Il sindacato del settore metalmeccanici di Cgil chiede un vertice con Governo e nuova proprietà su investimenti, garanzie per l’occupazione e per la sicurezza dei lavoratori dell’indotto in vista della fermata del 2027
Dopo l’annuncio di Eni sul tetto temporaneo ai prezzi di benzina e gasolio, la Fiom Sicilia torna a chiedere un confronto sul futuro della raffineria Isab di Priolo. Il sindacato parte dalle parole della stessa Eni, che ha collegato la situazione attuale alla riduzione dell’offerta internazionale di prodotti raffinati, alle crisi geopolitiche e alla scarsa capacità di raffinazione in Europa.
Secondo quanto ricordato dalla società, negli ultimi 15 anni in Europa sono state chiuse quasi 30 raffinerie. Uno studio recente di Teha ed Eni – rendono noto dalla Fiom – indica inoltre che dal 2009 il continente ha perso il 21 per cento della capacità di raffinazione e dipende sempre di più dalle importazioni, in particolare di diesel e carburante per aerei. Per la Fiom sono dati che obbligano a riflettere anche sul destino dello stabilimento siracusano.
“La sicurezza energetica e la sicurezza del lavoro sono due facce della stessa politica industriale” afferma Antonio Recano, coordinatore dei petrolchimici della Fiom Sicilia. Il sindacato sostiene che “la raffineria non possa essere trattata soltanto come un bene che passa da un azionista all’altro: è una grande infrastruttura, inserita in un settore che pesa sulla continuità degli approvvigionamenti energetici del Paese”. Per questo il suo futuro, secondo la Fiom, va discusso anche con i lavoratori che operano negli impianti e con le organizzazioni che li rappresentano.
La Fiom riconosce che biocarburanti, carburanti sintetici, riciclo chimico, idrogeno e nuove tecnologie a basse emissioni fanno parte di un cambiamento necessario. Osserva però che la transizione deve tradursi in impianti, investimenti, produzioni e posti di lavoro concreti, con dimensioni e tempi adeguati a compensare il calo delle produzioni tradizionali. Il timore è che, mentre diminuisce la produzione interna, aumenti la dipendenza dalle importazioni e il Paese resti esposto alle tensioni dei mercati e alle oscillazioni dei prezzi. “Occorre costruire le alternative prima che scompaiano le produzioni che devono sostituire”, dichiara Recano.
Il sindacato guarda in particolare alla grande fermata per manutenzione prevista nel 2027, che sarà “la prima vera prova per la nuova fase societaria della raffineria in cui saranno coinvolte migliaia di lavoratori dell’indotto, impegnati nelle manutenzioni e negli appalti”. La Fiom chiede che siano garantiti legalità, sicurezza, qualità delle imprese, corretta applicazione dei contratti, qualificazione professionale e piena tutela dell’occupazione.
Recano, a nome del sindacato, contesta inoltre “che si possa considerare la raffineria un’infrastruttura strategica, come fa il Governo quando esercita i poteri speciali del golden power, e poi separare questa valutazione dalle decisioni su investimenti, produzioni, sostenibilità industriale, appalti e occupazione”. Quanto al caro carburanti, la Fiom ritiene che “la risposta non possa esaurirsi negli interventi temporanei sui prezzi alla pompa né nel ritorno a una crescita indiscriminata delle produzioni fossili. Serve invece una politica industriale ed energetica capace di tenere insieme sicurezza degli approvvigionamenti, riduzione delle emissioni, trasformazione degli impianti esistenti, nuove produzioni sostenibili, tutela dell’ambiente e dell’occupazione”.
La richiesta è un confronto con il Governo e con la nuova proprietà su futuro della raffineria, investimenti, continuità produttiva e prospettive occupazionali. La Fiom precisa che “la questione non riguarda soltanto Priolo, ma il lavoro, l’ambiente, l’industria e la sicurezza degli approvvigionamenti dell’intero Paese”.




