Per favorire i flussi turistici nel Siracusano servono prodotti riconoscibili, collegamenti, eventi distribuiti nell’anno e dati certi
Dalla Basilicata che affida il racconto a chi la vive alla Lombardia che mette insieme narrazione, governance e innovazione digitale: promuovere un territorio oggi significa progettare l’esperienza, coordinare gli attori e misurare i risultati, non solo mostrare belle immagini “Se non ci sei, se non ti racconti, non esisti”.
È una frase di Margherita Sarli, direttrice generale dell’Agenzia di promozione territoriale della Basilicata, che riassume una verità del marketing dei luoghi: chi non comunica resta invisibile. Ma la stessa Sarli, in un’intervista alla rivista Eni Orizzonti del luglio 2025, aggiunge che oggi i contenuti creati dai visitatori spesso superano quelli istituzionali e che il racconto va affidato soprattutto a chi vive il territorio: operatori, associazioni, cittadini.
Non più una vetrina costruita dall’alto, ma una voce collettiva che l’ente deve rendere possibile. Raccontare, insomma, resta necessario ma non basta più. Il piano per il turismo e l’attrattività 2026-2028 approvato dal Consiglio regionale della Lombardia il 23 giugno 2026 lo mostra bene: la narrazione coordinata dell’identità regionale è solo uno dei cinque pilastri, insieme alla personalizzazione dell’esperienza, alla governance multilivello, alla crescita professionale degli operatori e all’innovazione digitale basata sull’intelligenza artificiale.
L’obiettivo dichiarato è consolidare la crescita, favorire la destagionalizzazione e portare i flussi verso aree interne, borghi e montagne, puntando su visitatori con elevata capacità di spesa. Per un territorio che nel 2024 ha superato i 55 milioni di presenze (+26,1% sul 2019) e che stima altri 9 milioni di presenze nel triennio, il racconto da solo non sarebbe sufficiente a gestire la crescita. I numeri dei piccoli centri indicano dove sta la sfida.
Nei borghi analizzati da Ruralis e dalla Rome Business School su oltre 7.300 prenotazioni, la durata media del soggiorno è salita del 46% (da 2,35 a 3,44 giorni) e la spesa media per prenotazione è passata da 269 a oltre 469 euro. Un pubblico più curioso e più disposto a spendere trova però destinazioni spesso poco attrezzate: servono strutture, servizi, itinerari e persone che sappiano accoglierlo.
La Basilicata, per esempio, ha lavorato su 21 itinerari cicloturistici con un’app dedicata, trasformando un’idea in prodotto turistico e in contenuto raccontabile dalle associazioni del territorio. Il Siracusano si trova davanti allo stesso bivio. Secondo il report di CNA Siracusa, nel 2024 il capoluogo ha concentrato il 71,5% dei flussi provinciali e i primi sei comuni il 96% degli arrivi; tra gennaio e settembre 2025 la provincia ha registrato 555.384 arrivi e 1,77 milioni di presenze, con una permanenza media di 3,16 giorni.
Raccontare di più Noto, Augusta, Portopalo, Avola o Pachino non basta se non esistono prodotti riconoscibili, collegamenti, eventi distribuiti nell’anno e dati per capire cosa funziona. Dietro il marketing territoriale, quindi, c’è un lavoro che unisce discipline diverse: strategia di destinazione, comunicazione digitale, analisi dei dati, progettazione di esperienze, rapporto con operatori e istituzioni. Sono competenze che si imparano sul campo e in percorsi formativi pratici, costruiti con le imprese. È il terreno su cui lavora ITS Fondazione Archimede: preparare professionisti capaci non solo di raccontare un luogo, ma di costruire, insieme alla comunità che lo vive, le condizioni perché quel racconto sia vero.






