Fenomeno “onde di tempesta” con innalzamento generalizzato del mare. Bassa pressione e venti persistenti creano swell in mare aperto.
In questi giorni Sicilia, Sardegna e Calabria sono state colpite da un’ondata di maltempo eccezionale dovuta alla tempesta Harry. La situazione è in miglioramento e la crisi dovrebbe rientrare nella giornata di domani, giovedì 22 gennaio, anche se continua esserci l’allerta rossa da parte della protezione civile.
A Siracusa 15 famiglie evacuate dalle zone considerate più a rischio. Con apposita ordinanza infatti nella tarda serata di martedì, il Comune di Siracusa ha diramato alle redazioni, la disposizione di evacuazione di ben otto zone ritenute a rischio a causa della esondazione del fiume Anapo, con la conseguente decisione di adottare una misura di viabilità per gli automobilisti provenienti dalla parte nord della provincia, nello specifico da Solarino, Sortino, Floridia. Strade chiuse per frane, cadute di alberi nella zona montana hanno reso la circolazione complicata. A Marzamemi sono state evacuate 40 persone in via precauzionale. Ad Augusta e Siracusa si sono registrati i danni ppiù ingenti. Si stimano danni per circa 48 milioni di euro tra il capoluogo e Augusta.
A Catania decine di famiglie sono state costrette all’evacuazione. Precipitazioni di eccezionale intensità hanno raggiunto cumulati fino a 600 millimetri nelle aree attorno all’Etna; venti impetuosi hanno soffiato con raffiche comprese tra i 20 e i 120 chilometri orari; soprattutto, violente mareggiate hanno devastato il litorale. Le onde hanno toccato un’altezza record di 16 metri.
Ma a cosa è riconducibile un fenomeno di tale portata? Dal punto di vista meteorologico, quanto osservato rientra nel quadro delle cosiddette “onde di tempesta”, o storm surge. Tecnicamente si chiamano Storm surge. Nel concreto sono fenomeni molto simili a piccoli tsunami: ondate di marea molto violente associate a fenomeni di bassa pressione (tipicamente dei cicloni tropicali) che per la loro violenza provocano gravissimi danni sulle coste. Non si tratta di singole onde eccezionalmente alte, bensì di un innalzamento generalizzato del livello del mare. Le tempeste, infatti, sono associate a sistemi di bassa pressione: una pressione atmosferica ridotta esercita una minore forza verso il basso sulla superficie marina, consentendo al mare di sollevarsi, come se venisse parzialmente risucchiato verso l’alto. A ciò si aggiunge l’azione dei forti venti, che spingono questa massa d’acqua, generando onde di notevole entità.
Determinante, nel caso specifico, è stato il luogo di formazione delle onde: non in prossimità della costa, ma in mare aperto, sotto l’azione persistente dei venti della tempesta. Questo ha permesso alle onde di accumulare energia per decine di chilometri prima di infrangersi sulla terraferma, arrivando così con un’altezza e una forza decisamente superiori. È il fenomeno noto come swell (rigonfiamento). In sintesi, l’intensità dei venti del ciclone Harry, unita alla loro durata e all’ampia superficie marina interessata, ha concorso a determinare una mareggiata di portata storica.
Considerando inoltre l’ingente quantità di pioggia caduta e la presenza di venti con caratteristiche prossime a quelle di un uragano, l’evento può essere definito come una delle ondate di maltempo più estreme che il Sud Italia abbia sperimentato negli ultimi anni. L’eccezionalità della tempesta Harry risiede anche nella sua origine: formatasi nel Nord Africa, quindi ricca di aria calda e umida, ha incontrato una barriera di aria fredda associata a un’area di alta pressione che l’ha di fatto bloccata sul Mezzogiorno. Questo stallo ha provocato il rilascio concentrato della sua energia distruttiva sulla stessa area per tre giorni consecutivi.
In questi giorni Sicilia, Sardegna e Calabria sono state colpite da un’ondata di maltempo eccezionale dovuta alla tempesta Harry. La situazione è in miglioramento e la crisi dovrebbe rientrare nella giornata di domani, giovedì 22 gennaio, anche se continua ad esserci l’allerta rossa da parte della Protezione Civile. Il bilancio provvisorio parla di danni ingentissimi, con stime che raggiungono i 48 milioni di euro solo tra Siracusa e Augusta, evacua zioni di decine di famiglie e un fenomeno meteorologico di portata storica.
A Siracusa 15 famiglie sono state evacuate dalle zone considerate più a rischio. Con apposita ordinanza infatti nella tarda serata di martedì 20 gennaio, il Comune di Siracusa ha diramato la disposizione di evacuazione di ben otto zone ritenute a rischio a causa della esondazione del fiume Anapo:
- Pantanelli
- Traversa Cozzo Pantano
- Fonte Ciane
- Zona Laganelli
- Zona Serramendola
- Zona Cozzo Pantano
- Traversa Case Bianche
- Zona Mottava
Con la conseguente decisione di adottare misure di viabilità per gli automobilisti provenienti dalla parte nord della provincia, nello specifico da Solarino, Sortino, Floridia. Strade chiuse per frane, cadute di alberi nella zona montana hanno reso la circolazione complicata.
