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MOBILITAZIONE

Protesta università a Siracusa, Zappulla: “Criticità mai superate, trovare soluzioni”

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Gli studenti denunciano la carenza di alloggi e trasporti. L’appello alle istituzioni per individuare soluzioni concrete

Con lo slogan “Anche la plastica si rompe” gli studenti universitari di Siracusa hanno dato il via a una mobilitazione. Una campagna rivolta alla città e all’Ateneo per accendere i riflettori sulle pesanti difficoltà che mettono a rischio il loro percorso di studi.
Sulla vicenda interviene Sara Zappulla, vicepresidente del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari, evidenziando come la protesta superi i confini delle sole aule scolastiche e investa la gestione politica del territorio.
“Mancano luoghi adeguati in cui studiare, soluzioni abitative accessibili, una mensa, trasporti urbani agevolati e una rete integrata di servizi”. – dichiara Zappulla – “Carenze strutturali che, di fatto, impediscono a Siracusa di trasformarsi in una vera città universitaria. Chi ha amministrato in questi anni si è illuso che bastasse trasferire i corsi di laurea per creare una realtà universitaria, senza una strategia condivisa con l’Ateneo e una programmazione dei servizi necessari”.
Forti dell’esperienza maturata nel Senato accademico e come vicepresidente del Cnsu, Zappulla conosce bene le penalizzazioni storiche delle sedi decentrate. Per questo l’appello per superare criticità che si trascinano da anni si fa urgente: “Chiedo al Sindaco di Siracusa di incontrare tempestivamente le rappresentanze studentesche e di avviare, insieme al Rettore dell’Università di Catania, un confronto operativo che porti entro la fine dell’anno all’individuazione di soluzioni concrete, con impegni precisi e tempi definiti” – prosegue la consigliera -.
“La sfida adesso è dare risposte immediate per poi sviluppare un sistema strutturale e lungimirante. La ‘plastica alla lunga si rompe’. Gli studenti hanno fatto la loro parte richiamando le istituzioni alle proprie responsabilità, adesso spetta a Comune e Università dare risposte concrete” – conclude Zappulla -.

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