Al Museo Storico della Fanteria apre l’antologica curata da Vittorio Sgarbi e Marina Giordano
La Sicilia, Roma, l’impegno civile e il rapporto profondo tra arte e società. Sono questi i temi al centro di “Renato Guttuso. Anima mediterranea”, la mostra antologica che aprirà al pubblico sabato 17 ottobre al Museo Storico della Fanteria dell’Esercito Italiano, nella Capitale. L’esposizione, curata da Vittorio Sgarbi e Marina Giordano, riporta l’opera del maestro di Bagheria a Roma a oltre dieci anni dall’ultima retrospettiva romana e a quarant’anni dalla sua scomparsa.
Presentata questa mattina negli spazi del museo, la rassegna è prodotta dalla società Navigare nell’ambito di un’iniziativa culturale del Ministero della Difesa e di Difesa Servizi S.p.A., con il patrocinio del Ministero della Cultura e della Regione Siciliana.
Il percorso espositivo riunisce circa 60 opere, tra dipinti a olio, disegni, acquerelli e incisioni, realizzati dagli anni Trenta agli anni Ottanta. Le opere provengono in gran parte da collezioni private, tra cui quelle di Giuseppe Iannaccone, Lino Mezzacane e Leonardo La Rocca, e da istituzioni pubbliche come il Mart di Trento e Rovereto, la Fondazione Sicilia e la Banca d’Italia.
Una nota di Vittorio Sgarbi, diffusa dal suo ufficio stampa Nino Ippolito, presente all’inaugurazione, ha sottolineato il contributo del curatore alle fasi preparatorie dell’esposizione.
«Vittorio Sgarbi ha creduto in questa mostra. E la sua genesi è coincisa, nei mesi scorsi, con il suo ritorno in pubblico. Nelle settimane passate tra la Maremma e il Salento si è molto adoperato perché arrivassero le opere di collezioni pubbliche e private».
Tra i lavori ricordati nella nota figura “La Notte di Gibellina” del 1970, opera legata alla memoria del terremoto del Belice e alla grande fiaccolata di solidarietà organizzata per le popolazioni colpite.
La scelta assume un significato particolare anche in relazione a Gibellina, designata Capitale italiana dell’arte contemporanea 2026.
La nota esprime inoltre l’auspicio che Sgarbi possa visitare la mostra: «Siamo fiduciosi che presto Vittorio possa venire a vedere questa mostra alla quale, pur tra i difficili momenti che ha vissuto e sta vivendo, ha dato un contributo fondamentale».
Nato a Bagheria il 26 dicembre 1911, Renato Guttuso visse e lavorò a Roma dal 1937 fino alla morte, avvenuta il 18 gennaio 1987. Il rapporto tra la terra d’origine e la Capitale rappresenta uno dei fili conduttori della sua vicenda artistica e umana.
Il gallerista e amico dell’artista Ezio Pagano, curatore del progetto scientifico Renato Guttuso: 12 tappe tra arte, vita e storia, ha definito questo percorso una «lunga traversata» tra la Sicilia natale e la Roma dell’impegno politico e intellettuale.
La mostra restituisce questa complessità attraverso cinque sezioni tematiche: Volti; Sicilia; Natura viva, nature morte; Artista e società; Il femminile. Un itinerario che mette in dialogo la dimensione autobiografica con temi universali come la memoria, la natura, la storia, la condizione umana e la partecipazione civile.
Nella ricerca di Guttuso convivono riferimenti ai grandi maestri del passato e del Novecento: da Antonello da Messina a Caravaggio, da Ingres a van Gogh, fino a Picasso e Grosz.
«La mostra sintetizza lo spirito più profondo di Renato Guttuso», ha dichiarato la curatrice Marina Giordano, sottolineando la capacità dell’artista di passare dall’esperienza personale ai grandi temi universali.
«La vita, la morte, la memoria, il ricordo, il rapporto con la storia, il rapporto con le cose che raccontano di sé, ma raccontano un po’ di tutti noi. Ma anche il rapporto con la natura, la natura bagherese e quella di Varese, dove abitò per un lungo periodo, e poi la realtà urbana di Roma, e ancora il rapporto con la società, il rapporto col femminile».
