A processo i medici Marco e Marco Antonio Procopio, padre e figlio, per la tragica fine della ventiduenne di Lentini deceduta dopo un intervento di chirurgia estetica al naso. Il deputato Scerra (M5S): maggiori controlli nelle strutture sanitarie
Il gup del tribunale di Roma ha rinviato a giudizio Marco e Marco Antonio Procopio, padre e figlio, titolari di uno studio di chirurgia estetica all’Eur dove Margaret Spada, 22enne di Lentini, si era sottoposta a un intervento al naso, morendo tre giorni dopo, il 7 novembre 2024. I due medici sono accusati di omicidio colposo, il processo si aprirà a marzo.
Dalle indagini della Procura di Roma, condotte dalla pm Eleonora Fini, era emersa l’assenza delle autorizzazioni necessarie all’esercizio dell’attività chirurgica da parte dell’ambulatorio. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i due medici avrebbero atteso circa 15 minuti prima di chiamare i soccorsi, un ritardo che, sempre secondo la Procura, sarebbe risultato fatale per la giovane.
Sul caso è tornato il deputato del Movimento 5 Stelle Filippo Scerra, che aveva già seguito la vicenda con precedenti iniziative parlamentari. “Il rinvio a giudizio dei due medici è un passaggio importante nell’accertamento della verità sulla morte di Margaret Spada. Sarà naturalmente la magistratura, nel processo, a stabilire eventuali responsabilità, ma questa vicenda continua a porre interrogativi che avevo già sollevato nelle mie precedenti iniziative parlamentari”, ha dichiarato.
Il deputato ha ricordato di aver chiesto al Governo chiarimenti sui livelli di sicurezza e sui controlli nelle strutture dove si effettuano interventi di medicina e chirurgia estetica, oltre ad aver sollevato la questione del good standing dei due medici coinvolti nella vicenda. Temi che, secondo Scerra, assumono oggi una rilevanza ancora maggiore alla luce di quanto accaduto. Il parlamentare ha infine espresso” vicinanza alla famiglia della giovane, sottolineando l’importanza di garantire i più elevati standard di sicurezza e adeguate garanzie professionali a chiunque si affidi a una struttura sanitaria”.












