Al centro del dibattito vi sono un alterco fisico con un dipendente comunale, un valzer di dimissioni presentate e poi ritirate, e la legittimità dell’ultimo Consiglio Comunale
Il Partito Democratico di Avola ha puntato il dito contro la gestione della vicenda da parte della sindaca Rossana Cannata. Secondo il PD, la prima cittadina si è dimostrata inadeguata, minimizzando l’accaduto con una “storiella da libro cuore” su una presunta stretta di mano pacificatrice tra Urso e il dipendente coinvolto nella rissa.
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Il PD accusa Urso di aver presentato “dimissioni fake”, inoltrate appositamente senza rispettare la normativa specifica.
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Questo vizio di forma non ha permesso l’accettazione immediata dell’atto, consentendo al consigliere di meditare e ritirare le dimissioni in un secondo momento.
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L’opposizione critica la Sindaca per la sua debolezza e per non aver aperto un’indagine interna volta a tutelare l’incolumità dei dipendenti comunali.
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Per il PD, la presenza di Urso in Consiglio rimane “inaccettabile” e il Palazzo di Città non deve trasformarsi in un luogo per la “resa dei conti” o per atteggiamenti di “squadrismo”.
Lo scontro procedurale: Forza Italia contro il Presidente Coletta
Il dibattito si è poi spostato sulla legittimità della seduta consiliare del 9 marzo, innescando un durissimo scontro tra il segretario comunale di Forza Italia, Antonio Orlando, e il Presidente del Consiglio Comunale, Salvatore Coletta.
Le accuse di Forza Italia:
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Antonio Orlando sostiene che le dimissioni di Urso, protocollate il 3 marzo 2026 tramite il sistema informatico “Halley”, fossero pienamente valide e immediate.
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FI accusa Coletta di aver violato la legge permettendo a un “privato cittadino” (Urso) di partecipare al Consiglio, rendendo di fatto nulle le delibere approvate per mancanza del quorum legale.
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Il direttivo di Forza Italia ha chiesto formalmente le dimissioni del Presidente Coletta, accusandolo di inadeguatezza, prepotenza e arroganza.
La replica del Presidente Coletta:
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Coletta difende la totale regolarità della seduta, affermando che Urso ha consegnato il foglio delle dimissioni a un dipendente non addetto al protocollo, senza autentica e senza delega.
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Il Presidente cita le sentenze del TAR per dimostrare che le dimissioni prive delle forme prescritte non hanno efficacia, sottolineando inoltre che tutti gli atti in aula sono stati validati dalla Segretaria Generale.
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Coletta invita l’opposizione a presentare ricorso in Prefettura o in Procura, ribadendo che la maggioranza continuerà a lavorare “con la legge dalla nostra parte e con la coscienza a posto”.
Forza Italia spaccata a metà
La vicenda ha fatto emergere pubblicamente una profonda frattura all’interno della sezione locale di Forza Italia.
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Da una parte, i consiglieri Iacono e Bellomo, guidati dal segretario Orlando, hanno disertato l’aula il 9 marzo organizzando un sit-in di protesta all’esterno del Palazzo.
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Dall’altra, i consiglieri Drovetti e Canonico e l’assessore Cancemi hanno partecipato regolarmente alla seduta e alle votazioni senza sollevare eccezioni.
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Mentre Coletta elogia la fazione rimasta in aula che “lavora per la città” accusando Orlando di cercare “passerelle mediatiche”, la segreteria di FI controbatte affermando che chi siede in aula sotto la loro sigla rappresenta solo se stesso e il proprio “attaccamento alla poltrona”.
Sperando di aver fatto un po’ di chiarezza, siamo però sicuri che la vicenda non si concluderà a breve.











