Ortigia Cittadinanza Resistente: “Italia renda pubbliche le verifiche”
SIRACUSA – Da marzo i cittadini documentano interruzioni e bassa pressione al gestore e ad Ati Idrico ma alle Pec di richiesta delle necessarie informazioni del Comitato, invece, continuano a mancare risposte nel merito sia da Siam prima, da Aretusacque dopo il subentro, sia da Ati Idrico di Siracusa. Una situazione che il Comitato Ortigia Cittadinanza Resistente considera ormai insostenibile, soprattutto per il silenzio dell’Ati Idrico chiamato a vigilare sulla gestione del servizio.
Il monitoraggio effettuato ha raccolto le segnalazioni dei cittadini dal periodo della precedente gestione Siam fino a oggi. Il periodo di massima crisi è stato dall’8 luglio sino al 4 di agosto, in cui le rilevazioni hanno documentato ripetute interruzioni e pressione insufficiente in diverse zone di Ortigia e della Borgata. Alla richiesta di conoscere il programma degli interventi e degli investimenti, trasmessa a luglio e ribadita più volte in altre Pec, non è mai seguito il riscontro richiesto.
A ottobre il problema si è nuovamente manifestato con particolare evidenza. L’avviso del gestore dell’8 ottobre non indicava Ortigia e Borgata tra le zone interessate dai disservizi del giorno successivo; il 9 ottobre, invece, sono arrivate numerose segnalazioni proprio da questi quartieri. Sono seguite le Pec del 9 e 10 ottobre e ulteriori segnalazioni sulla persistenza della bassa pressione. Ancora oggi, 18 ottobre, almeno il 50% dei partecipanti alla rilevazione segnala pressione insufficiente ed assenza d’acqua, con percentuale che sale all’interno della giornata: la situazione non può dirsi risolta, tutt’altro.
«La contraddizione più evidente riguarda l’Ati, presieduta dal sindaco Francesco Italia», dichiara il Comitato. «L’ente che deve controllare la gestione di Aretusacque non risponde a chi gli documenta i disservizi. L’articolo 152 del decreto legislativo 152/2006 prevede che, davanti a inadempienze che compromettano la risorsa o l’ambiente oppure impediscano il raggiungimento dei livelli minimi di servizio, l’ente d’ambito debba intervenire tempestivamente perché il gestore adempia. Sta esercitando questo controllo? Ha chiesto spiegazioni, verificato le cause, preteso interventi e scadenze, imposto delle sanzioni? Valutato il cronoprogramma degli investimenti prioritari? Non lo sappiamo, perché alle nostre istanze formali non arriva una risposta che renda conto del suo operato e del servizio che sta effettuando a favore dei cittadini».
È proprio questo silenzio ad aver spinto il Comitato a interessare il Dipartimento regionale dell’Acqua e dei Rifiuti, chiedendo di verificare le iniziative assunte dall’Ati e di valutare i presupposti per l’esercizio dei poteri sostitutivi regionali previsti dall’articolo 152, comma 3, del decreto legislativo 152/2006, in caso di omesso o tardivo intervento sulle inadempienze del gestore.
«L’assurdità è tutta qui: i cittadini devono rivolgersi al “controllore dei controllori” per sapere se l’ente incaricato di vigilare sul gestore stia svolgendo il proprio compito. Il silenzio di Aretusacque lascia senza spiegazioni sui disservizi; quello dell’Ati lascia senza spiegazioni anche sui controlli».
Per il Comitato emerge quindi una questione di rappresentanza e responsabilità pubblica: «L’Ati riunisce i Comuni e deve dare concretezza alla tutela delle comunità servite. Ma come rappresenta i cittadini se non risponde alle loro segnalazioni documentate? Al presidente Francesco Italia chiediamo di rendere pubbliche le verifiche svolte, le risposte ottenute dal gestore e le misure richieste. I cittadini devono poter valutare come viene esercitata questa responsabilità e perché pagano una tariffa a fronte di un tale disservizio».
Il Comitato ha inoltre promosso un’iniziativa con un avvocato specializzato in materia idrica per favorire la valutazione delle forme di tutela degli utenti particolarmente danneggiati, sulla base dei disservizi e dei danni documentabili.






