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La Befana, tra antiche leggende, calze e falò

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Con la scopa, i vestiti rattoppati e il sacco pieno di dolci o carbone, questa “vecchietta” un po’ strega e un po’ nonna chiudendo il ciclo delle festività e porta con sé un concentrato di leggende antiche​

Secondo la tradizione più diffusa, i Re Magi, in viaggio verso Betlemme, chiesero indicazioni a una donna anziana invitandola a unirsi a loro; di fronte al suo rifiuto e al successivo pentimento, la donna decise di mettersi in cammino da sola, portando doni al Bambino Gesù. Non riuscendo a trovarlo, cominciò a lasciare dolci per tutti i bambini, nella speranza che uno di loro fosse il piccolo Gesù: da qui la consuetudine della visita notturna e dei regali nelle calze appese al camino o vicino al presepe.​

Le radici della Befana, però, affondano anche in antichi riti pagani legati ai cicli agricoli e alle dodici notti dopo il Natale, considerato un periodo speciale in cui figure femminili volanti propiziavano i raccolti dei campi. In questo senso, la vecchia che vola sulla scopa può rappresentare l’anno trascorso, consumato, che viene “bruciato” per lasciare spazio al nuovo, e allo stesso tempo una sorta di spirito della natura che veglia sulla fertilità.​

La tradizione della calza, oggi diffusissima, è il lato più familiare di questa festa. I bambini ricevono buoni dolci, frutta secca, piccoli giochi; quelli “meno buoni” trovano il famoso carbone, spesso ormai trasformato in caramella senza togliere nulla al messaggio educativo. In molte case italiane, la sera del 5 gennaio si prepara ancora un piattino con qualcosa da mangiare e da bere per la Befana, un gesto che ricorda l’antica abitudine di offrire cibo agli spiriti benevoli di passaggio.​

Accanto alle calze, non mancano i riti collettivi che rendono l’Epifania una festa di piazza. A Roma, la tradizionale festa della Befana in centro e la presenza della “vecchietta” in molte iniziative per bambini trasformano la città in un grande salotto a cielo aperto; in altre località si organizzano raduni di befane e befani, mercatini e spettacoli di strada. In Veneto, in Friuli e in altre regioni, i roghi della Befana – con un fantoccio bruciato tra canti e vin brulé – mettono insieme folclore, superstizione e desiderio di comunità, mentre il fuoco diventa un modo per salutare simbolicamente ciò che si vuole lasciare alle spalle.​

Così, tra una calza ripiena e un falò che si spegne nella notte, la Befana segna il confine tra il tempo sospeso delle festività e il ritorno alla vita di tutti i giorni. È l’ultima pagina di un racconto iniziato l’8 dicembre con l’albero e il presepe: una pagina un po’ ruvida, come le sue scarpe rotte, ma capace ancora di far sognare, soprattutto i più piccoli, che nella mattina del 6 gennaio trovano in cucina il segno concreto di un personaggio che resiste, ostinato, nell’immaginario collettivo.

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