Aggiornato al 03/02/2026 - 18:49
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Preoccupazione

Bioraffineria Priolo, Fiom: “Realtà cinica, persi già 600 posti nell’indotto. Serve una vertenza generale”

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Antonio Recano (FIOM) lancia l’allarme citando il report CEFIC sulla crisi chimica europea. “Nessuna garanzia occupazionale, solo una reazione a catena di dismissioni. Coinvolgere subito Sasol, Isab, IAS e Sonatrach”

L’annuncio della partnership tra Eni e Q8 per la nuova Bioraffineria di Priolo non convince i metalmeccanici. Se la politica e altre sigle sindacali vedono il bicchiere mezzo pieno, la FIOM Cgil di Siracusa, per voce del segretario Antonio Recano, getta acqua sul fuoco dell’entusiasmo, parlando di una “realtà cinicamente chiara”.

L’analisi di Recano parte dai dati macroeconomici. Il recente report CEFIC (European Chemical closures & investments radar 2022-2025) certifica una crisi profonda: 20mila posti di lavoro persi in Europa dal 2022 al 2025 e altri 89mila a rischio. «Questo dato conferma la crisi di un settore, quello della chimica, su cui pesa l’azzeramento degli investimenti annuali – spiega Recano –. In questo scenario si pone la chiusura degli impianti di ENI Versalis a Priolo, dove la dismissione della chimica di base rischia di trasformare la transizione ecologica in una scorciatoia verso la desertificazione industriale».

Il comunicato congiunto dei due colossi energetici fissa la conclusione dei lavori per la Bioraffineria entro la fine del 2028. Una data troppo lontana secondo la FIOM. «Chi si aspettava impegni precisi su come tutelare l’occupazione sarà rimasto deluso. L’azienda è poco chiara sulla forza lavoro impiegata nelle singole fasi e sul coinvolgimento delle aziende locali. Insomma, la solita politica dei due tempi: oggi si chiude, domani forse si investirà».

Il vero nodo è l’impatto immediato sull’indotto. La FIOM denuncia numeri drammatici: «Cosa difficile da digerire per i lavoratori di un indotto che perde ogni giorno pezzi: nel solo settore metalmeccanico sono già circa 600 i contratti risolti». Secondo Recano, il piano di dismissione del cracking ha innescato una “reazione a catena” che sta sgretolando il tessuto produttivo locale prima ancora che arrivino le nuove iniziative green.

Per i metalmeccanici Cgil, l’unica via d’uscita è smettere di guardare ai singoli pezzi e affrontare il puzzle intero. «Occorre affrontare il problema in un perimetro complessivo che includa Eni Versalis, Sasol, Isab Goi, IAS e Sonatrach – conclude Recano –. Serve una strategia nazionale capace di riqualificare le produzioni e smarcare il paese dalla dipendenza energetica, per non perdere l’occasione di agganciare un processo di transizione governato e non subito».

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