Una serie di immersioni ha restituito un quadro preciso delle conseguenze della mareggiata di gennaio: moli fratturati, massi scivolati sul fondale, banchine svuotate dall’interno e un corridoio d’accesso ridotto da cinquanta a trentacinque metri.
Il vuoto sotto Marzamemi. O, almeno, in due dei punti più critici del borgo marinaro. E che sia opera esclusiva del ciclone Harry, sarà tutto da vedere. Come è emerso già da diverse settimane, sono stati registrati gravi problemi al molo di porto Fossa e al porto Balata. Adesso ci sono anche i dettagli.
Cosa è successo.
Il 20 febbraio, a poco più di tre settimane dalla mareggiata che aveva colpito il litorale siracusano, un gruppo di sommozzatori della società Hydrotech di Siracusa, su commissione del Comune, è sceso nelle acque del Porto Fossa di Marzamemi con un mandato preciso: documentare quello che il Ciclone Harry aveva lasciato sotto la superficie. Quello che i tecnici hanno trovato ha restituito un’immagine più grave di quanto fosse visibile a occhio nudo.
La relazione ricostruisce lo stato dei moli e delle banchine attraverso immersioni dirette e rilievi con sonar tridimensionale. Il porto è stato diviso in quattro aree distinte. Nessuna è risultata indenne.
Porto Fossa
Al porto Fossa, Il molo di sottoflutto – che è già stato chiuso – il più esposto, presenta cavità di notevole dimensione in corrispondenza delle colonnine per il rifornimento di carburante: in quel punto manca una sezione portante larga un metro e mezzo, alta quasi due e profonda quattro metri e mezzo. L’intera testata del molo, nella parte immersa, è sostanzialmente svuotata del materiale che dovrebbe riempire le celle strutturali. Le pareti interne mostrano cedimenti gravi. Lungo il fianco del molo, per una lunghezza di circa dodici metri, corre una cavità continua che si apre tra i trenta e i sessanta centimetri di altezza per un metro e mezzo di profondità verso l’interno. Sul fondale adiacente sono stati trovati massi scivolati dalla struttura, alcuni dei quali si trovano a diciannove metri di distanza dalla posizione originaria, adagiati a oltre cinque metri di profondità.
La situazione più critica per la navigazione riguarda il corridoio di accesso al porto. I massi spostati dalla mantellata del molo di sopraflutto, già in parte oggetto di un’interdizione precedente, si sono mossi ulteriormente verso il centro del canale, restringendo il passaggio utile da cinquanta a trentacinque metri. Alcuni affiorano a meno di un metro dalla superficie. Le misurazioni con l’ecoscandaglio tridimensionale mostrano un profilo del fondale irregolare e caotico in quell’area, con blocchi di cemento armato ammassati senza ordine. Il corridoio navigabile che rimane ha una profondità compresa tra sette metri e quaranta e otto metri e cinquanta, sufficiente per piccole e medie imbarcazioni, ma la relazione avverte che la zona interdetta richiede un’immediata revisione della segnaletica, dato lo spostamento dei blocchi.
Porto Balata
La banchina del porto Balata mostra cinque punti di cedimento documentati con misure precise lungo il suo sviluppo. Gli sgrotti, cioè le cavità che si aprono sotto la soletta calpestabile, variano in ampiezza tra un metro e due metri e mezzo, con profondità fino a un metro e ottanta. Sul lato mare, i massi della mantellata esterna sono scivolati verso il basso. Sul lato interno, i pontili e le strutture accessorie sono stati distrutti dalla forza delle onde. Inoltre, piazzale Balata presenta tratti di pavimentazione crollata e balaustre finite in mare. In un punto, l’ispezione subacquea non è stata nemmeno possibile per la presenza di materiale che ostruiva l’accesso all’acqua.
Piazza Giardinella
L’ultima area documentata è quella di piazzetta Giardinella, dove il molo di protezione risulta quasi completamente privo delle barriere che avrebbero dovuto contenere il moto ondoso. Sul fondale sono stati trovati pietrame e blocchi di cemento armato sparsi in modo disordinato.
La conclusione non lascia spazio a interpretazioni: tutti i moli e le strutture del Porto Fossa hanno subito danni che ne compromettono la funzionalità. In alcune zone lo specchio d’acqua interno è insabbiato a causa dei sedimenti mobilitati dalla tempesta, con profondità che in certi punti scendono sotto il metro e trenta, rendendo pericoloso il transito anche delle imbarcazioni da pesca di piccola taglia.
Il problema più grosso, adesso, è recuperare i fondi per risolvere questi gravissimi problemi. Le stime non sono ancora state fatte, ma si parla di svariati milioni di euro.