Un percorso denso, articolato in cinque nuclei che restituiscono i temi ricorrenti della pittura guttusiana e la sua capacità di parlare a generazioni diverse.
La sezione Volti riunisce autoritratti e ritratti di persone centrali nella vita dell’artista e nella storia culturale del suo tempo. Tra questi, quelli della moglie Mimise e del dirigente comunista Mario Alicata.
Il percorso comprende anche il Ritratto postumo di Kafka, immagine d’invenzione basata su fotografie d’epoca, e “Il sorriso dell’ignoto marinaio”, acquaforte realizzata come omaggio al celebre dipinto di Antonello da Messina e legata al romanzo storico di Vincenzo Consolo.
La sezione Sicilia mette al centro il rapporto con la terra natale e con il paesaggio dell’Isola. Tra le opere esposte spiccano lo Studio per La Vucciria del 1974, preparatorio del celebre dipinto, e la monumentale Eruzione dell’Etna.
La Sicilia emerge come presenza costante nell’immaginario di Guttuso: una fonte di forme, colori, memoria e identità che attraversa l’intera produzione artistica.
La terza sezione esplora il rapporto con gli oggetti, i frutti e il paesaggio. Tra i lavori figurano Natura morta con garofani e frutta, tra le prime nature morte dell’artista, Pannocchia di granturco, La finestra blu e Fichi d’India.
Accanto a queste opere trovano spazio i paesaggi di Tivoli e Varese e la litografia a colori “I girasoli”, omaggio a Vincent van Gogh.
Il rapporto tra arte e politica è protagonista della sezione Artista e società, che raccoglie alcune delle opere più esplicitamente legate all’impegno civile di Guttuso.
Tra queste figurano il monumentale dipinto Pesca del pesce spada, il crudo Massacro degli agnelli e Marcia di contadini nel feudo, dedicata alle lotte per la riforma agraria.
In questo nucleo si colloca anche “La notte di Gibellina”, ispirata al terremoto del Belice del 1968, insieme all’acquaforte Omaggio a Picasso – Colombe. Opere che testimoniano la capacità dell’artista di trasformare la pittura in uno strumento di racconto della realtà e delle sue contraddizioni.
L’ultima sezione, Il femminile, approfondisce la rappresentazione della donna nella produzione guttusiana, tra intensità espressiva, sensualità e tensione emotiva.
Il percorso comprende la drammatica Donna che grida e la sensuale Ragazza bionda su poltrona nera, due opere che restituiscono aspetti differenti dello sguardo dell’artista sulla figura femminile.
La rassegna può contare su numerosi patrocini istituzionali, tra cui quelli del Ministero della Difesa, del Ministero del Turismo, della Regione Lazio e di Roma Capitale. A questi si aggiungono la Presidenza dell’Assemblea regionale siciliana, gli assessorati regionali ai Beni culturali e all’Identità siciliana, all’Agricoltura, allo Sviluppo rurale e alla Pesca mediterranea.
Sono coinvolti anche il Comune di Bagheria, con il Museo Renato Guttuso e il Museum, e il Comune di Gibellina, Capitale italiana dell’arte contemporanea 2026, attraverso il MAC Museo d’Arte Contemporanea “Ludovico Corrao”.
La mostra “Renato Guttuso. Anima mediterranea” sarà visitabile tutti i giorni al Museo Storico della Fanteria di Roma.
Apertura al pubblico: sabato 17 ottobre 2026.
Orari dal lunedì al venerdì: dalle 9.30 alle 19.30.
Orari nei fine settimana e nei giorni festivi: fino alle 20.30.
Biglietto intero nei giorni feriali: 13 euro.
Biglietto intero nei fine settimana e nei giorni festivi: 15 euro.
Con questa antologica, Roma torna a rendere omaggio a uno dei protagonisti della pittura italiana del Novecento. Un’occasione per riscoprire Renato Guttuso, la sua identità mediterranea e una ricerca artistica capace di intrecciare memoria personale, paesaggio siciliano e impegno civile.






