Gianpaolo Miceli: Le api e gli applausi del re

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Perché nel titolo sono richiamate le api?

Gianpaolo, che è sortinese, ha un vero culto delle api. Lo spiega lui stesso per definire il mondo variegato, forse anarchico, che ha conosciuto e che lo attratto proprio per questa similitudine

“Le api hanno una caratteristica essenziale, una operosità assoluta ed incondizionata, un modello di vita che del lavoro il fulcro della propria esistenza. Caratteristiche che si legano profondamente con un altro aspetto fondamentale, il loro operato è determinante per l’ambiente che le circonda, la loro presenza prolifica la vita, garantisce futuro, la loro assenza mette a rischio la sopravvivenza di un intero ecosistema”.

Racconta, con articolare entusiasmo, la sua conoscenza di un mondo diverso da quello che aveva studiato all’università: il mondo delle piccole e medie imprese, di tanti costruttori di progetti, ognuno dei quali persegue un suo disegno preciso, che incontra però tanti ostacoli e difficoltà di mercato, ma anche di logistica e di raccordo con il mondo della distribuzione. Piccoli imprenditori, con poche unità lavorative dipendenti, ognuno specialista di un settore definito. Era difficile – racconta, me ne resi subito conto – mettere insieme, ridurre ad unicum le richieste, le lamentele, i desiderata, spesso bislacchi o rocamboleschi per produrre un unico progetto, un unico disegno omogeneo e valido per tutti. Come le api della sua Sortino, in cui il piccolo insetto cresce, si sviluppa e fornisce il miele dorato cantato da Virgilio nelle Georgiche. Ognuno lavora per conto proprio, ma poi tutti, appunto come le api, creano un prodotto meraviglioso: lavoro, servizi essenziali per la comunità, ricchezza, benessere.

Gianpaolo passa poi a fare esempi concreti del suo lavoro alla CNA, quasi in rassegna: il caso della coppia di Noto: un tecnologo alimentare ed un surfista, accomunati dalla grande passione per la birra e dalla consapevolezza di non dovere abbandonare la propria terra per cercare lavoro al Nord-Italia o addirittura all’estero, come quasi centomila ragazzi all’anno fanno per scappare dalla Sicilia, da una regione che spreca gli aiuti comunitari e che non riesce ad accendere la fiammella dell’orgoglio della nostra storia, non avendo un progetto di sviluppo endogeno ed elemosinando solo aiuti di stato. Questi due ragazzi, all’insegna della caparbietà, hanno messo su un business plan concreto, preciso nelle analisi preventive, meticoloso nella descrizione dei dettagli. Invitalia, interpellata dalla CNA e convinta dalla robustezza dell’impostazione del piano, ha sovvenzionato l’iniziativa e superando altri mille ostacoli burocratici oggi abbiamo la birra vardy (chiamata così perché la squadra del Leicester, tra cui la mitica punta Vardy di mr. Ranieri aveva vinto nella premier league inglese), che soprattutto nei giovani riscuote grande successo. Altra testimonianza di grande impatto è la storia della siracusana Si.Re, una delle imprese impegnate nelle produzioni di parti di automobili nazionali, la creazione dei sedili della Fiat Punto. Ma, quando la Fiat negli anni 2000 subì il tracollo delle proprie vendite di autovetture e si decise la fusione tra i grandi gruppi, sponsor lo stesso Marchionne a livello globale, finì anche la produzione dell’industria siracusana. Ma i 15 dipendenti fecero lo stesso percorso che altri nel pianeta in fase di sconvolgimento della liberalizzazione globale avevano fatto: riunirsi in cooperativa e differenziare la loro proposta produttiva. Così, tra entusiasmo e depressione, hanno investito nella creazione dei materassi Memory, oggi molto apprezzati e richiesti dal mercato. D’altronde qualche tempo prima, anche gli

operai della Birra Messina, avevano fatto la stessa scelta, si erano re-inventati ed avevano ottenuto le giuste gratificazioni.

Ci sono gli esempi, veramente istruttivi e creativi. Il Parco Avventura di Buccheri, per esempio. Che cos’è? Il loro piano aveva qualcosa di visionario ed è diventato, invece, l’attrattiva principale di tutti i bambini. I miei nipoti, quando vengono da Roma a trovarmi la prima cosa che fanno è andare, magari lo stesso giorno, al Parco Avventura. Pippo e Ciccio (i proprietari) scrivevano nel loro piano. “Chiedere in concessione alla Regione Sicilia una parte del bosco bellissimo di Buccheri, 12 ettari di bosco, dove trovare percorsi tra gli alberi per divertirsi sospesi in aria in tutta sicurezza, aree attrezzate per grigliate e picnic, sentieri per passeggiate ed escursioni a contatto con una natura tutta da scoprire ed un chiosco ristoro dove degustare prodotti tipici e carni locali a km.0”. Sfruttamento intelligente del territorio.

C’è poi l’esempio della trasmissione generazionale di impianti o attività di prestigio. È il caso della pasticceria di Palazzolo, Corsino, pasticceria di lusso dal 1868. Fino ad oggi intere generazioni hanno avuto la capacità di mantenere alta ed immutata la qualità e di apportare le necessarie innovazioni per essere al passo con i tempi. Come anche la cannoloterapia dei fratelli Neri, di Franco in particolare per il suo estro e la sua immarcescibile sicilianità, la cui pasticceria e la cui fattura del cannolo siciliano hanno superato i confini da anni, perché anche a Tokyo oggi si può prendere il cannolo di Franco. Insuperabile è in questo senso la mandorla al moscato di Siracusa. Una sintesi di prodotti unici, come la mandorla di Avola, il limone IGP di Siracusa, il moscato DOC di Siracusa ed il miele degli Iblei. Un concentrato di sapori, difficilmente raggiungibile in altri posti.

