L’ex moschea acquistata da François Koltès, fratello del drammaturgo Bernard-Marie, ospita mostre, teatro e laboratori di antichi mestieri
Nel cuore della Borgata, a Siracusa, un’ex moschea è diventata un luogo di riferimento per artisti e associazioni. Si chiama Spazio38 ed è nato dall’incontro tra quella che oggi è diventata la sua responsabile, Carmela Marica Tomasello, e François Koltès, rinomato regista francese e filantropo che vive in città da circa vent’anni e si divide tra Siracusa e Parigi.
Koltès è una personalità poliedrica, si respira un po’ della sua storia percorrendo gli spazi della sala: rabdomante, cerca acqua nel sottosuolo, e fondatore di Action Directe Sahel, associazione che costruisce pozzi d’acqua potabile in Africa. Uno di questi, in Togo, porta il nome di Ortigia. E Koltès in Togo si trova anche adesso. Alla soglia degli ottant’anni non smette di cercare l’acqua per chi ne ha bisogno. Prima di partire ha affidato lo spazio a Tomasello: «Mi ha regalato questo spazio – racconta la responsabile – e mi ha detto di gestirlo». L’idea alla base è creare bellezza e accoglierla. Portare aria agli artisti, o uno spazio in cui incontrarsi, creare, o semplicemente poter essere. Perchè quello che si percepisce è che in qualche modo in città, la famosa capitale della cultura greca, l’arte debba essere sempre legittimata, spiegata, giustificata. E forse in questo credono Koltès e Tomasello, nella possibilità di concedere una spazio di legittimazione alla pluralità di espressione, senza troppi fronzoli o vincoli.
François Koltès è il fratello di Bernard-Marie Koltès, tra i drammaturghi francesi più importanti del Novecento, a cui anche Treccani dedica una voce. Nato a Metz nel 1948 e morto a Parigi nel 1989, Bernard-Marie è autore di testi come La notte poco prima delle foreste e Roberto Zucco. Il suo teatro racconta solitudine, periferie ed estraneità, con un legame forte con l’Africa. Secondo Treccani, un viaggio in Nigeria e in Guatemala gli ispirò Lotta di negro e cani, messa in scena da Patrice Chéreau, regista di quasi tutti i suoi testi. Quel legame resta vivo oggi nell’attività del fratello. Sugli scaffali piccole e medie statue di legno parlano della cultura africana. Tomasello racconta di averle spolverate minuziosamente, una per una, per far rivivere il ricordo, per custodire, per tutelare quel tesoro e ancora una volta dargli lustro, spazio, legittimarlo.
Un monologo tratto da La notte poco prima delle foreste di Bernard-Marie è stato portato anche sul palco del Festival di Sanremo da Pierfrancesco Favino, nella serata finale del 10 febbraio 2018. Il testo parla di un uomo straniero che si sente escluso. Così a volte si sentono gli artisti. Ecco quale luogo Spazio38 non vuole essere, non vuole escludere, vuole illuminare, come luminosa è la vitalità che si respira una volta varcata la soglia.
Uno dei tratti che colpisce è la semplicità, anche nei gesti di Tomasello, che della semplicità ha fatto un vessillo. «François è stato abituato per tutta la vita a incontrare e frequentare una società elegante fatta di lusso e sfarzo – procede Tomasello – ma io sono rimasta colpita dalla sua semplicità e spero e penso che lui sia rimasto colpito dalla mia. Nella semplicità abita la cifra anche di ciò che è genuino e non costruito, dell’autenticità. Così tu in quanto persona vali per quello che sei, non per quello che fai o hai fatto in passato. François è una di quelle persone che vale a prescindere dalla sua carriera di regista, gli importa davvero degli altri». La famiglia Koltès vive di arte e di bellezza e ha i mezzi per scegliere come impiegarli. Il regista ha, quindi, deciso di mettere a disposizione un luogo nella Borgata e della Borgata, quartiere non turistico e complesso, a differenza di Ortigia, anche perché diventi vivo e frequentato.
Oggi Spazio38 ospita la mostra fotografica C’est Paris, con gli scatti di François e le opere d’arte africana appartenenti alla famiglia. Qui è nato anche il collettivo Tikè, guidato dall’attore Silvio Laviano che sabato 21 e domenica 22 novembre proporrà il workshop Un viaggio alla scoperta di un gioco molto serio che ha come regola fondamentale e imprescindibile la realtà del cuore.
Per Koltès e Tomasello ciò che anima Spazio38 è fare rete e creare qualcosa di nuovo. Tra le idee anche una serie di laboratori dedicati agli antichi mestieri, con gli artigiani e gli anziani della zona che li praticano ancora. «Dovrò girare le attività e andare a scunciare le persone – conclude Tomasello – per incuriosire e coinvolgere anche gli artigiani».






