Il segretario Antonio Recano critica l’incontro tra Eni e l’indotto: “Nascosta la crisi del petrolchimico”. Il timore del precedente di Gela: “Lì i metalmeccanici sono crollati da 1600 a 350”
“Un’altra occasione perduta in un’autocelebrazione che ha voluto rappresentare un mondo surreale e mistificatorio”. È durissimo l’attacco della Fiom di Siracusa all’incontro organizzato da Eni Versalis con le aziende appaltatrici presso Confindustria. Il sindacato dei metalmeccanici, guidato dal segretario Antonio Recano, denuncia una “bolla di filtraggio” creata dall’azienda per nascondere il dissenso e chiudere la porta al dialogo sociale.
Fiom: “Sistema delle imprese pronto a baciare la mano al padrone”
Secondo la Fiom, l’incontro ha mascherato la realtà di una crisi profonda. “Quello che viene nascosto,” si legge nella nota, “è che a Priolo le scelte di ENI hanno messo in discussione un sistema complesso e interconnesso dove si rischia un disastroso effetto domino che coinvolge l’intera area industriale”.
Il sindacato critica aspramente il sistema delle imprese, definito “pronto a baciare la mano del padrone per compiacerlo”, accusandolo di aver nascosto i risvolti di una crisi che si manifesta con la diminuzione delle manutenzioni, gli impianti fermi di ISAB Goi, Sasol e Air Liquid, e una contrazione occupazionale che apre una pericolosa questione sociale.
“Una ristrutturazione,” prosegue Recano, “che sta modificando l’assetto economico e sociale di tutto il territorio nell’indifferenza del Governo nazionale e regionale, subendo l’arroganza di Eni e l’indifferenza di una politica che si autoassolve”.
Il precedente di Gela e la mancanza di dialogo sociale
Ai lavoratori, afferma la Fiom, non bastano le rassicurazioni di Eni. Il timore è che si possa replicare quanto accaduto a Gela, “dove l’investimento per la trasformazione in bioraffineria, nei 10 anni che ci sono voluti per completarlo, ha generato disagio sociale, cassa integrazione in deroga e licenziamenti”. I dati citati sono impietosi: nel settore metalmeccanico si è passati da circa 1500-1600 addetti nel 2014 a soli 320-350 oggi.
“Quello che è mancato fino a questo momento,” conclude il segretario della Fiom, “è la volontà di promuovere il dialogo sociale per affrontare correttamente il processo di transizione. Il coinvolgimento dei rappresentanti dei lavoratori è fattore indispensabile per gestire il cambiamento. Senza il coinvolgimento dei lavoratori, resta unicamente il conflitto sociale“.