L’importanza del dialogo. L’esperienza di Rovereto, liceo delle Arti

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[vc_row][vc_column][vc_text_separator title=”Convivio a cura di Mario Blancato”][vc_column_text]Non sono giornalista di professione. Ma oggi voglio abbandonare le vesti dello studioso per citare e fare conoscere degli episodi, che più di tanti studi, dimostrano come il dialogo tra esseri pensanti e disinteressati possa liberare dall’angoscia e dalla paura. Non solo, ma il dialogo permette anche di rafforzare la coesione sociale e rendere lo stato più civile e più maturo.

I fatti.

il liceo Depero di Rovereto

Il liceo Depero di Rovereto (profondo Nord) ha elaborato un bellissimo progetto educativo, ideato e costruito dai colleghi – docenti (io appartengo alla stessa categoria) Claudia Cristoforetti, Marco Forte e Alberto Garniga, sostenuto dalla dirigente Daniela Simoncelli, sui temi del diritto alla cittadinanza e dell’arte come strumento di sensibilizzazione rispetto ad esso. Il titolo del progetto è fortemente ambizioso: “Scegli da che parte stare!” Oltre ai normali corsi (visioni di film, lezioni frontali sui temi dell’immigrazione, lezioni di storia) sono stati invitati a partecipare due persone, a noi molto care: il prof. Vincenzo Antonelli, prof. di diritto amministrativo presso la Cattolica di Roma, ed il prof. Elia Li Gioi, entrambi avolesi. Elia, per chi non lo sapesse non è solo un professore di storia dell’arte, ma è uno dei migliori artisti del nostro paese, autore di opere incomparabili per bellezza e sentimenti di pietà e compassione nei confronti dei migranti, che numerosi approdano in quel di Avola. Egli è stato il costruttore con quei pezzi di barconi, che hanno sfidato le tempeste nel mare tra la Sicilia e la vicina africa; Elia ha esposto le sue opere a Bruxelles e a New York, facendone poi dono al papa S. Giovanni Paolo II. Ma, ….sutor, ne ultra crepidam!. Non voglio enfatizzare.

Il progetto ha avuto il suo momento significativo anche con il video della dott. ssa Loredana Marchi, responsabile del museo di Bruxelles, la quale ha condiviso con gli studenti del Depero la sua esperienza di insegnante della lingua madre per i figli degli immigrati italiani in Belgio, grazie alla quale si è avvicinata al mondo del volontariato per l’integrazione culturale dei migranti.

Vincenzo Antonelli, docente università Cattolica Roma

Nel suo intervento il prof. Antonelli è partito dal suo vissuto, con l’affascinante racconto di alcuni eventi degli anni ‘90, dai misteriosi indumenti (che si seppero poi abbandonati dai migranti appena approdati a terra), ritrovati dal padre sotto gli alberi di limoni e mandorle, nei pressi di Avola, all’impegno di Don Carlo D’Antoni nella baraccopoli di Cassibile, fino al naufragio di Capo Passero del Natale del 1996, il primo di una lunga serie e il primo caso a sollevare le coscienze e ad aprire il dibattito pubblico sul problema delle migrazioni nel nostro Paese, grazie anche al bellissimo libro di Giovanni Maria Bellu, i fantasmi di Portopalo. Perché ancora oggi, tra chi intraprende la traversata per fuggire da guerra, fame, povertà, mancanza di libertà, sopravvivono solo i più forti: gli altri “se li mangia il deserto”, “se li prende in mare”, ha spiegato Antonelli, arrivando così a chiarire il titolo del progetto. “Scegli da che parte stare” vuol dire poter scegliere dove vivere con il riconoscimento dei pieni diritti, perché questo è, almeno in origine, il concetto di cittadinanza: “il diritto ad avere diritti”. Nella storia, ha continuato Antonelli, possiamo trovare molti esempi che dimostrano come negare la cittadinanza significhi trasformare le persone in numeri, senza diritti e identità, arrivando così al paradosso di “usare la cittadinanza per discriminare”. Risulta chiaro il riferimento ad Hannah Arendt, che ne “Le origini del totalitarismo” sancì che “il diritto ad avere diritti, o il diritto di ogni individuo ad appartenere all’umanità, dovrebbe essere garantito dall’umanità stessa”.

