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La disputata territoriale tra Pachino e Noto: il comitato a Palermo per il referendum

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La battaglia torna d’attualità dopo il precedente di San Giuseppe Jato: residenti con camera da letto in un comune e cucina in un altro.

La trasferta palermitana è servita per fare ancora maggiore chiarezza sull’iter, poichè la volontà di portare avanti la battaglia c’è. La disputata territoriale che prosegue da oltre 20 tra i Comune di Pachino e Noto, per una porzione di Marzamemi, si arricchisce di un’altra puntata. E non dovrebbe essere nemmeno l’ultima, anzi.

Pachino “chiede” a Noto la mappa 420, in cui rientrato anche situazioni grottesche di abitazioni costruite a cavallo tra i due comuni.

I rappresentanti del comitato, Pasquale Aliffi e Vincenzo Arrigo, assieme al legale Sebastiano Mallia, si sono confrontati proprio oggi a Palermo con alcuni funzionari dell’assessorato regionale agli Enti Locali, per chiedere lumi su come affrontare la questione. Perchè se prima sembrava pura utopia, dopo il “caso San Giuseppe Jato”, tutto appare più a misura d’uomo.

«Prossimamente vi sarà una riunione del comitato – ha detto Aliffi – abbiamo le idee chiare ed eviteremo di fare errori burocratici».  Come primo atto sarà registrato ufficialmente il Comitato ed in seguito sarà richiesto all’ufficio anagrafe del Comune di Noto, l’elenco dei residenti nel foglio di mappa 420. «Dopo – ha aggiunto Aliffi – presenteremo ai 2 Comuni la documentazione prevista dalla legge regionale. Dopodiché la Regione chiederà all’attuale gestore di quel foglio di mappa, di indire un referendum a cui parteciperanno soltanto i residenti nel foglio di mappa in questione che tocca una parte di Marzamemi fino a Reitani».

Il confine dell’imbarazzo 

La questione del territorio di Marzamemi a cavallo tra i comuni di Pachino e Noto è ormai ben nota, quanto grottesca: da un lato l’ambiguità di residenti e proprietari di villette che, per un isolato del borgo marinaro, si vedono costretti a pagare le tasse per metà al Comune di Noto, distante 22 chilometri, e per l’altra a quello di Pachino, a soli 2 chilometri. Dall’altro lato un Comune, quello di Noto, che pensa forse un po’ troppo alla magnificenza di essere il quarto comune più grande d’Italia, per estensione territoriale, e agli incassi delle tasse. Meno, probabilmente, alle difficoltà dei cittadini e non pensa completamente alla situazione imbarazzante di chi ha camera da letto a Noto e cucina a Pachino. La stessa ex scuola di Marzamemi, di proprietà del Comune di Pachino, da pochi anni è stato scoperto che è costruita in territorio di Noto.

Ecco che, da oltre 20 anni, sono nati movimenti cittadini, dal lato pachinese, che hanno portato avanti con scarsi successi la rivendicazione territoriale. La protesta dei comitati pachinesi è rimasta blanda e inefficace, ma c’è chi riesce ad ottenere risultati, ed è li, a pochi chilometri di distanza, in un comune della stessa Regione.

Il caso di San Giuseppe Jato

Nel palermitano, a San Giuseppe Jato, nel 2025 i residenti delle contrade Bommarito, Dammusi, Ginestra e Signora, ricadenti nel Comune di Monreale, si sono stancati e hanno deciso di  dire “no” a Monreale e promuovere il referendum. E referendum è stato. I cittadini hanno votato a favore dell’annessione a San Giuseppe Jato, essendo zone geograficamente più vicine al territorio interessato.

Il referendum 

Il “caso San Giuseppe Jato” ha ridestato speranze che erano sopite tra gli storici componenti del comitato, tra cui lo stesso Pasquale Aliffi (Nella foto in via Michele Bianchi, nel confine territoriale interno all’abitato di Marzamemi). Così è stata disseppellita lo scorso anno in estate l’ascia di guerra. E’ partita la petizione, la pietra miliare a cui seguiranno gli atti per lanciare il referendum: la richiesta è l’incorporazione della mappa catastale 420 al territorio di Pachino. Ovvero: da contrada Spinazza sino a Bove Marino compreso.

 

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