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‘U tunnu r’a Maronna, il rito millenario che lega Marzamemi a Noto

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Dalla dominazione araba fino alla chiusura della tonnara, la tradizione del primo tonno consacrato alla Madonna del Carmine ha intrecciato per secoli l’economia marinara con la devozione popolare 

Il Tonno della Madonna del Carmine è l’antico rito che riassume la storia profonda, economica e spirituale che ha legato per secoli la marina di Marzamemi alla città di Noto. Le radici di questa epopea risalgono alla dominazione araba quando Marsā al-hamāma (Marzamemi) era il porto della Nut-s (Noto) capitale del Wāliyyat (Val), era infatti intorno all’anno 1000 vennero intuite le potenzialità strategiche della rada per intercettare i flussi migratori del tonno rosso nel Mediterraneo. L’attività della tonnara proseguì per secoli, turchi permettendo, fino a quando, nel 1630, la famiglia Nicolaci ne acquistò formalmente i diritti di pesca e la gabella. Sotto la loro egida, durata ben 339 anni, il sito cambiò radicalmente volto: a metà del Settecento, intorno al 1752, i Nicolaci rifondarono l’insediamento trasformandolo nel borgo permanente che conosciamo, edificando il Palazzo del Principe, la Loggia degli Scieri e la chiesa, richiamando marinai stabili da Avola e Siracusa, per poi introdurre l’evoluzione industriale dello stabilimento per la conservazione sott’oilio nel 1912. Con la ricchezza generata dall’argento di questi tonni venne finanziato lo sfarzo di Palazzo Nicolaci a Noto, i cui celebri balconi sono oggi un emblema mondiale del Barocco del Val di Noto. Esisteva infatti un legame visivo tra la costa e la capitale, tanto che si narra che da un balconcino del palazzo netino i Principi attendessero un preciso segnale ottico proveniente direttamente da Marzamemi, che avvisava che tutto era pronto e che la corte poteva trasferirsi a mare per la mattanza.

Fino all’ultima calata avvenuta nel 1969, nonostante una lenta agonia dovuta al calo del pescato iniziata già a metà degli anni ’50, l’inizio della stagione era indissolubilmente legato a un voto devozionale. Il primissimo tonno rosso di dimensioni maestose estratto dalla camera della morte veniva sottratto alle rotte dei mercanti per essere consacrato alla Madonna del Carmine. Il maestoso pesce risaliva verso Noto e qui, davanti al popolo, prendeva il via la spartizione rituale attraverso l’asta pubblica competitiva, chiamata ‘a ‘ncanta. I benestanti e i possidenti netini davano vita a un’accesa disfida delle offerte per aggiudicarsi il pesce, un gesto che garantiva un enorme prestigio sociale e il diritto di trattenere la parte più nobile e pregiata, la ventresca, destinata al banchetto familiare che apriva l’estate. Il denaro raccolto dai rilanci dei signorotti finiva interamente nelle casse della Parrocchia del Carmine, diventando fondamentale per pagare i festeggiamenti esterni del 16 luglio, le luminarie e i fuochi d’artificio. Tutto il resto del gigantesco tonno, composto dai quarti meno pregiati ma ricchi di sostanza, veniva invece tagliato sul bancone e distribuito gratuitamente alle famiglie indigenti e ai poveri della città, garantendo che nel giorno della festa del Carmine nessuno avesse la pentola vuota.

Con la chiusura definitiva della tonnara nel 1969, dopo quasi mille anni di attività complessiva, questo perfetto meccanismo di redistribuzione sociale e religiosa rischiò di svanire, ma la Parrocchia del Carmine ne raccolse l’eredità spirituale e logistica. Pur affrontando inevitabili interruzioni e fatiche dovute ai mutamenti dei tempi, la tradizione visse una memorabile stagione di rinascita tra la fine degli anni ’80 e i primissimi anni ’90, quando si tennero le ultime due storiche edizioni pubbliche del rito all’aperto nella suggestiva cornice di Piazza Bolivar. Sotto la frescura degli alberi della piazza si ricreava l’antico scenario parrocchiale, esponendo il tonno sul bancone e vendendolo pezzo per pezzo attraverso l’asta tradizionale. I benestanti continuavano a rilanciare per accaparrarsi i tagli migliori e assicurare così i fondi necessari per i fuochi d’artificio e le luminarie della Madonna del Carmine, mentre la quota di solidarietà continuava a raggiungere le tavole dei residenti del quartiere, sigillando per l’ultima volta lo storico legame tra il soffio del mare di Marzamemi e la comunità di Noto.

a cura di Vincenzo Belfiore 

A tutti i Carmelo e Carmela che festeggiano il 16 luglio

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