialistici”. Secondo la relazione firmata dal Garante dei detenuti, il medico di turno visita, scrive sul diario clinico, comunica al dirigente che comunica all’ufficio preposto (ufficio matricola del carcere) ad inviare la richiesta alla struttura sanitaria competente.
“Questo farraginoso iter presenta sicuramente qualche intoppo ma la risoluzione del problema sembra continuare ad essere un eterno mistero – afferma il Garante – ma non sono giustificabili simili ritardi nell’erogazione di visite specialistiche in palese violazione della dignità dell’essere umano, ormai principio fondamentale a livello internazionale, e del diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della nostra Costituzione. È una palese violazione dell’articolo 27 comma 3 secondo cui la pena non deve consistere in trattamenti contrari al senso di umanità. Non si può contestare che, in uno stato di diritto come il nostro, negare le cure ad un essere umano equivale ad una forma di tortura indiretta”.
Con particolare indignazione poi, il Garante dei detenuti del comune di Siracusa segnala lo spreco incredibile di cibo in avanzo dal pasto giornaliero dei detenuti. Gli ispettori hanno notato un intero bidone di rifiuti organici grande e colmo di cibo rifiutato relativo al solo pranzo e rientrato in cucina con il carrello della distribuzione. A questo si aggiunge il caso di quei detenuti che tendono a rifornirsi di cibo dal carrello per poi liberarsene in cella come forma di protesta.
“Sebbene sia una realtà circoscritta – scrive il Garante – contribuisce a portare il conto economico nazionale dello spreco a lievitare a dismisura, forse anche decine di milioni di euro all’anno. L’alimentazione giornaliera dei detenuti purtroppo si caratterizza da una sorta di spreco costante: prendono il cibo che passa col carrello ma non sono tutti quelli che lo mangiano interamente. Succede inoltre che alcuni provvedono a cucinarsi per conto proprio il pasto con prodotti che acquistano con il sopravvitto, servizio che in ogni penitenziario viene gestito con la collaborazione di ditte esterne che forniscono settimanalmente i detenuti di generi alimentari, prodotti per l’igiene personale e l’igiene degli spazi abitativi. In tutto ciò, resta comunque fuori da questo genere di scelte, tutta la fascia di detenuti più poveri o senza familiari alle spalle, che nel vitto giornaliero hanno il solo loro unico sostentamento”.
L’istituto è comunque tenuto a erogare quotidianamente i vari pasti – si legge ancora nella relazione – perché deve farsi carico del mantenimento del detenuto. Questi alimenti però diventano quasi subito spazzatura, perché nel rifiuto e nello spregio di quel cibo si compie un piccolo rituale di rifiuto della carcerazione e dell’istituzione. Sarebbe opportuno studiare e organizzare un’adeguata modalità per la ridistribuzione del cibo non consumato a favore di soggetti esterni che potrebbero usufruirne, evitando lo spreco.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]