E tanti altri esempi, stimolati e supportati dalla CNA, in tutti e tanti passaggi burocratici, questo Leviathano gigantesco, senza il quale nulla è possibile in questa terra martoriata. Come quello di Diandra, noto personaggio sortinese, che eredita una genuina e preziosa razza bovina dal padre, e che lei cura amorevolmente, avendo ormai dedicato la sua intera vita a questa nobile missione. Il ritorno alla terra, non solo come forma di sostentamento, ma come scelta di vita, accanto alla natura, come un ritorno alle sue primordiali capacità. Scelte generose, ma sofferte, perché purtroppo, nel nostro Sud depresso, trovi ancora persone, che pensano a diventare colletti bianchi, alla forma assistenziali dello stato, al reddito di cittadinanza. Ci sono persone che aspettano il posto, non il lavoro. Ma ormai sono migliaia i giovani, che sfidano senza paura la macchina mostruosa della Regione, che è distante dalla vita reale dei cittadini, ai quali ha destinato solo il favore, scambiabile con il voto elettorale, e mai indicato una vera alternativa di sviluppo. Solo ora con il compito straordinario delle organizzazioni sindacali, e di categoria, come la CNA, finalmente si muove un’imprenditoria più audace, le cooperative si moltiplicano, si intraprendono strade nuove. È ancora un processo in itinere: gli imprenditori ci sono, le idee anche, i mercati sono pronti a recepire le novità: manca una Regione al passo con i tempi, che creda effettivamente al libero mercato e alla competizione virtuosa dei prodotti.

Gianpaolo, come tutti i giovani idealisti, certamente partecipa al dolore e alla fatica di chi deve inventarsi un lavoro, compartecipa al salto in lungo delle varie maestranze che con ansia non sanno intravedere una fiammella in mezzo al tunnel. Si immedesima nelle lungaggini, nello spaesamento che coglie tanti giovani, che si impegnano in lavori, che la comunità non sa creare. L’esempio, della cooperativa PassWork di Sebino Scaglione ne è la testimonianza attiva: cooperativa che ha salvato migliaia di giovani, derelitti, fuori di testa, drogati, migranti minori, cha arrivano senza sapere una

parola di italiano, con occhioni che si dilatano pensando ai loro genitori. Un lavoro di recupero, che dovrebbe essere il vanto della Provincia. Ma l’ignoranza e i pregiudizi razziali impediscono l’uso della ragione e della solidarietà. Per fortuna accanto ai tanti volontari sta crescendo una nuova leva di amministratori e di Sindaci, come il Sindaco di Canicattini Bagni (Paolo Amenta, oggi Marilena Miceli) o il sindaco di Lentini (Saverio Bosco) o il sindaco di Ferla Michelangelo Giansiracusa), o il sindaco di Floridia (Marco Carianni), che comprendono bene il valore dell’accoglienza e della solidarietà. E che collegano la nostra isola alla migliore tradizione antropologica della cultura greca e soprattutto cristiana, di quel cristianesimo primitivo, che qui attecchì per la predicazione e l’esempio di Paolo di Tarso.

Ma il libro di Gianpaolo non è solo la narrazione dei successi di imprenditori privati, non è l’arida elencazione di quelli che “ce l’hanno fatto!”, non è l’orgoglio personale di avere risolto un’infinità di casi in tanti anni di attività. Nel libro, c’è anche amarezza per la incomunicabilità di un settore, che pure frastagliato e fortemente individualizzato, riesce a dar vita e lavoro a migliaia di persone, che tuttavia stentano ad avere una vita associativa, anche per la sottovalutazione da parte della comunità che li accoglie. Sottovalutazione oggettiva per certi aspetti, per la diversa tipologia di attività e di reddito, che comporta una sordità assoluta e quindi l’assenza ingiustificata di una Regione, che pensa ai grandi numeri e tralascia il supporto necessario al rilancio della piccola e media impresa. Ecco, gli applausi del Re. Tutti i notabili a dire solennemente che le piccole e medie imprese sono l’ossatura e l’orgoglio d’Italia, ma poi nei fatti, battono le mani per le api che lavorano, ma poi……….resta solo il battito delle mani! L’insufficienza culturale di gran parte della nostra deputazione a capire il dramma, oltre che la fatica, per mantenere uno stato dignitoso, anche nel preservare un patrimonio di esperienze e di eccellenza nella qualità prodotta, è una macchia difficilmente spiegabile.

Ecco: una riconsiderazione della Regione Sicilia, con la concessione più larga e meno spigolosa del credito, una semplificazione più umana del mostruoso apparato burocratico, una rivalutazione del patrimonio materiale, che produce ricchezza ed impegno sarebbero la linfa vitale per un settore che è strategico per la ripresa del nostro Sud. Soprattutto con una revisione globale, cioè partire da zero per una vera formazione professionale, che insegni i lavori nuovi, quelli del XXI secolo.

Un plauso sincero a Gianpaolo perché ha centrato i veri temi di un’intera categoria, che ha bisogno di supporto, di una legislazione amica, e non di elogi o di parole che si perdono nel vento o nello scirocco appiccicoso del Sud.[/vc_column_text][vc_text_separator title=”Mario Blancato”][/vc_column][/vc_row]

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