L’analisi del report di Openpolis svela una frattura profonda nelle città metropolitane dell’Isola. A Catania il 35% dei giovani non studia e non lavora. Palermo ha il tasso più basso d’Italia per il tempo pieno (4,7%)
Non è solo una questione di medie regionali, ma di quartieri che vivono a velocità diverse. Il report “Giovani e periferie 2025”, curato dalla fondazione Openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini, traccia una mappa dettagliata delle disuguaglianze che attraversano le tre città metropolitane siciliane: Catania, Palermo e Messina.
Se il dato nazionale racconta di un Paese a due velocità, la Sicilia mostra ferite profonde proprio dove il futuro dovrebbe costruirsi: nelle scuole e nei quartieri di periferia.
Catania: il record negativo delle famiglie in difficoltà
Il capoluogo etneo emerge dal report con alcuni dei dati più critici a livello nazionale. Catania registra l’incidenza più alta tra tutte le 14 città metropolitane italiane per quanto riguarda le famiglie in potenziale disagio economico (nuclei con figli in cui nessuno lavora o è in pensione), attestandosi al 6,2%. La situazione precipita nella Circoscrizione 6, dove questa percentuale sale al 9,3%.
I riflessi sull’istruzione e sul lavoro sono immediati e drammatici:
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Abbandono scolastico: Il 26,5% dei giovani tra i 18 e i 24 anni ha lasciato gli studi precocemente. Nella Circoscrizione 1, questo dato tocca il 39,5%.
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Il record dei NEET: Catania è la città con la quota più alta di giovani che non studiano e non lavorano (35,4%). Anche qui, la Circoscrizione 1 segna un picco negativo impressionante: 45,8%.
Palermo: quartieri ghetto e tempo pieno assente
A Palermo, la frattura tra centro e periferia è netta e il sistema scolastico fatica a offrire supporto. Il dato più sconfortante riguarda il tempo pieno nelle scuole primarie: il capoluogo siciliano è ultimo in classifica tra le grandi città, con appena il 4,7% di alunni che frequentano anche al pomeriggio. In ben 14 zone della città, questa percentuale è pari allo 0%.
La mappa del disagio sociale individua aree specifiche di criticità estrema:
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Disagio economico record: Il quartiere di Brancaccio-Ciaculli registra il valore più alto in assoluto tra tutte le aree analizzate in Italia per disagio familiare, toccando il 9,9%.
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Dispersione e NEET: Nel quartiere Palazzo Reale-Monte Di Pietà, quasi un giovane su due (46,1%) abbandona la scuola precocemente e oltre la metà dei residenti tra i 15 e i 29 anni (52,2%) non studia né lavora.
Inoltre, Palermo condivide con Catania e Napoli un triste primato sulle competenze di base: oltre la metà dei ragazzi conclude le scuole medie con competenze in italiano insufficienti.
Messina: il peso dell’eredità sociale
Come evidenziato nella precedente analisi, anche Messina mostra segnali di sofferenza strutturale. Con un tasso di NEET al 28,1% e un abbandono scolastico al 14,6%, la città dello Stretto si posiziona in una fascia critica, seppur con numeri leggermente inferiori alle due “sorelle” maggiori.
Il dato più rilevante per Messina è il divario sociale: l’abbandono scolastico schizza al 24,8% tra i figli di genitori senza diploma, evidenziando come la scuola fatichi a funzionare da ascensore sociale. Anche qui, il tempo pieno è merce rara: solo il 15,5% degli alunni ne usufruisce , con la VI Circoscrizione ferma all’1,3%.
Una sfida per le istituzioni
I dati del report 2025 non lasciano spazio a interpretazioni: in Sicilia, nascere in un quartiere piuttosto che in un altro determina ancora oggi il destino scolastico e lavorativo di un giovane. Dalla mancanza di tempo pieno a Palermo ai record di inattività giovanile a Catania, l’urgenza di politiche mirate per le periferie è la vera emergenza dell’Isola.






