Scatole, libri e vite

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[vc_row][vc_column][vc_text_separator title=”Convivio, rubrica a cura di Mario Blancato”][vc_column_text]Da un rapido calcolo in questi quasi cinquantadue anni di vita ho cambiato dimora in media una volta ogni due anni. Venticinque traslochi che a breve diventeranno già ventisei.
Scatole su scatole fatte e disfatte tante volte con crescente professionalità e dimestichezza, oggetti,vestiti e ricordi chiusi tra le pareti di un edificio e riaperti tra quelle di un altro, spesso di un’altra città in un altro paese, a volte in un altro continente. Ricordi, vestiti e oggetti che prendevano forme nuove, nuovi aromi in questo loro nuovo contesto,quasi che il traslocare servisse loro a rinnovarsi o a rinnovare in me il mio attaccamento a loro.
Tra quelle scatole un forte peso, metaforico e reale, hanno sempre avuto i miei libri.
Libri di studio soprattutto prima, saggi e romanzi e racconti soprattutto, poi. Anno dopo anno, trasloco dopo trasloco i libri aumentavano di numero e di lingue: solo italiani all’inizio affiancati inseguito da francesi, inglesi, giapponesi, spagnoli, catalani…in una macedonia culturale degna delle Nazioni Unite, emula di una biblioteca di Babele.
Degli anni di Venezia ed il pendolarismo sentimentale a Parigi per riabbracciare un adolescenziale amore incontrato su un volo da New York, restano Zola, Voltaire, Camus… mentre per studio mi concentravo sulla letteratura giapponese.

Nel Giappone inizio anni ‘90 incontro invece, indimenticabile, “Le petit prince”, letto e riletto mille volte e in mille lingue, affascinata dall’ironia sottile e la dolce poesia narrativa, illusa dalla speranza di poter anch’io un giorno diventare la volpe, la rosa…e invece sono ancora oggi solo il lampionaio!
Con gli anni e la distanza l’interesse letterario centrato sul Giappone si rivolse gradatamente alla Sicilia da me scoperta a Londra, lontana dalla mia terra da oltre un lustro allora, tra le righe di Sciascia e gli altri grandi miei conterranei, anche se Pirandello è stato un grande amore da sempre.
Alle scatole in viaggio da Londra verso Barcellona si unì per la prima volta anche la letteratura spagnola contemporanea, primo tra tutti “El Jinete Polaco”, quando di castellano solo masticavo poche parole, prima che quella diventasse per me una seconda lingua materna.
Ai saggi e romanzi multilingue si sono poi aggiunti – insieme ai figli – fiabe, libri musicali, libri da colorare, fumetti, manga.
Nel 2016 all’ennesimo trasloco, questa volta transcontinentale, mio malgrado dovetti separarmi da alcuni di loro, molti libri infantili, alcune riviste da collezione; distribuirli tra amici, donarli alla biblioteca pubblica, svenderli ad una libreria dell’usato…Chissà se manco a loro quanto loro a me, chissà chi li sfoglia ora, a fianco di quali nuovi amici passano i loro giorni lontani da me!
Ogni trasloco è stata, è vero, un’occasione per liberarmi di libri legati a momenti poco gradevoli o a persone che preferivo dimenticare. Peccato, penso oggi, perché il tempo tutto cura, tutto sfuma ed anche loro sarebbero, oggi, un prezioso tassello del puzzle della mia vita.
Negli anni, in giro per il mondo, pochi, pochissimi sono stati i fedelissimi: un booklet illustrato dei capolavori di Frank LLoyd Write; una mini guida sull’architettura di Tokyo, obsoleta pochi giorni dopo la sua stampa per una città più trasformista di David Bowie; la Crisotemi di Ritsos, le poesie di Montale a ricordarmi sempre ciò che non siamo, ciò che non vogliamo…
Dappertutto mi hanno seguita i libri di letteratura latina e greca del liceo, di fatto mai più riaperti ma che hanno svolto egregiamente il loro ruolo di àncora alla mia mediterraneità, una specie di coperta di Linus che mi teneva stretta alle mie radici, alla cultura e storia alla quale appartengo, nonostante la vita mi abbia trascinata ad amare il Sol Levante.
Adesso di ritorno dopo tre decadi in questa mia Sicilia, nella mia casa materna ho ritrovato compagni letti quando avevo l’età dei miei figli, alcuni italiani, molti stranieri letti in traduzione quando non sapevo ancora leggerli in versione originale.
Ai libri dell’adolescenza, in quest’anno di “rientranza” ho affiancato autori locali, fonte di riradicamento, anfitrioni del ritorno in questa mia dimenticata patria: una storia della Sicilia, saggi di mafia, concorsi di progettazione urbana. Perché partire equivale un po’ a morire, ma rientrare è risvegliarsi in un mondo noto privo di passato prossimo.
Ora sono tutti qui, in fila tra gli scaffali di un’altra libreria, in un’altra casa, la venticinquesima. Di molti ricordo a stento il contenuto, di molti a stento il titolo o l’autore; spesso solo dove li ho letti o dove li ho comprati o chi me li ha donati. E mi consolo di questa mia amnesia pensando che è più importante averli letti, ciò che sono oggi grazie a loro, che ricordare cosa mi hanno raccontato.
E penso anche che da quelle scatole ancora sparse in giro per il mondo e da questi scaffali di una nuova libreria si potrebbe ricostruire ciò che sono e sono stata, ciò che ho conosciuto, ciò che nel corso degli anni mi ha interessato. Dal Feng Shui alla meditazione, dalla permacultura alla nutrizione, dalla psicoanalisi alla politica: un libro per ogni occasione, un libro per ogni stagione, foglie cartacee nell’albero di una vita.[/vc_column_text][vc_text_separator title=”Renata Piazza”][/vc_column][/vc_row]

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