Lo spazio-tempo in Einstein e Kant

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[vc_row][vc_column][vc_text_separator title=”Convivio, a cura di Mario Blancato”][vc_column_text]“E da allora in poi, lo spazio in sé e il tempo stesso svanirono, diventando misera ombra di ciò che erano, e solo una sorta di fusione dei due cominciò a esistere”.

E’ il celebre necrologio dello spazio-tempo come entità separate, brillantemente chiosato dal matematico Hermann Minkowsky, molto significativo per introdurre l’argomento di questa pubblicazione.

I concetti di spazio e tempo sono i fondamenti di qualsiasi teoria fisica della conoscenza; se si vuol dare una rappresentazione del mondo, non si possono non collocare gli oggetti nello spazio e nel tempo.

Entrambi i protagonisti di questo articolo partono da un comune approccio fenomenista per l’analisi di queste due entità, arrivando entrambi a delle conclusioni straordinariamente rivoluzionarie del concetto stesso di spazio-tempo, seppur differenti nella specificità delle loro teorie e argomentazioni.

Altro elemento interessante, comune al filosofo Kant e al fisico Einstein, è la capacità di pervenire a teorie che hanno avuto conferme sperimentali attraverso mezzi semplici e approcci puramente concettuali e speculativi.

Per Einstein l’oggetto della conoscenza non è mai direttamente conosciuto dall’osservazione o dalla sperimentazione, bensì dalla costruzione teoretica speculativamente proposta o postulazione assiomatica comprovata solo indirettamente e sperimentalmente, attraverso le conoscenze che se ne sono dedotte.

Kant, a sua volta, introduce una rivoluzione copernicana nel pensiero filosofico di tutti i tempi, insegnando al mondo contemporaneo che il fondamento dell’universalità e della necessità delle nostre conoscenze ha sede nella ragione, non come facoltà di pensiero guidata dall’esperienza, ma come riferimento che prescrive norme e condizioni per valutare i dati dell’esperienza stessa – giudizio sintetico a priori.

Circa un secolo e mezzo dopo, anche Einstein introduce una rivoluzione copernicana nell’aspetto ontologico della fisica classica, dimostrando che il tempo e lo spazio non sono entità immutabili e indipendenti l’una dall’altra; la vera grandezza assoluta è lo spazio-tempo cioè l’unione dello spazio con il tempo, che comprende la totalità di tutti gli eventi.

Kant, come Einstein, confuta concetti assoluti e al paradigma ontologico del concetto di verità sostituisce un modello gnoseologico, basato cioè sulla descrizione certa delle relazioni spazio-temporali e concettuali che noi inseriamo nel mondo per poterlo abitare e conoscere.

Egli pone il soggetto al centro del suo progetto; è il soggetto che nel processo conoscitivo modella la realtà sulle forme a priori, attraverso cui la percepiamo e la concettualizziamo (spazio e tempo).

Le forme dell’intuizione che si applicano ai contenuti sono spazio e tempo, le intuizioni pure dell’intelletto, ovvero gli elementi a priori che ci permettono di organizzare secondo una linea spaziale e temporale i dati esperienziali.

La prima forma di riordino della realtà è l’inquadramento nello spazio e nel tempo che sono forme a priori trascendentali, cioè a priori dalla realtà sensibile (diversamente da empirico).

Parlando di spazio, qualunque essere umano dirà che la scrivania sta sopra il pavimento; lo spazio è una relazione spaziale introdotta dal soggetto: l’alto, il basso, sopra, sotto, destra e sinistra sono introdotti dal soggetto umano.

La collocazione spaziale è universale, è uguale per tutti gli esseri umani; lo spazio dunque non esiste empiricamente, non sta di fronte al soggetto osservante; è l’uomo soggetto osservante che introduce le relazioni spaziali.

Lo spazio è pertanto la forma a priori trascendentale delle esperienze esterne.

