I timori del leader di Civico4 e referente di Controcorrente e della studiosa: “Un impianto da 614.000 metri cubi a ridosso della Riserva di Cavagrande del Cassibile e del fiume Manghisi è una condanna a morte dell’altipiano ibleo”
Michele Mangiafico, coordinatore di Civico4 e referente dei Fari 80, 131 e 135 del movimento Controcorrente, assieme alla studiosa e attivista Maria Vernali, hanno manifestato i loro timori sulla realizzazione di una discarica da 614.000 metri cubi a 350 metri dalla Riserva naturale di Cavagrande del Cassibile e a 80 metri dal fiume Manghisi. Il progetto in contrada Stallaini, nel territorio di Noto, è stato autorizzato con il decreto del 9 luglio scorso, con cui l’assessorato regionale al Territorio e all’Ambiente ha dato il via libera all’impianto proposto dalla SoAmbiente srl.
«Il progetto della discarica di Stallaini è una pericolosa e inquinante ferita nel fianco della straordinaria riserva di Cavagrande del Cassibile” affermano Mangiafico e Vernal, che richiamano il valore idrogeologico dell’area. “Da Avola a Noto, a Palazzolo Acreide, a Canicattini Bagni fino a Siracusa si estende un altopiano che forma una dorsale di rilievo strategico per la tutela delle risorse naturali. Il territorio, spiegano, è carsico e custodisce calcari puri e molto permeabili, che costituiscono un patrimonio idrogeologico di grande importanza, reso ancora più prezioso dall’attuale crisi idrica regionale. Dal crinale di Cavagrande verso Siracusa si sviluppa un serbatoio sotterraneo alimentato dalle piogge, le cui acque riaffiorano, per esempio, nelle sorgenti dell’area Ciane-Saline.
Per questo ritengono che “la dorsale non possa essere intaccata nel suo punto più alto”. Sul tema citano gli studi e l’attività divulgativa del geologo Giuseppe Cugno, che di recente ha lanciato un allarme anche attraverso i social.
Il timore riguarda in particolare il percolato. Secondo Vernali e Mangiafico ” nel corso degli anni è probabile dal punto di vista scientifico che le geomembrane poste sul fondo si usurino o si danneggino e che non costituiscano più la barriera protettiva prevista dal progetto. Il liquido si infiltrerebbe allora nelle fratture carsiche di contrada Stallaini, contaminando i centri vicini di Avola e Siracusa”. Il rischio, sostengono, è quello di “un disastro ambientale con conseguenze incalcolabili per la salute pubblica e per l’economia di un distretto che vive di turismo e di agricoltura biologica”.
“L’impatto – aggiungono – non sarebbe solo sotterraneo ma interesserebbe anche la superficie e l’atmosfera: i venti dominanti che scendono dagli Iblei verso la costa, in direzione di Avola e Noto, tenderebbero a portare miasmi, polveri ed emissioni gassose dall’impianto verso la riserva di Cavagrande”.
Nel mirino finisce anche la scelta della Regione. “Come ha potuto l’attuale governo regionale avallare il progetto privato di una discarica a monte di questa riserva? – si chiedono Vernali e Mangiafico – La burocrazia di Palermo ha firmato in silenzio la condanna a morte dell’altopiano ibleo. Sorprende l’incapacità politica dei partiti che sostengono il governo Schifani di bloccare questo progetto, al di là delle loro dichiarazioni pubbliche. Restano solo parole, se non riescono a incidere su decisioni pubbliche così gravi per il nostro territorio. Molte le interviste, ma pochi i fatti”.
La richiesta è rivolta direttamente al presidente della Regione, Renato Schifani. “Il presidente deve bloccare immediatamente questo scempio – concludono Vernali e Mangiafico – Tutte le forze politiche della provincia devono spingerlo in questa direzione e chiederemo loro di renderne conto ai cittadini alle prossime, ormai vicine, elezioni. Vogliamo unirci a tutte le forze sane che, con coraggio e determinazione e senza compromessi con l’attuale sistema di potere regionale e provinciale, vogliono difendere l’integrità e la salubrità del nostro inestimabile patrimonio naturalistico”.