 

Elia Li Gioi e i pezzi dei barconi

Più toccante – anche perché più poetico e meno viziato dalla parola, che spesso diventa pura retorica – è stato il colloquio con Elia Li Gioi. I ragazzi sono rimasti sorpresi, si sono visti trasportare in un

mondo lontano, forse per loro distante, nella Sicilia, che prima immaginavano con la coppola, la lupara, e le donne sempre vestite di nero e afflitte dal male insulare, adesso trasformata in una terra dolcissima, accogliente, meticciata per storia e sopravvenienze esterne, ma terra che non nega a nessuno il diritto di essere accolto. Le parole di Elia, che ha spiegato anche le tecniche artistiche nell’uso dei materiali con le sue opere che vogliono “smuovere le coscienze” rispetto ai drammi che animano anche il nostro presente, ha parlato ai ragazzi del suo percorso umano ed artistico, sottolineando l’importanza di umanizzare gli spazi ed i tempi dell’arte, della politica, di ogni manifestazione del vivere. E qui entra in campo anche la seconda accezione del titolo del progetto: perché quello “scegli da che parte stare” è anche un richiamo alle nostre coscienze, è un invito a non restare indifferenti, a non macchiarsi di ignavia, a prendere una posizione. Come ha fatto Li Gioi, da sempre impegnato a favore dell’inclusione sociale e della promozione della cultura e della solidarietà, tanto che è stato nominato Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana dal Presidente Sergio Mattarella nel 2019, mentre il neonato Museo dei migranti di Bruxelles ha allestito un’intera ala sul tema della migrazione dei popoli nel Mediterraneo, raccontata attraverso le sue tele e soprattutto i suoi “assemblage” polimaterici, realizzati a partire dai legni e pezzi di metallo dei barconi con cui i migranti sono approdati, o hanno tentato di approdare, sulle coste siciliane.

Gli studenti hanno seguito con grande attenzione e partecipazione ed hanno posto molte domande soprattutto di tipo artistico. Ad affascinarli sono stati la tecnica dell’assemblaggio e lo stesso processo creativo che rianima, con una nuova vita e un nuovo significato, materiali destinati allo smaltimento. L’artista Elia ha risposto ai quesiti sostenendo che quei “rifiuti speciali”, provenienti dai relitti dei barconi, lo hanno chiamato con la forza delle speranze, delle sofferenze e dei sentimenti delle persone che hanno trasportato o che vi hanno trovato la morte. Questi materiali sono per l’artista “reliquie da rispettare”, “pezzi di carne viva” ai quali ha infuso nuova vita grazie alla “contaminazione”, parola molto amata dall’autore, ossia l’empatia, l’umanità che inducono ad aprirsi al prossimo, alle altre culture per donare e ricevere. Perché prima di tutto bisogna conoscere, per poi scegliere, appunto, possibilmente di stare dalla parte dell’umanità.

L’incontro – si potrà obiettare – non ha nulla di eccezionale. Sembra, ma non è così, perché Rovereto è al Nord e i docenti intervenuti sono del profondo sud; perchè le tematiche sono diverse: i migranti sbarcano nelle coste siciliane; loro, al Nord, forse neanche sanno chi sono questi migranti e quali sofferenze li spingono a scappare dalle loro terre e a rischiare la vita nel mare ondoso della Sicilia, pur di avere anche solo l’ombra di un futuro. Ma i ragazzi hanno compreso, hanno capito che dialogo è una parola greca che significa: la parola (logos) passa da una persona ad un’altra (dià) per essere recepita, perché sottintende la volontà di arrivare almeno a una base comune.

Ecco allora il significato di questa vicenda. Il dialogo avvicina i popoli, perché siamo tutti figli dello spesso padre, respiriamo la stessa aria, soffriamo degli stessi sentimenti. Questi incontri servono a rafforzare anche l’unità del nostro paese. La diffidenza verso l’altro, il diverso, cade, si frantuma se riesci a capire che i drammi ormai sono universali e si affrontano non con l’odio e la guerra ma attraverso la diplomazia e soprattutto il dialogo.

Se l’esempio del Depero, cui va il nostro plauso incondizionato (ai ragazzi, alla dirigente, ai docenti) venisse seguito da tutte le altre scuole d’Italia, avremmo sicuramente una Italia migliore e più solidale.[/vc_column_text][vc_text_separator title=”Mario Blancato”][/vc_column][/vc_row]

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