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Sicily B-Fest, nasce la Carta di Erice: Palazzolo, Ferla e Buccheri tra i borghi chiamati a recepirla

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Il documento sottoscritto simbolicamente a conclusione del primo Sicily B-Fest passerà ora al vaglio delle giunte e dei consigli comunali dei 25 borghi siciliani, tra cui i tre del Siracusano

Si è chiuso a Erice il primo Sicily B-Fest, il festival regionale de I Borghi più belli d’Italia in Sicilia, e tra i venticinque comuni della rete chiamati a esaminare la Carta di Erice ci sono tre centri della provincia di Siracusa: Ferla, Palazzolo Acreide e Buccheri. Il documento è stato sottoscritto simbolicamente dai sindaci domenica 11 ottobre, al termine di due giornate di confronto tra amministratori, dirigenti scolastici, università ed esperti sulle buone pratiche dei borghi in materia di scuola, turismo e sviluppo del territorio.

Il testo definitivo sarà chiuso entro dieci giorni con i contributi del Comitato tecnico scientifico e dei sindaci. Il coordinamento regionale lo trasmetterà poi ai comuni della rete per una presa d’atto in giunta o in consiglio comunale, un passaggio che riguarderà anche Ferla, Palazzolo e Buccheri. «Non immagino soltanto una carta di principi: ogni capitolo dovrà indicare che cosa possiamo e dobbiamo fare, altrimenti alla politica regionale e nazionale non possiamo chiedere nulla», ha dichiarato Michelangelo Giansiracusa, sindaco di Ferla, presidente del Libero consorzio di Siracusa e coordinatore regionale della rete.

Ferla è stata citata nella giornata di sabato 10 ottobre, dedicata a scuola, formazione e turismo, tra le esperienze già avviate: il gemellaggio tra le scuole primarie di Ferla, Agira e Montalbano Elicona, che i promotori intendono estendere alle venticinque scuole primarie dei borghi associati. Il metodo scelto per l’incontro, spiegato in apertura dal vicepresidente nazionale Pippo Simone, è stato quello di un «racconto al contrario», che parte dai risultati ottenuti e non dall’elenco delle difficoltà.

Il contributo di Buccheri è arrivato nella sessione di domenica, dedicata allo sviluppo territoriale e alla terra come risorsa economica e bene comune. Il sindaco Alessandro Caiazzo ha presentato IDDE, il progetto che aiuta le donne dei borghi a trasformare i saperi della tradizione in piccole imprese domestiche, nel rispetto delle norme. Nella stessa sessione sono stati illustrati il protocollo di Petralia Soprana con il Coordinamento regionale Agroecologia e l’esperienza dell’ASFO Madonie, oltre al caso di Troina, dove quattromila ettari sono stati restituiti alla collettività.

Palazzolo fa parte dell’associazione che riunisce venticinque borghi siciliani impegnati nella tutela del patrimonio, nel contrasto allo spopolamento e nel turismo sostenibile. Anche la sua amministrazione sarà quindi chiamata a pronunciarsi sulla Carta, che mette al centro parole come comunità, rete, formazione, vivibilità, mobilità e autenticità, indicate da Marisa Meli, coordinatrice del Comitato tecnico scientifico regionale. «Abitare il borgo non deve essere una scelta di rinuncia, ma una possibilità concreta che guarda avanti», ha spiegato Meli. Fabrizio Ferreri dell’Università di Catania ha proposto di articolare il documento su tre assi, vivibilità, produzione e socialità, osservando che i borghi non hanno bisogno soltanto di misure compensative come la fiscalità di vantaggio, perché senza condizioni adatte a fare impresa le attività aprono per un anno e poi chiudono.

Il presidente nazionale Fiorello Primi, presente a Erice, ha indicato la rete siciliana come esempio per le altre regioni, essendo la prima a organizzare un festival regionale dell’associazione. «La Sicilia è un modello di ispirazione anche per le altre reti territoriali, a cui spesso la racconto», ha dichiarato. Lla Carta sarà portata al Consiglio direttivo nazionale e al Comitato tecnico scientifico nazionale, con l’obiettivo, indicato dallo stesso Primi, di farla diventare la Carta di Erice dei Borghi più belli d’Italia. Per la sindaca di Erice Daniela Toscano, che ha ospitato l’evento, i borghi «non sono il margine dei territori, ma una risorsa strategica per il futuro della Sicilia».

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