Accolta la richiesta della Cisl, il segretario nazionale Fim, Valerio D’Alò: «Bisogna dire basta ai ribassi d’asta negli appalti, che hanno un’inevitabile ricaduta sulla vita degli operai»
Il Protocollo sulla sicurezza sul lavoro a Siracusa sarà firmato a breve. La conferma ufficiale è arrivata direttamente dal Prefetto, Chiara Armenia, nel corso di un’articolata tavola rotonda organizzata dalla Fim Cisl Sicilia e dalla Ust Cisl Ragusa Siracusa.
La rappresentante del governo, che in questi mesi ha più volte richiamato le istituzioni a fare squadra, ha accolto le pressanti sollecitazioni del sindacato e ha annunciato l’immediata costituzione di una Conferenza permanente tra tutti i soggetti coinvolti per giungere rapidamente alla sigla del documento. Il Prefetto Armenia ha posto l’accento sulla stringente necessità di intensificare i controlli e di migliorare la formazione e l’informazione sui rischi nei cantieri.
Al tavolo dei relatori si sono alternati rappresentanti del clero, della politica e del sindacato. L’Arcivescovo monsignor Francesco Lomanto ha richiamato l’Enciclica Rerum Novarum (citata storicamente come Magnifica Humanitas) di Papa Leone XIII, ricordando che la tutela del lavoratore deve essere ampia e guardare anche al benessere delle famiglie. Il sindaco Francesco Italia ha invece chiesto di accendere i riflettori soprattutto sui comparti dell’edilizia e dell’agricoltura.
Particolarmente d’impatto è stato il report statistico proposto da Pietro Nicastro, segretario generale dei metalmeccanici siciliani, condotto su 246 lavoratori in sette province dell’isola:
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Le cause dei sinistri: il 42,9% del campione indica i ritmi di lavoro eccessivi come causa principale degli incidenti;
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La pressione aziendale: il 54% dei lavoratori sente il peso schiacciante della produzione a discapito delle tutele;
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Il mancato coinvolgimento: il 58,8% degli operai dichiara di non essere coinvolto nelle decisioni aziendali sulla sicurezza.
Per rispondere a questa emergenza, la Fim Sicilia ha lanciato sei proposte concrete: procedure “anti-fretta”, piani formativi mirati, DPI ergonomici, un patto per gestire il caldo estivo nei cantieri, comitati paritetici attivi e il programma di monitoraggio dal basso denominato “Osserva e segnala”.
A rendere il quadro ancora più complesso sono i dati strutturali emersi durante il dibattito. La Dirigente dell’Ispettorato territoriale del lavoro, Margherita Incastrone, ha ammesso una drammatica carenza di organico: a Siracusa è rimasto in servizio un solo ispettore del lavoro, supportato sul campo dai sei carabinieri del NIL.
La dottoressa Incastrone ha inoltre lanciato l’allarme su una nuova e insidiosa forma di sfruttamento:
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Il subappalto illecito: la nascita di un “caporalato digitale” legato al settore del food delivery e delle consegne a domicilio;
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Il meccanismo: lavoratori regolari subappaltano abusivamente il proprio account e le consegne a propri connazionali privi di tutele.
Nonostante le risorse minime, l’ufficio punta sulla prevenzione nelle scuole, attività affidata all’ispettore superstite Francesco Cavallaro. Sul fronte repressivo, Tommaso Salemi dello S.PRE.SAL ha riferito di 500 accessi ispettivi in un anno e 300 mila euro di sanzioni comminate, evidenziando anche un preoccupante aumento delle aggressioni ai danni del personale sanitario, scolastico e del 118.
Nel secondo panel, incentrato sulle norme e sul territorio, il segretario generale della UST Cisl, Giovanni Migliore, ha annunciato una serie di incontri tematici in tutte le categorie professionali della provincia, rimarcando il bisogno di formazione nel polo energetico siracusano.
Sul tema della zona industriale è intervenuto il presidente di Confindustria Siracusa, Gian Piero Reale, il quale ha definito “eccessiva” la preoccupazione espressa nella relazione annuale della Corte d’Appello, ricordando che nell’ultimo anno si sono registrati solo nove incidenti nell’area industriale, pur confermando che si tratta di un territorio ad alto rischio di incidenza rilevante.
I numeri complessivi della macchina dei controlli in Sicilia rimangono impietosi. Il Dirigente generale dell’assessorato regionale al Lavoro, Ettore Foti, ha denunciato la presenza di appena 40 ispettori in tutta l’isola (nel 1990 la sola Catania ne contava novanta). Per tamponare l’emergenza si attende l’esito di un concorso regionale da 52 posti, a fronte di oltre 9 mila domande presentate. Foti ha poi condannato fermamente la pratica degli appalti al massimo ribasso, che produce inevitabili tagli sulla sicurezza delle ditte esterne.
«Dobbiamo dire basta una volta per tutte ai ribassi d’asta – ha tuonato nel suo intervento conclusivo Valerio D’Alò, segretario nazionale della Fim Cisl –. I delegati sindacali devono essere non solo antenne, ma occhi e braccia dentro ogni azienda, soprattutto nelle piccole imprese dove la rappresentanza è minore».
In chiusura, la Fim Cisl ha confermato il valore centrale della contrattazione aziendale e territoriale come unico strumento per governare i processi di transizione industriale e garantire l’equità nel mondo frammentato degli appalti. Il segretario D’Alò ha lanciato un ultimo monito sul ricorso allo sciopero: la Cisl privilegerà sempre il confronto e la trattativa istituzionale, ma se i lavoratori non verranno ascoltati, la protesta e il blocco delle attività rimarranno una strada aperta e percorribile.












