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Pachino, carta d’identità elettronica senza microchip: trentenne denunciato

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Durante una perquisizione la polizia ha trovato il documento privato del componente che ne garantisce l’autenticità. Gli investigatori valutano il possibile riutilizzo dei chip nelle frodi di identità

Un fenomeno che sembra sbarcato anche a Pachino, quello delle carte di identità elettroniche senza microchip. I sospetti di riutilizzo per le frodi di identità oramai sono altissimi. Un uomo di 30 anni, residente a Pachino, è stato denunciato dalla polizia dopo il ritrovamento, durante una perquisizione, di una carta d’identità elettronica sprovvista di microchip. Il documento è stato accertato dagli agenti del commissariato di via Tafuri e la posizione del trentenne è stata segnalata all’autorità giudiziaria, a cui spetta ora valutare le circostanze in cui la tessera è entrata in suo possesso e le ragioni dell’asportazione.

A Napoli, in pochi giorni, i carabinieri hanno scoperto tre carte d’identità elettroniche private del microchip, documenti all’apparenza integri ma privi del componente elettronico. L’ultimo episodio è stato accertato ad Acerra durante un controllo del territorio: un uomo è stato denunciato perché trovato con una carta alla quale era stato tolto il chip, e il documento è stato sequestrato.

Secondo quanto emerso, la rimozione è avvenuta con un taglio estremamente preciso, incompatibile con un normale deterioramento accidentale. Per anni l’asportazione del chip dalle carte elettroniche è stata associata, soprattutto sui social, alle teorie sul presunto controllo digitale dei cittadini e al timore di essere tracciati. Gli episodi scoperti dalle forze dell’ordine, non solo nel napoletano ma in tutta Italia, indicano invece una questione molto più concreta.

La carta d’identità elettronica non è soltanto una tessera con fotografia e dati anagrafici. Il microprocessore è una componente fondamentale dei sistemi di sicurezza e di identificazione digitale: contiene dati personali e biometrici e consente l’autenticazione e l’accesso ai servizi online. La sua asportazione altera materialmente il documento e può renderlo inutilizzabile per le verifiche elettroniche.

Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori c’è quella che i chip, rimossi in modo così preciso, possano diventare una sorta di pezzo di ricambio per costruire identità contraffatte più credibili. Le indagini sono in corso e al momento non è possibile individuare il motivo per cui sono stati asportati i microchip né se siano stati rivenduti o utilizzati per realizzare documenti falsi, ma nessuna pista è esclusa e l’attenzione sul fenomeno resta alta.

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