Salute mentale, Sgarlata e Carbonaro all’Asp: “Maggiore attenzione”

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I dottori Gaetano Sgarlata e Carmela Carbonaro, rispettivamente presidente regionale e delegata provinciale dell’associazione “Si può fare per il lavoro di comunità”, chiedono all’Asp una maggiore attenzione, adeguata alla legislazione vigente, per un settore molto delicato come quello della salute mentale.

“Nei giorni scorsi – scrivono i due – abbiamo avuto degli incontri con il direttore sanitario dell’Asp, Madonia, con il direttore del Dsm, Cafiso e con i direttori facenti funzione dei tre servizi di salute mentale, per sottoporre le gravi carenze assistenziali che nell’ultimo anno si sono venute a creare nei servizi che gestisce l’Asp in favore dei pazienti affetti da patologia psichiatrica”.

Nello specifico Sgarlata e Carbonaro lamentano: la perdurante chiusura del Servizio psichiatrico di diagnosi e cura di Avola che priva la zona sud della provincia di un servizio essenziale; l’ipo funzionamento per motivi strutturali del Centro diurno di Siracusa che ha rappresentato per anni una efficace risposta riabilitativa per 30 utenti; la incredibile ubicazione di diversi centri di salute mentale (Noto, Avola ed Augusta) presso gli ospedali e non nel contesto abitativo contravvenendo ad ogni principio legislativo e di logica assistenziale, oltre che la momentanea chiusura dell’ambulatorio di Rosolini.  

“In particolare a Noto – spiegano Sgarlata e Carbonaro – è successo che locali ritenuti inagibili per il centro di salute mentale siano stati assegnati ad altri servizi sempre dell’Asp”.

Per i rappresentati dell’associazione “Si può fare per il lavoro in comunità” non andrebbe sottovalutata la scopertura di ben 30 posti in pianta organica di operatori della salute mentale; la mancanza di attivazione della Consulta delle associazioni dei familiari; l’emanazione del Pal (piano di azione locale) che mancherebbe da 6 anni. A queste si sommerebbero anche delle criticità relative al Covid, ovvero: la mancata vaccinazione dei pazienti ricoverati nelle Comunità alloggio e per gli utenti e gli operatori delle Cta (Comunità terapeutiche assistite ) ad eccezione degli operatori di Brucoli.

“Abbiamo avuto una promessa di accelerazione per le Cta, mentre non pare essere sentito il problema delle Comunità alloggio”. “Nel complesso – concludono i due – le risposte sono state soprattutto interlocutorie ed insoddisfacenti anche se finalmente si è aperto un dialogo. Noi continueremo a vigilare e a sollecitare l’Asp perché non possiamo tollerare che un settore così delicato dell’assistenza non sia attenzionato in maniera adeguata e coerentemente alla legislazione vigente.

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