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Il ciclone Harry, la peggiore burrasca degli ultimi anni: cos’è e perché è così pericoloso per la Sicilia

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La peggiore tempesta degli ultimi anni colpirà lo Ionio tra lunedì e martedì. Mareggiate devastanti su tutto il fronte orientale siciliano

SICILIA – I modelli meteorologici confermano una fase molto critica nella prima parte della settimana a causa dell’approfondimento sul Canale di Sardegna di una depressione che avrà le caratteristiche di un ciclone mediterraneo. Harry, questo il nome attribuito dall’agenzia meteorologica spagnola, avrà un impatto significativo in termini di precipitazioni, ma le maggiori criticità riguarderanno i venti, le condizioni del mare e le intense mareggiate che si abbatteranno lungo tutte le coste esposte, con un picco di onda che potrà raggiungere 8-9 metri. L’evoluzione potrà essere tale da determinare la peggiore burrasca degli ultimi anni.

Le province di Siracusa, Catania e Messina sul fronte ionico sono particolarmente esposte, insieme al versante calabrese che affaccia sullo stesso bacino. Gli esperti avvertono: si tratta di condizioni marine eccezionali che richiederanno la massima prudenza e il rispetto assoluto delle ordinanze di chiusura dei porti e dei divieti di navigazione.

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Un ciclone di straordinaria potenza identificato come “Harry” sta attirando l’attenzione dei meteorologi e dei cittadini in diverse regioni del Sud Europa, con un impatto particolarmente forte sull’Italia meridionale: Sardegna, Sicilia e Calabria. Si tratta di un evento atmosferico di portata eccezionale, tanto da essere descritto nei bollettini come un “mega-ciclone” di scala significativa, con potenziali effetti anche su Francia, Malta e Nord Africa.

Ma cosa rende questo fenomeno così particolare e pericoloso? E perché viene chiamato “ciclone” quando non si tratta di un uragano tropicale? Gli esperti di meteorologia forniscono le risposte necessarie per comprendere la natura di questo sistema atmosferico.

Che cos’è il ciclone “Harry”?

Il termine ciclone in meteorologia indica un sistema di bassa pressione attorno al quale i venti si muovono in senso antiorario nell’emisfero settentrionale. Nel contesto del Mediterraneo, questi fenomeni non sono esattamente cicloni tropicali come quelli che si formano nei tropici, ma piuttosto sistemi depressionari mediterranei, spesso chiamati “medicane” dai meteorologi, acronimo che fonde le parole “Mediterranean” e “hurricane”.

Questi sistemi possono assumere intensità e caratteristiche eccezionali soprattutto nel periodo invernale, quando il contrasto termico tra le masse d’aria fredda provenienti dal nord e le acque relativamente calde del Mediterraneo crea le condizioni ideali per il loro sviluppo.

Le caratteristiche che rendono Harry eccezionale

Diversi elementi contribuiscono a classificare Harry come un evento di portata straordinaria:

La profondità della depressione: Il centro del sistema presenta valori di pressione atmosferica particolarmente bassi, segno di un’intensa circolazione ciclonica capace di generare venti molto forti e fenomeni precipitativi eccezionali.

L’estensione geografica: Il sistema interessa contemporaneamente un’area vastissima del Mediterraneo, dalla costa algerina alla Sicilia, dalla Sardegna alla Calabria, con effetti che si estendono potenzialmente fino a Malta, Francia meridionale e Nord Africa.

La persistenza temporale: A differenza di sistemi depressionari che transitano rapidamente, Harry si muove lentamente, garantendo fenomeni intensi e prolungati sulle stesse aree per diverse ore, con conseguente accumulo di precipitazioni eccezionali.

L’energia disponibile: Il ciclone trae la propria energia dalle acque del Mediterraneo, ancora relativamente miti per la stagione, e dai forti venti meridionali carichi di umidità che alimentano continuamente il sistema.

Mari e venti lunedì: Forte tramontana sul ponente ligure con raffiche al largo fino a 100 km/h. Forte levante su Tirreno centrale e Sardegna con raffiche fino a 100 km/h. Forte Scirocco su Tirreno meridionale, Canale di Sardegna, Stretto di Sicilia e Ionio meridionale con raffiche fino a 100 km/h.

