La marineria ha deciso di non tornare in mare al termine dei 30 giorni di stop stagionale e si coordina con le altre flotte siciliane per chiedere un incontro a livello regionale sul prezzo del carburante
I pescherecci resteranno ormeggiati “perchè non ce la facciamo più”, ha ammesso Angelo Cannarella, che si è fatto portavoce del malessere generale che campeggia tra i 300 operatori della marineria portopalese. E non solo. Tutto il comparto ittico è stato travolto dalla mannaia del caro gasolio: uscire in barca non conviene più, poichè il pescato non garantisce nemmeno la copertura delle spese.
Nei giorni scorsi era stato dichiarato lo stato di agitazione, adesso i pescatori del paese marinaro hanno annunciato lo stop che arriverà dopo il fermo biologico di settembre che stanno rispettando.
Ieri una rappresentanza di operatori si è riunita nell’aula consiliare di via Lucio Tasca per prendere una decisione drastica. “Uscire in mare – ha raccontato Angelo Cannarella – alle condizioni attuali, non è più conveniente. Il prezzo del gasolio si attesta oggi a 1,35 euro al litro, con un aumento di circa cinque centesimi nelle ultime settimane”. Restano incerte le cause di questo rincaro, che i pescatori non sono in grado di attribuire con certezza a fattori speculativi o ad altre dinamiche di mercato.
La marineria di Portopalo non è sola in questa scelta. Il fermo prolungato coinvolge, nello stesso periodo, le principali marinerie siciliane, tra cui Sciacca, Licata, Mazara del Vallo, Pozzallo, Siracusa e Catania. I rappresentanti delle diverse flotte si stanno coordinando giorno per giorno per organizzare un’iniziativa comune e chiedere un incontro alle istituzioni regionali, nel tentativo di trovare una risposta condivisa alla crisi del settore.
«Dopo il fermo – ha proseguito Cannarella – continuiamo a stare fermi perché è antieconomico andare a lavorare. Ci aggiorniamo giorno per giorno e ci stiamo organizzando con le altre marinerie per chiedere incontri a livello regionale. Il gasolio è la nostra fonte più importante di spesa, e con questi prezzi non è conveniente andare a lavorare. Non vogliamo andare in mare solo per svuotare portafogli, che sono già vuoti».