Le 15 persone evacuate – due donne sole, un nucleo familiare di sei persone, un nucleo con persona disabile e quattro adulti, due anziani – sono state alloggiate presso l’Hotel Scala Greca dove hanno ricevuto assistenza completa.
A Marzamemi, frazione costiera di Pachino particolarmente esposta alle mareggiate, sono state evacuate 40 persone in via precauzionale, considerata la violenza eccezionale delle onde che hanno martellato il litorale sud-orientale della Sicilia per tre giorni consecutivi.
Ad Augusta e Siracusa si sono registrati i danni più ingenti. Si stimano danni per circa 48 milioni di euro tra il capoluogo e Augusta, causati da:
I Vigili del Fuoco hanno effettuato oltre 170 interventi in 48 ore nella sola provincia di Siracusa, per emergenze legate ad alberi abbattuti, allagamenti, strutture pericolanti e soccorso a persone in difficoltà.
Il personale ha operato in condizioni estreme, con turni raddoppiati e l’impiego di squadre specializzate in assetto fluviale-alluvionale.
A Catania decine di famiglie sono state costrette all’evacuazione. Precipitazioni di eccezionale intensità hanno raggiunto cumulati fino a 600 millimetri nelle aree attorno all’Etna – l’equivalente di sei mesi di pioggia concentrati in 48 ore.
Venti impetuosi hanno soffiato con raffiche comprese tra i 20 e i 120 chilometri orari. Soprattutto, violente mareggiate hanno devastato il litorale catanese. Le onde hanno toccato un’altezza record di 16 metri, causando danni ingentissimi a:
- Lungomare e passeggiate costiere
- Porto di Catania e infrastrutture portuali
- Stabilimenti balneari e attività commerciali
- Abitazioni e hotel fronte mare
- Strade litoranee e sottopassi
Ma a cosa è riconducibile un fenomeno di tale portata? Dal punto di vista meteorologico, quanto osservato rientra nel quadro delle cosiddette “onde di tempesta”, o storm surge.
Non si tratta di singole onde eccezionalmente alte, bensì di un innalzamento generalizzato del livello del mare. Le tempeste, infatti, sono associate a sistemi di bassa pressione: una pressione atmosferica ridotta esercita una minore forza verso il basso sulla superficie marina, consentendo al mare di sollevarsi, come se venisse parzialmente risucchiato verso l’alto.
A ciò si aggiunge l’azione dei forti venti, che spingono questa massa d’acqua, generando onde di notevole entità.
Determinante, nel caso specifico, è stato il luogo di formazione delle onde: non in prossimità della costa, ma in mare aperto, sotto l’azione persistente dei venti della tempesta.
Questo ha permesso alle onde di accumulare energia per decine di chilometri prima di infrangersi sulla terraferma, arrivando così con un’altezza e una forza decisamente superiori. È il fenomeno noto come swell (onda lunga).
In sintesi, l’intensità dei venti del ciclone Harry, unita alla loro durata (tre giorni consecutivi) e all’ampia superficie marina interessata, ha concorso a determinare una mareggiata di portata storica.
Considerando inoltre l’ingente quantità di pioggia caduta (600mm) e la presenza di venti con caratteristiche prossime a quelle di un uragano (120 km/h), l’evento può essere definito come una delle ondate di maltempo più estreme che il Sud Italia abbia sperimentato negli ultimi anni.
L’eccezionalità della tempesta Harry risiede anche nella sua origine:
- Formatasi nel Nord Africa, quindi ricca di aria calda e umida
- Ha incontrato una barriera di aria fredda associata a un’area di alta pressione
- Questo l’ha di fatto bloccata sul Mezzogiorno per tre giorni
- Lo stallo ha provocato il rilascio concentrato della sua energia distruttiva sulla stessa area
Si è trattato quindi di un medicane (Mediterranean Hurricane) – un ciclone con caratteristiche subtropicali – che, invece di transitare rapidamente come normalmente avviene, è rimasto semi-stazionario sulla Sicilia orientale, scaricando la sua energia su un’area relativamente limitata con effetti devastanti.
La rete stradale provinciale e comunale ha subito danni ingenti:
- SP 40 Cassaro-Ferla: chiusa per distacchi rocciosi
- SP 39 Buscemi Sud: chiusa precauzionalmente
- SP 10 Cassaro-Ferla: frana al secondo tornante
- SP 28 Solarino-Sortino: albero caduto
- Numerose strade comunali interrotte o danneggiate
La circolazione dalle zone montane verso Siracusa è rimasta compromessa per l’intera durata dell’emergenza.
La situazione è in graduale miglioramento da mercoledì 21 gennaio sera, con:
- Cessazione delle precipitazioni più intense
- Attenuazione dei venti
- Rientro delle mareggiate
- Deflusso progressivo delle acque alluvionali
L’allerta è passata da rossa ad arancione in provincia di Siracusa per precauzione nella giornata di mercoledì 21 gennaio.
Il rientro degli evacuati nelle loro abitazioni avverrà dopo i necessari sopralluoghi tecnici per verificare l’agibilità degli edifici e la sicurezza delle aree interessate.
Si tratta del secondo medicane, di forte intensità che ha colpito la fascia costiera del siracusa. Due anni fa la forte tempesta che si abbatte su Siracusa fu battezzata Apollo.