I medicane sono fenomeni rari ma documentati nel Mediterraneo. Si formano in media poche volte l’anno e solo in condizioni molto specifiche. Pur non raggiungendo mai l’intensità degli uragani atlantici, possono comunque causare danni significativi a causa di:

  • Venti molto forti, con raffiche che possono superare i 100-130 km/h
  • Precipitazioni intense concentrate in poche ore
  • Mareggiate eccezionali lungo le coste esposte
  • Fenomeni vorticosi locali e tornado marini

La struttura di un medicane presenta alcune analogie con quella dei cicloni tropicali: un nucleo centrale relativamente caldo, una circolazione simmetrica dei venti e, talvolta, anche la formazione di un “occhio” centrale visibile dalle immagini satellitari.

Per la Sicilia, in particolare le province orientali di Messina, Catania, Siracusa e Ragusa, Harry rappresenta una minaccia concreta. Le correnti di Scirocco associate al sistema portano aria calda e molto umida che, incontrando i rilievi dell’isola, genera precipitazioni eccezionali per effetto orografico.

Gli accumuli previsti di oltre 200 millimetri in poche ore equivalgono a quanto normalmente cade in due-tre mesi, con conseguente rischio di alluvioni lampo, esondazioni di torrenti e frane.

La comprensione della natura del fenomeno è fondamentale per adottare comportamenti corretti e seguire le indicazioni delle autorità di Protezione Civile durante le fasi più acute dell’evento.

I mari saranno fino a grossi nei bacini di ponente, il Tirreno e i Canali. Forti mareggiate attese sul Cagliaritano, sul Siracusano, sul Catanese, sul Messinese ionico, sul Reggino ionico e il Catanzarese. Picchi di onda fino a 6 metri su Ionio e Stretto di Sicilia nella giornata di lunedì, con condizioni destinate a peggiorare ulteriormente.

Le coste orientali della Sicilia, da Messina a Siracusa passando per Catania, subiranno l’impatto diretto delle onde generate dai venti di Scirocco che soffiano da sud-est, scaricando tutta la loro energia accumulata su centinaia di chilometri di fetch marino.

Martedì 20 gennaio: il picco della tempesta

Mari e venti martedì: Forte tramontana sulla Liguria occidentale con raffiche al largo fino a 100 km/h. Forte levante sul Tirreno e sul Canale di Sardegna con raffiche anche oltre i 100 km/h. Forte Scirocco su Stretto di Sicilia, Ionio meridionale e settentrionale con raffiche anche sopra i 100 km/h.

Mari grossi nei bacini occidentali e in quelli meridionali con onda massima fino a 8-9 metri. Questa è la giornata più critica, quella in cui il ciclone Harry mostrerà tutta la sua potenza distruttiva. Intense mareggiate sul Cagliaritano, sul Siracusano, sul Catanese, sul Messinese ionico, sul Reggino ionico, il Catanzarese e il Crotonese.

Onde di 8-9 metri rappresentano un fenomeno eccezionale per il Mediterraneo: si tratta di muraglie d’acqua alte come palazzi di tre piani che si abbatteranno con violenza sulle infrastrutture costiere, sui porti, sulle spiagge e su tutto ciò che si trova a livello del mare o poco sopra.

Mari e venti mercoledì: Si attenuano tramontana e grecale sui bacini centro-settentrionali. Ancora forte Scirocco sullo Ionio. Mari ancora grossi sullo Ionio, moto ondoso in calo sugli altri. Possibili ancora forti mareggiate su Crotonese e Catanzarese.

La situazione inizierà a migliorare gradualmente, ma lo Ionio rimarrà ancora in condizioni critiche per buona parte della giornata. Solo nella serata di mercoledì si potrà parlare di un reale miglioramento delle condizioni marine.

Di fronte a una burrasca di questa intensità, le autorità marittime e la Protezione Civile raccomandano:

  • Divieto assoluto di navigazione per tutte le imbarcazioni, sia da diporto che commerciali, nei bacini interessati
  • Non avvicinarsi alle coste durante le fasi di picco delle mareggiate
  • Mettere in sicurezza natanti e strutture portuali
  • Spostare veicoli parcheggiati lungo i litorali esposti
  • Evitare passeggiate sui moli, scogliere e lungomare durante le giornate di lunedì e martedì
  • Prestare attenzione agli allagamenti delle zone costiere basse

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