“Gran parte degli incendi sono di origine dolosa. La Sicilia continua a subire l’aggressione di un nemico che non si ferma nemmeno davanti a riserve naturali, siti archeologici, boschi spontanei centenari riducendola a una uniforme e sempre più povera macchia nera. Chi è questo nemico? Perché resta impunito? Dove sono le istituzioni? Ogni ettaro bruciato è un passo verso la desertificazione!”.
La Giornata mondiale della desertificazione celebrata ieri è stata l’occasione per il Mai (Movimento antincendio ibleo) per lanciare l’ennesimo appello in difesa del prezioso patrimonio naturalistico siciliano ed in particolare del Sud Est dell’Isola.
“Anno dopo anno, criminali indisturbati si accaniscono accentuando in modo irreversibile la “calvizie” delle nostre colline – scrivono in una nota diffusa ieri gli attivisti del Mai -. Che grave errore compie chi pensa: ‘Sono solo arbusti!’. Ogni volta che prende fuoco la gariga, vegetazione tipica mediterranea composta da bassi arbusti, viene ritardata la formazione successiva della macchia che è alla base della nascita del bosco. Piante come timo, salvia, erica, che ancora crescono spontanee, sono fonte di vita non solo per il futuro bosco, ma anche per le preziose e fragili api”.
Per la stagione 2020 il Sistema europeo d’informazione sugli incendi boschivi (EFFIS) stima una superficie totale bruciata di 35.900 ettari. Di fronte all’evidente mancanza di interventi di prevenzione e di una seria strategia di contrasto, è reale il rischio che la Sicilia viva una stagione 2021 ancora peggiore.
“La Sicilia che sogniamo, la Sicilia che vogliamo ha i colori della natura rigogliosa. Il mondo ci invidia luoghi quali Cava Grande, Vendicari, Pantalica – si chiude l’appello – allora diciamo al mondo: Indigniamoci! Ribelliamoci! Fermiamo la desertificazione!”.





