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PD Avola apre la campagna per il No al referendum del 22 e 23 marzo

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Iniziativa in Piazza San Sebastiano: il circolo cittadino spiega le ragioni della contrarietà alla riforma costituzionale sulla magistratura

Il Partito Democratico di Avola ha annunciato l’avvio della campagna per il voto al referendum del 22 e 23 marzo, a seguito di una riunione della Segreteria e del Direttivo svoltasi in data odierna. La proposta è stata avanzata dal segretario del circolo, Antonino Amato, ed è stata approvata all’unanimità dagli organismi dirigenti locali.

L’apertura ufficiale della campagna referendaria coinciderà con un’iniziativa a carattere nazionale prevista per il prossimo fine settimana. In questo contesto, sabato 7 febbraio il PD Avola sarà presente in Piazza San Sebastiano con un’iniziativa pubblica rivolta alla cittadinanza, finalizzata a illustrare le ragioni del NO.

Secondo quanto comunicato dal circolo cittadino, l’iniziativa ha l’obiettivo di fornire informazioni sul progetto di riforma promosso dal governo, ritenuto dal PD volto a indebolire il ruolo della magistratura e a porre le basi per una sua subordinazione al potere politico dell’esecutivo. La riforma interviene, come evidenziato nella nota, su sette articoli della Costituzione: 82, 102, 104, 105, 106, 107 e 110.

Nel comunicato si sottolinea come la riforma non affronti temi considerati centrali per i cittadini, quali una riforma complessiva dei processi e la riduzione della loro durata, ma punti invece alla separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e magistrati requirenti, con la conseguente creazione di organi di rappresentanza distinti e autonomi.

Alla separazione degli organi di rappresentanza si aggiunge, secondo quanto riportato, l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare, prevista dal nuovo articolo 105 della Costituzione. Tale organismo sostituirebbe l’attuale Consiglio Superiore della Magistratura nella gestione del sistema disciplinare. La composizione dell’Alta Corte, come indicato nella nota, prevederebbe nove componenti non togati nominati dalla politica e nove membri tra giudici e pubblici ministeri designati tramite sorteggio, con modalità non ancora definite.

Il PD Avola ribadisce la propria contrarietà alla riforma, sostenendo che essa non interviene sulla durata dei processi, sulla dotazione degli organici né sulla semplificazione burocratica, aspetti che incidono sui ritardi nello svolgimento delle cause. Nella comunicazione si afferma inoltre che la riforma porrebbe le premesse per un sistema giudiziario maggiormente condizionato dalle direttive del ministro della Giustizia e dell’esecutivo.

Alla luce di queste valutazioni, il Partito Democratico invita gli elettori a votare NO al referendum, ritenendo la riforma inutile e potenzialmente lesiva dell’indipendenza della magistratura, istituzione costituzionalmente garantita rispetto a ogni altro potere.

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