L’importanza della prevenzione e delle Case della Comunità a supporto delle famiglie
Di fronte a un progressivo invecchiamento demografico, il presidente del Comitato Consultivo dell’Asp, Salvo Sorbello, ha evidenziato l’urgenza di attivare le Case della Comunità per la prevenzione e ha posto l’attenzione sull’eccessiva centralità ospedaliera della sanità, che lascia le famiglie e i caregiver privi di un supporto strutturato.
“A mio avviso non c’è ancora una corretta percezione che la demenza rappresenti una delle principali sfide sanitarie e sociali del nostro tempo anche nella nostra provincia.” – dichiara Salvo Sorbello – “Fa bene l’Asp a dotarsi di strumenti diagnostici sempre più accurati ed aggiornati, indispensabili per identificare la malattia nelle sue fasi iniziali, ma serve anche la prevenzione”.
“Da anni insistiamo, inascoltati, sulla necessità di attivare realmente le Case della Comunità. Sono costate tanto, ma nessuno ancora in effetti le conosce. Potrebbero invece aiutare le persone a prendersi cura della salute cardiovascolare e a controllare fattori di rischio come ipertensione, diabete, fumo e perdita dell’udito” – spiega Sorbello -.
Il presidente del Comitato Consultivo si esprime poi sulla gestione della malattia e sul sovraccarico degli ospedali, spesso usati come unico ammortizzatore sociale.
“La risposta assistenziale fornita dalle nostre istituzioni pubbliche è inadeguata. C’è ancora un’errata visione ospedalocentrica: quanti anziani vengono lasciati per ore da soli sulle barelle del pronto soccorso? Servono invece strutture diffuse nel territorio, capaci di alleviare i problemi quotidiani” – prosegue Sorbello -.
“Esiste una frammentazione di competenze e chi assiste questi malati si ritrova da solo a fronteggiare disturbi comportamentali pesanti. Il problema a cui spero che l’Asp sia in grado di fornire una soluzione è mettere a disposizione strutture adeguate. Non dimentichiamo che abbiamo sempre davanti persone e famiglie. Chi vive con una demenza non perde la propria identità, la propria storia o il bisogno di essere ascoltato, rispettato e accolto” – conclude Sorbello -.











