Un contesto economico che resta complicato anche se in leggera ripresa, specie dopo la crisi pandemica, una città che fatica a comprendere la sua vera anima economica, nonostante la presenza di innegabili eccellenze
Di questo e di altro abbiamo parlato con Gianpiero Reale, presidente di Confindustria Siracusa.
D: Presidente Reale, per decenni siamo stati abituati a pensare alla Confindustria di Siracusa come alla casa degli industriali, legati come eravamo all’idea della città che aveva fatto una scelta, quella di diventare un’economia industriale, specie nel settore chimico e della raffinazione.
Ferma restando l’importanza che ancora oggi hanno i gruppi industriali nell’economia siracusana, è evidente però che la città ha subito in questi anni una svolta economica piuttosto decisa, con il settore industriale in declino e con l’ascesa dei servizi, in particolare quelli legati al turismo. C’è poi l’artigianato di qualità, con un numero impressionante di micro e mini imprese in tutta la provincia, e infine il settore primario, prossimamente esaltato nell’ospitare il G7 dell’agricoltura. Siracusa è dunque ancora una città industriale, è diventata turistica o invece al momento è un po’ confusa e sta cercando una nuova anima economica?
R:“La realtà siracusana continua ad avere un’economia industriale molto importante, in linea con uno dei poli industriali europei più significativi. Da sempre, noi come Confindustria e come industriali abbiamo sostenuto l’opportunità e la necessità di un’economia più equilibrata, puntando anche sulle grandi potenzialità storiche di Siracusa, come il turismo. Ricordiamo il nostro masterplan negli anni ’90 e la promozione di attività culturali come l’Ortigia Festival, che ha rilanciato anche l’attività dell’INDA, oggi di livello internazionale.
I numeri ci dicono che ancora oggi il PIL della zona industriale costituisce oltre il 50% del PIL della provincia di Siracusa. È positivo vedere la crescita in altri settori, come il turismo, e auspichiamo sviluppi anche nei settori agricoli e dell’agriturismo, data la qualità dei nostri prodotti che può imporsi a livello nazionale e internazionale.
La transizione energetica è un altro aspetto cruciale per il futuro. Dopo varie fasi che hanno portato il polo a diventare una zona industriale chimica e di raffinazione, oggi si orienta verso la produzione di energie e la transizione energetica e ambientale, su cui tutte le aziende sono fortemente impegnate. Questo rilancio potrà garantire altri decenni di sviluppo in modalità ambientalmente compatibili.”
D: Una delle critiche che spesso veniva fatta a Confindustria in generale era quella di tutelare le grandi aziende, a dispetto delle piccole. Confindustria Siracusa ha però dedicato una sezione ai cosiddetti “piccoli”, intuendo che l’ossatura economica di un territorio non può prescindere dal micro e piccolo imprenditore. Ma nell’epoca dei grandi nomi e delle multinazionali, c’è ancora spazio per i cosiddetti piccoli? La globalizzazione era dunque un mito sbagliato, visto che la tendenza sembra essere quella di tornare al locale?
R: “Confindustria Siracusa ha certamente una peculiarità nella presenza di grandi gruppi internazionali e di una vasta zona industriale, caratterizzando il nostro territorio e la nostra associazione, che è sempre stata in prima linea per tutelare queste aziende. Detto questo, il tessuto imprenditoriale italiano e locale è fatto principalmente di piccole e medie imprese. La maggior parte dei nostri associati è costituita da queste realtà, che hanno acquisito conoscenze e sviluppato tecnologie anche grazie alla vicinanza della zona industriale.
Oggi nel nostro territorio ci sono medie e piccole aziende che esportano e hanno commesse all’estero, aziende di assoluto rilievo, anche se magari non molto conosciute. Un’economia equilibrata è sicuramente più sana e questa fase storica vede un rapido sviluppo del turismo, che va però gestito in maniera equilibrata per evitare problemi come l’overtourism. Il nostro obiettivo è sviluppare un turismo culturale, orientato alla bellezza del nostro territorio e alla valorizzazione dei suoi numerosi aspetti.”
D: Quando si parla di politica, il tema diventa inevitabilmente spinoso. Tuttavia, le grandi associazioni di categoria, come appunto Confindustria, non possono prescindere da un confronto – a volte anche scontro – con i decisori politici, con l’obiettivo di individuare norme e se possibile riforme adatte al rilancio dell’economia e dell’occupazione. Questo dialogo con la politica è ancora presente a livello locale o le decisioni vengono calate dall’alto, senza la necessaria concertazione?
R: “Il confronto con la politica è assolutamente necessario. La libera impresa cerca di fare sviluppo e progresso dell’economia, e la politica dovrebbe accompagnare questo sviluppo. Noi come associazione di categoria lavoriamo a livello nazionale, regionale e locale affinché ci sia la giusta considerazione del punto di vista degli imprenditori, fondamentale per la crescita economica.
Il confronto c’è, basta ricordare il supporto del governo nazionale e regionale per la definizione della zona industriale strategica per l’Italia. La mia esperienza come presidente di Confindustria Siracusa mi porta a dire che non ho mai trovato porte chiuse, ma sempre possibilità di confronto e ascolto.”
D: Qual è la maggiore critica – in generale – che sente ripetere dagli associati e quale invece il suggerimento che darebbero gli imprenditori, se potessero, alla politica?
R: “Certamente gli associati lamentano la burocrazia, che rende difficile la vita delle imprese, specialmente in termini di tempi per gli investimenti e accesso al credito. Le imprese necessitano di certezze normative e finanziarie, che purtroppo non sempre sono garantite. Ci viene richiesto di intervenire per semplificare e rendere più rapidi i passaggi burocratici.
Gli imprenditori ci chiedono di rappresentare queste difficoltà e di aiutarli a ottenere risposte in tempi compatibili con le esigenze aziendali. Sostenerli con attività e servizi è una delle nostre priorità, cercando sempre di migliorare l’ambiente in cui operano le imprese.”






