Condanna a 325 anni di carcere complessivi 45 persone su 54 imputati nel maxiprocesso Nebrodi 2, che aveva colpito il sistema di truffe sui fondi europei per l’agricoltura
Sono 325 gli anni di carcere comminati a 45 condannati, su 54 imputati, nella sentenza del maxiprocesso Nebrodi 2, pronunciata dal Tribunale di Patti.
Il procedimento nasce dall’operazione del 6 febbraio 2024, quando centinaia di uomini della Guardia di Finanza, della Polizia di Stato e dei Carabinieri intervennero fin dalle prime luci dell’alba nel territorio dei Nebrodi, assicurando alla giustizia numerosi soggetti accusati di reati legati al sistema dei fondi europei per l’agricoltura. Un meccanismo di truffe milionarie interrotto dal protocollo che l’ex presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci, oggi europarlamentare del Movimento 5 Stelle, aveva promosso insieme all’allora prefetto di Messina Stefano Trotta, e che continua a essere applicato in tutta Italia.
Quello strumento è stato recepito nei tre cardini del nuovo Codice antimafia, votato in Parlamento il 27 settembre 2017, ponendo le basi per una normativa che consente alla magistratura e alle forze dell’ordine di contrastare un fenomeno che durava da anni. Per il suo impegno in questa battaglia, Antoci subì un grave attentato mafioso, dal quale si salvò grazie all’auto blindata e agli uomini della scorta della Polizia di Stato, poi promossi per merito straordinario e decorati con medaglia d’oro al valore civile per il conflitto a fuoco che gli salvò la vita quella notte.
Nell’ordinanza dell’operazione Nebrodi I, che generò il primo maxiprocesso, il giudice aveva scritto che nel contesto di truffe milionarie e di furto mafioso del territorio emergevano elementi utili a comprendere le ragioni di quell’attentato, in quanto Antoci si era posto in contrasto con interessi milionari della mafia. Da quella prima indagine nacque il maxiprocesso Nebrodi, che portò alla condanna in Cassazione di 50 imputati.
La sentenza di Nebrodi 2 arriva oggi a distanza di anni da quella prima inchiesta e rappresenta, secondo Antoci, un segnale diretto agli agricoltori e agli allevatori onesti che per anni hanno subito minacce, ritorsioni e la perdita economica di fondi europei finiti nelle tasche di criminali e truffatori.
“Siamo tutti riconoscenti alla Dda di Messina, ai Carabinieri, alla Guardia di Finanza e alla Polizia di Stato: il Tribunale di Patti ha confermato non solo il lavoro degli inquirenti ma anche il contesto in cui ci siamo mossi in questi anni”, dichiara Antoci, ricordando come quella notte la criminalità abbia tentato di fermare l’idea di una legge nazionale poi approvata e applicata in tutta Italia.