Allo spazio succede il tempo che è la forma a priori trascendentale delle esperienze interne; è più comprensivo dello spazio perché lo spazio riordina i fenomeni esteriori, mentre il tempo riordina i fenomeni interiori e anche quelli esteriori quindi in quanto interiorizzati: il tempo è estensivo dello spazio.

Il fatto che la spazio-temporalità non possa sottrarsi alle cose è il segno che essa risiede nel soggetto e non nella cosa in sé.

Kant demolisce dunque i cardini della metafisica poiché la conoscenza produttrice di verità non ha mai a che fare con cose in sé, ma soltanto con le relazioni spazio-temporali e concettuali istituite da noi, che danno una forma agli oggetti incontrati.

Prima di Kant il soggetto (la rappresentazione) e l’oggetto (il mondo delle cose) coincidevano; con Kant si rompe questa sovrapposizione. La rappresentazione, ovvero il quadro coerente della conoscenza, comincia a essere assediato da un inquietante “fuori”, da un’esteriorità che non si lascia più docilmente ridurre a schemi e forme del nostro bisogno di conoscenza. Per Kant, in definitiva, c’è qualcosa di inconoscibile nel mondo: il noumeno.

E torniamo all’altra rivoluzione dello spazio-tempo di Einstein che, in sintesi, si può riassumere nei seguenti punti principali:

· viene demolito il principio di simultaneità degli eventi;

· si assiste alla caduta del tempo assoluto e della sua universalità;

· spazio e tempo sono soggettivi (vedi Kant) e malleabili;

· ciò che è invariante è lo spazio-tempo e la velocità della luce.

La relatività della simultaneità è un concetto di formidabile potere innovativo, capace di innescare una profonda rivoluzione non solo nella fisica ma anche nella filosofia. Quale idea di tempo può,

per esempio, essere compatibile con l’affermazione che quello che per un osservatore è già avvenuto e fa parte del passato, per un altro è ancora nel futuro? E’ come dire che la differenza tra presente, passato e futuro ha solo il significato di un’illusione!

Nella riformulazione di spazio e tempo relativi, Einstein è costruttore di un mondo in cui nulla è assoluto e, ancora di più, lo spazio e il tempo che, considerati singolarmente, vanno ritenuti mere apparenze: solo una sorta di unione dei due concetti mantiene il carattere di realtà.

Nella relatività generale, lo spazio e il tempo diventano ancora più flessibili, proprio in senso geometrico, perché Einstein ipotizzò che fossero curvi a causa della presenza dei corpi (stelle, pianeti) che ne modificano la geometria, così come delle sfere pesanti incurvano la superficie di un materasso di piume.

Dalla metafisica di Aristotele, che ha cercato di spiegare i fenomeni della natura per quasi due millenni, al metodo scientifico di Newton che ha fatto abbandonare il mondo comune dell’esperienza attraverso una descrizione matematica della natura, si passa dunque a Kant ed Einstein con i quali l’abisso tra uomo osservatore e il mondo della descrizione scientifica e della conoscenza si fa sempre più profondo.

Entrambi hanno in comune il genio di avere rivoluzionato il mondo della conoscenza con la sola forza del pensiero, confutando certezze e teorie assolute consolidate nei secoli, e di avere al tempo stesso elaborato delle teorie universali e di sintesi dello spazio-tempo tutt’ora di grande validità e confermate sperimentalmente.

Kant ha risolto la secolare antinomia razionalismo-empirismo con il giudizio sintetico a priori; Einstein ha risolto la complessità dell’universo e ha riconciliato le contraddizioni tra fisica classica ed elettromagnetismo nella sintesi della curvatura dello spazio-tempo.

Mettere insieme questi due mirabili poeti della scienza-conoscenza, in queste poche pagine di riflessione, mi sembra un doveroso tributo di memoria a dei giganti del pensiero della nostra gloriosa cultura occidentale.[/vc_column_text][vc_text_separator title=”Giancarlo Bellina”][/vc_column][/vc_row]

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